Cronache operaie

D’estate mi spellavo le mani in officina
lavori tristi, lavori da mezz’asta.
Le cose perlopiù lasciate d’altri
come pulire impossibili bugie.
L’odore della trancia, del tornio
l’acqua bianca.
D’estate lei aspettava che ritornassi a casa
di solito nell’angolo fresco, il più lontano
da tutta quella musica scappata delle strade.
Potevo mica prenderle il viso
o i suoi vestiti, dal nero che portavo alle mani;
ma era uguale
qui, sulle labbra, lei ci restava il giusto tempo.
Sapeva dei suoi libri, di camomilla
e miele.

Massimo Botturi

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7 commentiLascia un commento

  1. perfetta

  2. bella e intensa come piace a me
    Il Passero

  3. Davvero bella. Rosy

  4. Anche se le mani sono sporcata dal lavoro, anche quello considerato più umile, è il cuore che resta pulito e limpido. Lo si sente e percepisce dalle parole della chiusa, colme di grande dolcezza
    Bellissima Massimo
    Ciao, Pat

  5. grazie a voi, carissimi tutti

  6. Complimenti per come reso quel sentimento e la pena data da quel lavoro. Bellissima la chiusa. Piero

  7. Bellissima!
    Graziella


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