Grano novello

Veloci gli anni in fuga senza ritorno;
solenne la calma di questa bella mattina.
Mi voglio vestire con vesti primaverili
e visitare i declivi del monte a Levante.
Sul rivolo alpestre aleggia un fiocco di nebbia,
aleggia un momento ancora, poi si disperde.
Giunge un vento che soffia da mezzogiorno
e spazza i campi verdi di grano novello.

TAO CHIEN

Published in: on luglio 31, 2012 at 06:53  Comments (2)  

Questo infinito amore

ESTE INFINITO AMOR

Este infinito amor de um ano faz
que é maior do que o tempo e do que tudo
este amor que é real, e que, contudo
eu já não cria que existisse mais.

Este amor que surgiu inesperado
e que dentro do drama fez-se em paz
este amor que é o túmulo onde jaz
meu corpo para sempre sepultado.

Este amor meu é como um rio; um rio
noturno, interminável e tardio
a deslizar macio pelo ermo
e que em seu curso sideral me leva
iluminado de paixão na treva
para o espaço sem fim de um mar sem termo.

§

Questo infinito amore di un anno fa
che è più grande del tempo e di tutto
questo amore che è reale, e che, tuttavia
io non credevo esistesse più.

Questo amore che è sorto insospettato
e che nel dramma si è fatto in pace
questo amore che è il tumulo dove giace
il mio corpo per sempre sotterrato.

Questo amore mio è come un fiume; un fiume
notturno, interminabile e lento
che scivola morbido nell’eremo
e che nel suo corso siderale mi porta
illuminato di passione nell’oscurità
verso lo spazio senza fine di un mare senza termine.

MARCUS VINICIUS DE MORAES

Published in: on luglio 30, 2012 at 07:10  Comments (5)  

Baccha

Ah, chi mi afferra?
Un tirso io sono,
un tirso crinito di fronda,
squassato da una forza furibonda.
Mi scapiglio,
mi scalzo,
mi discingo.
Trascinami alla nube o nell’abisso!
Sii tu dio,
sii tu mostro,
eccomi pronta!
Centauro,
son la tua cavalla bionda.
Fammi pregna di te.
Schiumo,
nitrisco.
Tritone,
son la tua femmina azzurra:
salsa com’alga è la mia lingua;
entrambe le gambe squamma sonora mi serra.
Chi mi chiama?
La bùccina notturna?
Il nitrito del Tessalo?
Il tonante Pan?
Son nuda.
Ardo,
gelo.
Ah, chi m’afferra?

GABRIELE D’ANNUNZIO

Published in: on luglio 29, 2012 at 06:56  Comments (4)  

Mater Triumphans

Son of my woman’s body, you go, to the drum
and fife,
To taste the colour of love and the other side of
life-
From out of the dainty the rude,the strong from
out of the frail,
Eternally through the ages from the female
comes the male

The ten fingers and toes, and the shell-like nail
on each;
The eyes blind as gems and tongue attempting
speech;
Impotent hands in my bosom, and yet they shall
wield the sword!
Drugged with slumber and milk, you wait the
day of the Lord.
Infant bridegroom, uncrowned king, unanointed
priest,
Soldier, lover, explorer, I see you nuzzle the
breast.

You, that grope in my bosom shall load the
ladies with rings,
You, that came forth trough the doors, shall burst
the dooors of kings.

§

Figlio del mio corpo di donna, tu vai coi tamburi
e le trombe
a gustare il colore dell’amore e l’altro lato della
vita;
dal tenero rude, dal fragile forte,
di secolo in secolo, eternamente dalla femmina
viene il maschio

Le dieci dita delle mani e dei piedi e su ogni dito
le unghie come piccole conchiglie,
gli occhi ciechi come gemme e la lingua che
cerca di parlare;
e queste mani impotenti sul mio seno
impugneranno la spada,
drogato di sonni d’oro e latte attendi il giorno
del Signore.
Sposo bambino, re senza corona, sacerdote
senza unzione,
soldato, amante, esploratore, io ti vedo
strofinare il viso sul seno.

Tu che brancoli nel mio petto colmerai di anelli
le signore,
tu che sei uscito per queste porte, squarcerai le
porte dei re.

ROBERT LOUIS STEVENSON

Published in: on luglio 28, 2012 at 07:43  Comments (2)  

Tutti i giorni

Der Krieg wird nicht mehr erklärt,
sondern fortgesetzt. Das Unerhörte
ist alltäglich geworden. Der Held
bleibt den Kämpfen fern. Der Schwache
ist in die Feuerzonen gerückt.
Die Uniform des Tages ist die Geduld,
die Auszeichnung der armselige Stern
der Hoffnung über dem Herzen.

Er wird verliehen,
wenn nichts mehr geschieht,
wenn das Trommelfeuer verstummt,
wenn der Feind unsichtbar geworden ist
und der Schatten ewiger Rüstung
den Himmel bedeckt.

Er wird verliehen
für die Flucht von den Fahnen,
für die Tapferkeit vor dem Freund,
für den Verrat unwürdiger Geheimnisse
und die Nichtachtung
jeglichen Befehls.

§

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L’inaudito
è divenuto quotidiano. L’eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata al cuore.
Viene conferita quando non accade più nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è divenuto invisibile
e l’ombra di un eterno riarmo
ricopre il cielo.
Viene conferita
per la diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all’amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l’inosservanza
di tutti gli ordini.

INGEBORG BACHMANN

Published in: on luglio 27, 2012 at 07:35  Comments (1)  

Quelli

 

Quelli che non sentono questo Amore
trascinarli come un fiume,
quelli che non bevono l’alba
come una tazza di acqua sorgiva
o non fanno provvista per il tramonto,
quelli che non vogliono cambiare
…lasciateli dormire.

JALĀL AL-DĪN RŪMĪ

Published in: on luglio 26, 2012 at 07:46  Comments (3)  

Un’arte

ONE ART

The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.

—Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing’s not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

§

L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Esercitati a perdere di più, senza paura:
luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.
Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura.

Ho perso l’orologio di mia madre. Era
mia ed è svanita – ops! – l’ultima di tre case amate.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Ho perso due vasti regni, due città amate,
due fiumi, un continente. Mi mancano,
ma non è mica un disastro averle perdute.

Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra
il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai:
l’arte di perdere non è una disciplina dura,
benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura.

ELIZABETH BISHOP

Published in: on luglio 25, 2012 at 07:34  Comments (1)  

La gente che mi piace

LA GENTE QUE ME GUSTA

Me gusta la gente que vibra,
que no hay que empujarla,
que no hay que decirle que haga las cosas,
sino que sabe lo que hay que hacer
y que lo hace en menos tiempo de lo esperado.

Me gusta la gente con capacidad
para medir las consecuencias de sus acciones,
la gente que no deja las soluciones al azar.

Me gusta la gente estricta
con su gente y consigo misma,
pero que no pierda de vista que somos humanos
y nos podemos equivocar.

Me gusta la gente que piensa
que el trabajo en equipo, entre amigos,
produce más que los caóticos esfuerzos individuales.

Me gusta la gente que sabe
la importancia de la alegría.

Me gusta la gente sincera y franca,
capaz de oponerse con argumentos serenos y razonables.

Me gusta la gente de criterio,
la que no se avergüenza de reconocer
que no sabe algo o que se equivocó.

Me gusta la gente que al aceptar sus errores,
se esfuerza genuinamente por no volver a cometerlos.

Me gusta la gente capaz de criticarme
constructivamente y de frente;
a éstos los llamo mis amigos.

Me gusta la gente fiel y persistente,
que no fallece cuando se trata
de alcanzar objetivos e ideas.

Me gusta la gente que trabaja por resultados.
Con gente como esa, me comprometo a lo que sea,
ya que con haber tenido esa gente a mi lado
me doy por bien retribuido.

§

Mi piace la gente che vibra,
che non devi continuamente sollecitare
e alla quale non c’è bisogno di dire cosa fare
perché sa quello che bisogna fare
e lo fa in meno tempo di quanto sperato.

Mi piace la gente che sa misurare
le conseguenze delle proprie azioni,
la gente che non lascia le soluzioni al caso.

Mi piace la gente giusta e rigorosa,
sia con gli altri che con se stessa,
purché non perda di vista che siamo umani
e che possiamo sbagliare.

Mi piace la gente che pensa
che il lavoro in equipe, fra amici,
è più produttivo dei caotici sforzi individuali.

Mi piace la gente che conosce
l’importanza dell’allegria.

Mi piace la gente sincera e franca,
capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli

Mi piace la gente di buon senso,
quella che non manda giù tutto,
quella che non si vergogna di riconoscere
che non sa qualcosa o si è sbagliata

Mi piace la gente che, nell’accettare i suoi errori,
si sforza genuinamente di non ripeterli.

Mi piace la gente capace di criticarmi
costruttivamente e a viso aperto:
questi li chiamo “i miei amici”.

Mi piace la gente fedele e caparbia,
che non si scoraggia quando si tratta
di perseguire traguardi e idee.

Mi piace la gente che lavora per dei risultati.
Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa,
giacché per il solo fatto di averla al mio fianco
mi considero ben ricompensato.

MARIO BENEDETTI

Published in: on luglio 24, 2012 at 07:29  Comments (2)  

La bambina di Pompei

Poiché l’angoscia di ciascuno è la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre
Quasi volessi ripenetrare in lei
Quando al meriggio il cielo si è fatto nero.
Invano, perché l’aria volta in veleno
È filtrata a cercarti per le finestre serrate
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
Lieta già del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Così tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza
Di quanto importi agli dei l’orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
Della fanciulla d’Olanda murata fra quattro mura
Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
La sua cenere muta è stata dispersa dal vento,
La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
Vittima sacrificata sull’altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
Tristi custodi segreti del tuono definitivo,
Ci bastano d’assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

PRIMO LEVI

Published in: on luglio 23, 2012 at 07:09  Comments (8)  

La canzone del carceriere

CHANSON DU GEÔLIER

Où vas-tu beau geôlier
Avec cette clé tachée de sang
Je vais délivrer celle que j’aime
S’il en est encore temps
Et que j’ai enfermée
Tendrement cruellement
Au plus secret de mon désir
Au plus profond de mon tourment
Dans les mensonges de l’avenir
Dans les bêtises des serments
Je veux la délivrer
Je veux qu’elle soit libre
Et même de m’oublier
Et même de s’en aller
Et même de revenir
Et encore de m’aimer
Ou d’en aimer un autre
Si un autre lui plaît
Et si je reste seul
Et elle en allée
Je garderai seulement
Je garderai toujours
Dans mes deux mains en creux
Jusqu’à la fin de mes jours
La douceur de ses seins modelés par l’amour

§

Dove vai bel carceriere
con quella chiave macchiata di sangue
vado a liberare la mia amata
se sono ancora in tempo
l’avevo chiusa dentro
teneramente crudelmente
nella cella del mio desiderio
nel più profondo del mio tormento
nelle menzogne dell’avvenire
nelle sciocchezze del giuramento
voglio liberarla voglio che sia libera
e anche di dimenticarmi
e anche di lasciarmi
e anche di tornare
e di amarmi ancora
o di amare un altro
se un giorno le va a genio
e se resto solo
e lei sarà andata via
io serberò soltanto
serberò tuttavia
nel cavo delle mani
fino alle ultime mie ore
la dolcezza dei suoi seni plasmati dall’amore.

JACQUES PRÉVERT

Published in: on luglio 22, 2012 at 07:08  Comments (1)