Vorrei esistere

ma sto precipitando
aggrappato ai tuoi pensieri che non conosco
lapilli che bruciano carne
lame che tagliano le mie mani
in cerca di un tesoro incustodito
eppure mai violato

Vedo tue parole inseguirsi
le une attaccate alle altre
Scivolano
posso solo immaginare
su pagine di acqua gelida e scura
dove io non riesco a nuotare

Provo ma non so fermare
quest’idea che m’assale
e violenta il mio corpo indifeso
come campo di grano seminato
ingiallito bruciato e poi spaccato
dal suo amico aratro, compiaciuto

Vorrei esistere anche e solo
in un filo dei tuoi pensieri
senza rubarti tempo
senza rubarti niente
come il nostro ieri
quando mi hai donato altra vita
dove l’anima tua non mentiva

Gavino Puggioni

Published in: on luglio 6, 2012 at 07:47  Comments (5)  
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Un’intera poesia

Vivere a metà.
So di che si tratta.
E’ come fare l’amore con il cuore che dorme.
Respirare con un polmone che si rifiuta di aprirsi.
Solo scrivendo mi sento un’intera poesia.

Simone Magli

Published in: on luglio 6, 2012 at 07:41  Comments (5)  
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Fase REM

I sogni che sembran reali
nistagmi che inseguon visioni
affrettano il cuore gravato
da un vivere senza traguardi.

Fermar quei momenti è speranza
restando sospesi nel tempo
temendo il ritorno al reale
che angosce e tensioni riserva.

Così nelle notti silenti,
ricordi che sono macigni,
si sciolgono in sogni suadenti,
divengono dolci illusioni.

E’ quello lo spazio concreto
così come là vive il tempo.
Dell’uomo sostanza son sogni
astratto il reale diventa.

Piero Colonna Romano

Firenze (Canzone triste)

Firenze lo sai non è servita a cambiarla
La cosa che ha amato di più è stata l’aria
Lei ha disegnato ha riempito cartelle di sogni
Ma gli occhi di marmo del colosso toscano guardano troppo lontano

Caro il mio Barbarossa, studente in filosofia
Con il tuo italiano insicuro certe cose le sapevi dire
Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so
Una donna da amare in due in comune fra te e me
Ma di tempo c’è ne, in questa città
Fottuti di malinconia e di lei

Per questo canto una canzone triste triste triste
Triste triste triste, triste triste triste, triste come me
E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei
Ancora un po’ di lei
E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei
Ancora un po’ di lei

Ricordo i suoi occhi strano tipo di donna che era
Quando gettò i suoi disegni con rabbia giù da Ponte Vecchio
“Io sono nata da una conchiglia” diceva
“La mia casa è il mare e con un fiume no, non la posso cambiare”

Caro il mio Barbarossa, compagno di un avventura
Certo che se lei se n’è andata no, non è colpa mia
Oh lo so, lo so, lo so, la tua vita non cambierà
Ritornerai in Irlanda con la tua laurea in filosofia
Ma io che farò in questa città?
Fottuto di malinconia e di lei

Per questo canto una canzone triste triste triste
Triste triste triste, triste triste triste, triste come me
E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei
Ancora un po’ di lei

IVAN GRAZIANI

Matematica…virtuale…ma non troppo

§[(Sottoposta a sequestro in espressione algebrica,
numero in celle di svolgimenti obbligati,
incontro / scontro segni aritmetici
sottraenti, divisori, mai sommanti
o moltiplicatori i risultati miei.
Stanca inciampo, prendo sviste,
cado in fallo ed altero i passaggi,
i computi, dunque l’esito finale sacrosanto
per l’evasione da tonde, quadre, parentesi graffe)]§ =

Daniela Procida