Baccha

Ah, chi mi afferra?
Un tirso io sono,
un tirso crinito di fronda,
squassato da una forza furibonda.
Mi scapiglio,
mi scalzo,
mi discingo.
Trascinami alla nube o nell’abisso!
Sii tu dio,
sii tu mostro,
eccomi pronta!
Centauro,
son la tua cavalla bionda.
Fammi pregna di te.
Schiumo,
nitrisco.
Tritone,
son la tua femmina azzurra:
salsa com’alga è la mia lingua;
entrambe le gambe squamma sonora mi serra.
Chi mi chiama?
La bùccina notturna?
Il nitrito del Tessalo?
Il tonante Pan?
Son nuda.
Ardo,
gelo.
Ah, chi m’afferra?

GABRIELE D’ANNUNZIO

Published in: on luglio 29, 2012 at 06:56  Comments (4)  

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4 commentiLascia un commento

  1. Seppur ridondante è estremamente evocativa.tinti

  2. Frenesia d’amore che pare ispirata da fumo d’oppio. Da confrontare con La pioggia nel pineto. Ma in entrambi i casi quanto grande D’Annunzio! Piero

  3. L’ha ribloggato su daisuzoku.

  4. Sarebbe carino presentare anche una piccola analisi, magari per comprenderla meglio!


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