Voi sapete e io so e tu sai

YOU KNOW AND I KNOW AND THEE KNOW

that as the yellow shade rips
as the cat leaps wild-eyed
as the old bartender leans on the wood
as the hummingbird sleeps

you know and I know and thee know

as the tanks practice on false battlefields
as your tires work the freeway
as the midget drunk on cheap bourbon cries alone at night
as the bulls are carefully bred for the matadors
as the grass watches you
and the trees watch you
as the sea holds creatures vast and true

you know and I know and thee know

the sadness and the glory of two slippers under a bed
the ballet of your heart dancing with your blood
young girls of love who will someday hate their mirrors
overtime in hell
lunch with sick salad

you know and I know and thee know

the end as we know it now it seems such a lousy trick
after the lousy agony but

you know and I know and thee know

the joy that sometimes comes along out of nowhere
rising like a falcon moon across the impossibility

you know and I know and thee know

the cross-eyed craziness of total elation
we know we finally have not been cheated

you know and I know and thee know

as we look at our hands our feet our lives our way
the sleeping hummingbird
the murdered dead of armies
the sun that eats you as you face it

you know and I know and thee know

we will defeat death.

§

Voi sapete e io so e tu sai
che quando la tendina gialla si strappa
quando il gatto balza inferocito
quando il vecchio barista si appoggia al bancone
quando il colibrì dorme
voi sapete e io so e tu sai
quando i carri armati si esercitano su finti campi di battaglia
quando lasci correre le gomme in autostrada
quando il nano ubriaco di bourbon a buon mercato la notte
piange solo
quando i tori vengono allevati con cura per i matador
quando l’erba ti guarda e gli alberi ti guardano
quando il mare racchiude creature immense e vere
voi sapete e io so e tu sai
la tristezza e la gloria di due pantofole sotto un letto
la danza del tuo cuore che balla col tuo sangue
le fanciulle amorose che prima o poi odieranno gli specchi
fare gli straordinari all’inferno
pranzare con un’insalata andata a male
voi sapete e io so e tu sai
la fine per come la conosciamo adesso
sembra uno squallido imbroglio dopo una squallida agonia ma
voi sapete e io so e tu sai
la gioia che a volte spunta da non si sa dove
sorgendo come un falco che vaga nell’impossibilità
voi sapete e io so e tu sai
la strabica pazzia dell’euforia assoluta
sappiamo che alla fine non siamo stati truffati
voi sapete e io so e tu sai
quando guardiamo le nostre mani i nostri piedi le nostre vite
-la nostra strada
il colibrì addormentato
la morte assassinata dagli eserciti
il sole che ti mangia mentre lo guardi
voi sapete e io so e tu sai
sconfiggeremo la morte.

CHARLES BUKOWSKI

Published in: on agosto 31, 2012 at 07:41  Comments (5)  

Al di là di questa vita

Una cupola affrescata di stelle
calamita l’uomo perso
verso un cielo d’infiniti miraggi.
La pace è un regno bugiardo
ma oltre la vita, son convinto,
non esistono prigioni.

Simone Magli

Published in: on agosto 31, 2012 at 07:14  Comments (8)  

Strano mondo

Il Mondo siamo noi,
umani dai volti stravolti,
le voci afone per gli urli,
gli occhi spalancati
e la vista annebbiata
per una vita abbandonata
e tradita dalle tragedie quotidiane

Il Mondo siamo noi,
popoli in viaggio senza una meta,
valige piene di lacrime,
valige piene d’indifferenza
dove nascondiamo
opulenza
apparenza,
mai un briciolo di dignità,
mai un briciolo di rispetto verso l’altro,
il diverso,
i diversi di questo mondo misero
avulso da luci artificiali

Inno alle guerre
inno ai genocidi
inno alle armi
inno ai pochi o tanti padroni
che ci illuminano del loro buio

Il Mondo siamo noi
e nessuno se ne vergogna
basta un gratta e vinci
basta una presenza in tivvù
basta un presidente impenitente
ad armarci di vanagloria
mentre la storia non avrà scrittori
per rintuzzare la nostra memoria

Però siamo sempre noi
a popolare questo mondo,
a renderlo inverecondo,
mentre figli e nipoti aspettano
d’accarezzar la speranza
in un fiume di sporcizia umana
creata e ricreata solo da noi
cresciuti nell’abbondanza
…. di una miseria intellettuale
che non avrà mai, mi auguro,
copia uguale.

Ho parlato solo de Il Mondo
quello che amiamo
quello che odiamo
quello che siamo
quello che non vorremmo
quello che ci veste di mestizie
quello che ci sovrasta
quello che non dice mai
basta! alle ingiustizie,
ai proclami di vittoria
quando nel sacco c’è sconfitta,
soltanto boria

Dedico, però, confuso e debole,
un dolce e amaro sguardo alla Terra,
alla nostra Terra
quella che sta sotto i nostri piedi,
calpestata, avvilita,
offesa e vilipesa
da tutti noi che siamo il tutto
ma proprio il tutto
abbracciato al niente.

Gavino Puggioni

Published in: on agosto 31, 2012 at 07:10  Comments (9)  

Agauòs

Per quando non ci sarò più
fiore d’agave assiso tra le pietre
in pieno sfiorimento color ocra
e il bianco mio d’intorno una raggiera spenta
allora
sarò soltanto le parole dette
a un disattento viaggiatore
il nucleo d’un sentire
che riuscii così bene a camuffare
rimpicciolito tanto da
permettere di non doverlo amare
da tenerlo di scorta e suscitarlo
quando gli strani tiri della mente
richiedessero ascolto

e non la riempii mai quella distanza
– non potevo da sola –
del mio non detto della mia presenza
della mia poesia d’ogni mio sguardo

per allora vorrei
che ricordasse le penombre i suoni
di tutto quel tacere
e mi vedesse ancora

Cristina Bove

Published in: on agosto 31, 2012 at 07:05  Comments (4)  

Ritorno sempre qui

sul poggio
baciato
dal sole
nella vecchia casa
dagli occhi
di bosco.
Mi sorride
il falco nel cielo
gli amaranti
dalle creste
arrossate.
All’ombra del gelso
mi raccolgo
ascolto
petulanti cicale
tra gli olivi.
S’incurva
la spiga di salvia
a carezza d’ape
le zucche
dispiegano foglie
sulle pietre.
Mangiucchio more
sfioro fili d’erba
nel profumo
di basilico
e gelsomini.
Qui…
lontano
dalla città di cartapesta
dalla tastiera
inzuppata di solitudine
sono parte
del tutto.

Graziella Cappelli

Published in: on agosto 31, 2012 at 07:01  Comments (18)  

Buio

Lunghi giorni sosto nel vuoto del tempo
Sognando periodi migliori
Lego le mie forze ben strette, per
Non farle crollare nel deserto dell’attesa

E la mente s’imprigiona nel freddo corpo, che
Sosta all’eco continuo dell’apatia
Tutto tace all’urlo del silenzio
Scorre solo il tempo della mia esistenza
Portandosi via anche la speranza

Scorre irruento come la pioggia caduta nei canali
Come le nuvole spostate dal vento
Scorre come una cascata impetuosa, trascinandomi
Nella forza delle correnti

Schivando macigni, dirupi: straziandomi
e stanca avvilita mi areno nel vuoto
ripescandomi uggiosa tra le reti delle mie forze

Rosy Giglio

Published in: on agosto 30, 2012 at 07:42  Comments (6)  

La casa delle farfalle

Settembre andava per la valle
tirandosi dietro gli ori suoi,
lento come al giogo i buoi,
e noi abitavamo felici
la casa che tu dici
delle farfalle.

Le farfalle erano senza fine
leggiadre: candide, cinerine
gialle cerule verdine:
vestite di sete e mussoline,
così fragili, così fine.

Trepidavano in folle ai vetri,
sfioravano tende e pareti:
di semplici e cheti
giri di danza
empievano l’estatica stanza;
finchè sazie del moto perenne
si posavano: ed erano gemme.

Erano la più vaga cosa
del mondo: la gioia che non osa
traboccare nel canto,
l’aiuto del verso,
l’immagine della mia Musa,
la freschezza del nostro cuore,
l’elogio del nostro amore
sempre uguale e diverso
e ti piacevano tanto!

ANGIOLO SILVIO NOVARO

Published in: on agosto 30, 2012 at 07:35  Comments (5)  

Alcuni pistacchi con noci

BRUSTULÉN E NÛS

Al’inpruvîs
guardàndet al mustazén
acsé tante pén
ed melodî archèni
a sån parté
fra sensaziån strèni.

Sî sèt brustulén dåu trài nûs
aragaiè la våus…

Pò… l’aqua ch’la d-scurèva!

E chi tû urcén
cån la discriminadûra
ch’i fónn par mé…
un’aventûra!

§

All’improvviso
guardandoti nel viso
così fortemente intriso
di melodie arcane
partii
fra sensazioni strane.

Alcuni pistacchi due tre noci
arrochite le voci…

E l’acqua che di-scorreva

E quei tuoi orecchini
con la discriminatura
che furono per me…
un’avventura!

Sandro Sermenghi

Published in: on agosto 30, 2012 at 07:32  Comments (4)  

Fermarsi

Voglio cercare un posto dove riposare
e dare respiro ai miei pensieri stanchi
che a fatica cercano di starmi accanto.
Voglio un tempo per disfare la valigia
sempre più pesante dei miei tormenti,
renderla leggera per riprendere il passo
ora che la salita si fa più irta e dura.
Non ho più voglia di sentire il cuore
che invoca amore e per mano mi porti
verso quell’ansia di dare senza chiedere,
voglio un ritratto di dolore che al mio
somigli per capire quanto grande sia stato
quello che ho pagato ad ogni storia.
Voglio lasciare liberi questi i miei occhi
ormai senza luce che vagano nel vuoto
stanchi di posarsi in altri che chiedono.
Vorrei occhi che guardassero il mio silenzio
e scivolassero nei miei senza farmi più male.
Sono stanco di portare nel cuore il peso
di dolorosi amori che hanno rubato l’anima
lasciandola in strade buie e senza uscita.
Ogni volta l’ho riportata a me chiedendole
perdono e curando le sue ferite.
Lei ora mi segue stanca come il suo padrone,
sorride di tristezza al nostro passato.
Mi chiede quanto lunga ancora sia la via
che alla fine ci dividerà tra vita e morte.

Claudio Pompi

Published in: on agosto 30, 2012 at 07:27  Comments (4)  

Il tuo nome ha fatto sussultare il mio cuore

Come un lampo nella notte si illumina la mente
Il passato riaffiora come l’olio nel mare
Copre tutta la limpidezza dei miei pensieri
Solo il tuo nome rimbomba nelle mie riflessioni
Dolori antichi ferite ormai chiuse
Non è morto il desiderio in me di vederti
anche solo da lontano
La spirale genetica ci lega
come un filo invisibile nella spirale della vita
Tu con la tua ignoranza del non conoscere
io nella consapevolezza del silenzio.
Tragico dilemma di verità nascoste
di lontananze senza un perché
di gelosie inutili.
Io con il mio bagaglio di verità passate
Di storia antica, di dolore che ancora arde
come una brace coperta dalla cenere
Tu con il tuo passel incompiuto della giovinezza
Come una copia del quadro dipinto
sopra l’opera originale per nascondere
le brutture dell’esistenza la cattiveria della gelosia
i strappi fatti nella tela per togliere
ciò che la vita ha segnato indelebilmente con
con altre vite con altri amori.
Non so se mai potrai vedere lo splendore
della verità
poter godere dell’amore trasmesso
attraverso il dono della vita.
Questo è il mio sogno,
perché tutto non muoia tra le menzogne
di una vita rubata dai fumi dell’alcol
che evanescenti affiorano
tra le tante bugie e verità non dette
ingigantite dalla solitudine della mente
e del sapere

Gianna Faraon

Published in: on agosto 30, 2012 at 06:51  Comments (2)