Il mare

 
Il mare, col suo molle
E sonoro fiatare
Ha l’interminabile
E pacato sospiro
D’un azzurro gigante
Che con le sue infinite
Carezzevoli braccia
Accoglie le nostre vite
Rivolte allo spazio
Illimitato del Cielo

Danila Oppio

Published in: on settembre 10, 2012 at 07:40  Comments (4)  

Pianto universale

 
Piange l’Amore
negli occhi del fanciullo
negato e calpestato
dalla mano vile e atroce
di chi cerca assurdo eco
o stupido riflesso di se stesso
distorto e malato.
E nel momento in cui lo sguardo
appare spento
quasi smarrito a morte
scorgo un fremito di stella all’orizzonte
ed in quel moto impercettibile
si stende il velo del silenzio
quieto e compassionevole
ad avvolgere l’urlo strozzato
dell’Universo
indifeso ed umiliato.
Implora l’anima stupita
un volo quasi azzurro
di vera consolazione
a carezzar come tocco lieve
d’Angelo risorto
dalle ceneri del passato
quel pianto di dolore
ormai nel cuore incastonato.

Roberta Bagnoli

Published in: on settembre 10, 2012 at 07:34  Comments (7)  

Resurrezione

 
L’innocenza delle mani
Del figlio crocifisso
Al peccato del mondo
Mi delude,
 .
io non ho più lacrime
non ho rimorsi
la vita mi assolve
da ogni colpa,
da ogni odio.
 .
L’ispirazione del poeta
È diabolica o divina?

Maria Attanasio

Published in: on settembre 10, 2012 at 07:29  Comments (5)  

La rotta

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La notte sarà il mantello
che mi riparerà dal gelo di un addio
con la mia barca fenderò l’angoscia
che a ondate le viscere attanaglia e
solo un suono di campana avvertirà
della mia rotta pervicace
nelle  brume dell’inverno
.
Anna Maria Guerrieri
.
Published in: on settembre 10, 2012 at 07:23  Comments (2)  

Er terno

Ecco er fatto. Lo prese drent’al letto,
dove stava in campagna in un casino;
je sigillò la bocca còr cuscino,
e j’ammollò ‘na cortellata in petto.

Dunque, ferita all’undici; ce metto
uno, er giorno; quarantatré, assassino:
vado giù da Venanzio er botteghino
ar Popolo e ce butto un pavoletto.

A l’estrazione, sabeto passato,
ce viè’ l’ambo; ma invece de ferita
m’esce settantadue mortoammazzato.

Ma guarda tante vorte er Padreterno
come dà la fortuna ne la vita!
Si l’ammazzava ce pijavo er terno.

CESARE PASCARELLA

Published in: on settembre 10, 2012 at 07:17  Comments (3)