Segreti in (da) cucina

Dai sogni risvegliandoti de revers
prima ancora che io ti spazzi i pavimenti en vers
non dire che lucido vasi preziosi e suppellèttili
non dire a nessuno di quei dementi
che preparo le tue cene
altrimenti mi rideranno dietro
perchè sai io sono un uomo di una volta
riempio la mia casa di oggetti intelligenti
coi purè condisco in cucina le mie pene
preparo i piatti sopra al vetro
con insipidi pensieri da rivolta
e non dire a nessuno dei tuoi cavalier serventi
che scrivo poesie nella polvere sui mobili.

Enrico Tartagni

Published in: on settembre 17, 2012 at 07:44  Comments (8)  

Che io ami questo pezzo di terra

che abbia visto crescere una pianta
o un albero.
che abbia immaginato le tue mani
seminare con le mie.
che sia abbondante il raccolto
stracolmi i granai: non importa!
non avrà che un’immensa tristezza l’anima mia.

sanguinano la tua assenza i fiori della gioia.

Anileda Xeka

Published in: on settembre 17, 2012 at 07:44  Comments (6)  

Inno all’amore

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi l’amore,
sarei come un bronzo che risuona
o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi l’amore,
sarei nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze
e dessi il mio corpo per esser bruciato,
ma non avessi l’amore,
niente mi gioverebbe.
L’amore è paziente,
è benigno l’amore;
non è invidioso l’amore,
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine.

PAOLO DI TARSO      (dalla I^ Lettera ai Corinzi)

Published in: on settembre 17, 2012 at 07:12  Comments (6)  

L’amore che fu sussurro

 
Chiuse le palpebre iniziavano i sogni
Scene di vita sotto un vibrar di ciglia
dipanavano colori tenuti a scorta
per quell’arcobaleno che avrebbe dipinto
un futuro, re delle notti
in fiduciosa attesa di ambiti giorni.                                                        
Voli di aquiloni a gareggiar nel vento
e stelle che temporali mai avrebbero spento.
Ed ora che muto è anche l’eco
sognare è come un altro evento
a cui manca l’incipit di un sussurro.
Vuote le braccia di quell’amore
un dì magnifico ed ora…senza parole.

Elide Colombo

Published in: on settembre 17, 2012 at 07:00  Comments (3)  

Tamburi lontani

 
Primo giorno
che mi riascolto
nei tamburi lontani
tamburi lontani
che da qualche parte
battono nel mio cuore
il viaggio delle distanze
Chissà, chi era fiero di me,
chi lo ricorda?
Tu, padre, lo ricordavi?
Tu che m’avresti preso
per i capelli o un braccio
ed avresti trovato il modo
– conoscevi la vita –
per dire con niente
nel tuo modo serio ed allegro
Avresti acceso paziente
la tua amata sigaretta
e seduto sul bordo del letto
– consapevole dei nostri sospiri –
m’avresti guardato attento
nel profondo dell’anima,
che tu, vedevi,
dove son bravo a nascondermi.
Non sapevo che non si muore
in questo campo d’amore
perfino quando si sta morendo
finchè non l’hai detto
Sapevi che la vita si diverte
qualche volta a guardarci,
altre così,
a ridere di noi
Sapevi che ad ogni discesa
si ricade nel buio,
e poi risalire
nel richiamo,
nei tamburi lontani.
Riesci a sentirli?
Tutto ritorna a casa,
la casa che tu hai girato
quell’ultima volta
che sei riuscito a camminare
i bravi figli non ci somigliano,
noi lo sappiamo
Sarei andato, per conto mio
ma son qui per sentire
vicini
quei tamburi lontani
Perfino nell’immensità
quando qualcosa ci lascia
senza lasciarci soli

Antonio Blunda

Published in: on settembre 17, 2012 at 06:52  Comments (5)