Non tutti gli anni

vado in vacanza.
Ci son giorni in cui trovo il mare
nei campi di grano
dall’alto di Volterra,
altri in cui il vento
e l’ombra maremmana
mi riportano in montagna.
Il mio girovagare rende
il mio passo
un volo.
La mia mente un mappamondo
senza tropici
o paesi esotici.
Perché la mia vita
è una strada in collina
e il cipresso la mia destinazione.

Cristiana Calonaci

Published in: on settembre 20, 2012 at 07:49  Comments (11)  

Con gli occhi che avrò tra vent’anni

 
Se ti guardo con gli occhi
che avrò tra 20 anni mi piaci ancora
ed ancora ti seguo felice
senza sapere dov’è che vai
 .
ci sono strade che non portano
più in là del nostro cuore
ma va bene così
 .
se ti guardo con gli occhi
che avrò  tra 20 anni ancora rido
del tuo ridere e so che menti
sapendo di mentire
e se scelgo di crederti è per non perdere l’occasione
di  avere una risata di scorta
la chiave della tua porta
sempre chiusa mi attira
 .
ci sono strade che non portano
avanti ma indietro
e tu rischi di perdere qualcosa
 .
se ti  guardo con gli occhi
che avrò tra 20 anni ancora sei lì
che calcoli probabili varianti
per seguire la strada più breve per arrivare al mare
come facciamo noi in pieno inverno
ché è scuro ed arrabbiato
quasi come me quando ho dormito male
e non so cosa aspettarmi del giorno
in cui entro a gamba tesa
pronta al fallo già quasi arresa
all’insensibilità del prossimo in fila
davanti al mio sportello a chiedere informazioni
riservate su come saremo
se arriveremo ad essere due con 20 anni in più.

Maria Attanasio

Published in: on settembre 20, 2012 at 07:25  Comments (6)  

La donna del bagnino

C’è un’ora, verso sera
che l’acqua pare esausta.
Le rondini ci vengono a bere, ma veloci
che non so più se è vero o l’ho solo immaginato.

La donna del bagnino raduna le sue cose
ha il pomeriggio libero, al bar
lavora dopo.
Ha messo le ciabatte sul bordo della vasca
potrebbe fare il bagno, ma è fredda da paura.
Non ama il sole, solo il suo uomo
occhiali neri, la faccia da impastato
perché ha dormito poco.

La donna del bagnino somiglia alla mia donna:
si cambia con un telo davanti
niente trucco
non unghie pitturate, un sorriso naturale.
Si guarda tra le gambe poi impreca per i peli,
la pelle che col tempo fa macchie color oro.

La donna del bagnino va via, e la voglio ancora.
Non ha finito neanche il suo drink
come nei film;
saluta a malapena chi trova a proprio tiro.
È bionda naturale, almeno così pare.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 20, 2012 at 06:57  Comments (8)  

La neve cade

La neve cade, la neve cade.
Alle bianche stelline in tempesta
si protendono i fiori del geranio
dallo stipite della finestra:
la neve cade e ogni cosa è in subbuglio,
ogni cosa si lancia in un volo,
i gradini della nera scala,
la svolta del crocicchio.
La neve cade, la neve cade,
come se non cadessero i fiocchi,
ma in un mantello rattoppato
scendesse a terra la volta celeste.
Come se con l’aspetto di un bislacco
dal pianerottolo in cima alle scale,
di soppiatto, giocando a rimpiattino,
scendesse il cielo dalla soffitta.
Perché la vita stringe. Non fai a tempo
a girarti d’attorno, ed è Natale.
Solo un breve intervallo:
guardi, ed è l’Anno Nuovo.
Densa, densissima la neve cade.
E chi sa che il tempo non trascorra
per le stesse orme, nello stesso ritmo,
con la stessa rapidità o pigrizia,
tenendo il passo con lei?
Chi sa che gli anni, l’uno dietro l’altro,
non si succedano come la neve,
o come le parole d’un poema?
La neve cade, la neve cade,
la neve cade e ogni cosa è in subbuglio:
il pedone imbiancato,
le piante sorprese,
la svolta del crocicchio.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Published in: on settembre 20, 2012 at 06:51  Comments (3)  

Rimembranze

Ti ricordi del tempo
di quando eravamo
di belle speranze?
Rammenti la grinta
sulla strada in salita,
la voglia di fare,
affrontare la vita,
gustarne il sapore,
scoprire radici,
arrampicarsi sui rami,
trovare sentieri,
le tracce lasciate,
la corsa impetuosa,
ogni tanto in stanca,
della storia dell’uomo.

Sentirsi protagonisti,
cambiare equilibri,
per un mondo migliore,
la fede nell’uomo,
parlarsi addosso,
sempre gli stessi,
la torre d’avorio
scambiata per vera,
una sola risposta
per ogni domanda,
le tante utopie
da mettere insieme.

L’età dell’oro è finita,
la miniera è sfruttata,
piange la roccia
mentre erutta grisou.   

Lorenzo Poggi

Published in: on settembre 20, 2012 at 06:51  Comments (5)