Avrei davvero voluto morire

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Avrei davvero voluto morire
quando lei mi lasciò in affannoso pianto
tra molte cose dicendomi ancora:
“Come soffriamo atrocemente, Saffo,
io ti lascio contro il mio volere.”
Ed io a lei rispondevo:
“Va’ serena e di me serba il ricordo.
Sai quanto ti ho amata.
Se mai tu lo dimenticassi, sempre
io ricorderò i bei momenti che vivemmo.
Quando di corone di viole
e di rose e di croco, accanto a me
ti cingevi il capo gentile,
e mettevi intorno al collo
ghirlande intrecciate di fiori.
E cosparsa di essenze profumate
sul morbido letto ti saziavi,
né mai vi furono danze
nei sacri boschi a cui fossimo assenti…”
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SAFFO
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Published in: on settembre 26, 2012 at 07:43  Comments (11)  

Un tarlo

scava e scricchiolii
popolano la notte
assedio di rumori
quando è l’ora
del silenzio
sento i pensieri
ma non li vedo
brancolo nel buio
dell’assenza eppure
non smettono i rumori
assediata Notte volgi
al giorno di un’oscura
luce come fosse finto
sole fermerei il tempo
per poter dormire…

Antonietta Ursitti

Published in: on settembre 26, 2012 at 07:20  Comments (5)  

Risveglio

 
Indugia il risveglio e il torpore
dei sogni si sperde pian piano
così come bolla nel vento.
Del conscio s’allentan le valve
e liberi fluttuan ricordi;
raccoglie la mano una penna:
in testa perpetue girandole
mi mandano frizzi beffardi
–       che è la mia vita? –
M’appago di semplici cose,
ma in cuor sempre attendo
di vincere alfin la partita.

Viviana Santandrea

Published in: on settembre 26, 2012 at 07:14  Comments (5)  

Il profeta Giona

MICHELANGELO BUONARROTI   –   1512

Published in: on settembre 26, 2012 at 07:13  Comments (2)  

Favola del lenzuolo

LA FÔLA DAL LINZÔL

Ai fó che una ragâza antîga

la m cunfsé che un òt ed mèrz
la s truvé d frassca matéṅna
con i żnûc’ tótt pén ed grûṡel,
e a sô mèder ch’la i dmandèva
i mutîv ed cl’avarî
la n psé arspånnder ins dû pî!

La pensé, la mänt indrî
ai rezént avenimént,
pò la i gé: “O mâma mî,
fó iarsîra par la schèla
ch’a m pisté int la stanèla
e int un fiè a fó żnución!”

Par sô cånt, pensandi bän,
la sgnuréṅna gran spipléṅna
la s arvdé là in cal litén,
taila ed cânva al bianc linzôl,
a zarchèr col lardarôl
l’ingranè dal sô urcén:

e spieghè fó al bruṡurén
provochè dal dåulz ṡgugiôl!

§

Accadde che una zitella

mi confessò che un otto marzo
si scoprì la mattina presto
con le ginocchia piene di croste,
e a sua madre che le chiedeva
i motivi di quell’avaria
non seppe rispondere subito!

Ripensò, la mente indietro
ai recenti avvenimenti,
poi le rispose: “O mamma mia,
fu iersera per la scala
che mi pestai la sottana
e in un fiato fui ginocchioni!”

Per suo conto, pensandoci bene,
la signorina impertinente
si rivide là in quel lettino,
tela di canapa il bianco lenzuolo,
a cercar col lardaiuolo
la granata del suo orecchino:

e sorrise, al divertente
del passato bruciorino!

Sandro Sermenghi

Published in: on settembre 26, 2012 at 07:03  Comments (2)  

Diafana

la donna che non ha defenestrato
il tempo dagli oblò rettangolari
virava al blu
virava per un sentito dire estrapolato
                 le solite barriere artificiali
                 recanti il marchio doc
un quinquennio d’assedio alla fortuna
e lei che s’apprestava a demolirsi
a cominciare dalle anche
i piedi resistevano      e le braccia
indossa ancora i seni d’alabastro
altro restava in ombra
nelle tracce sonore disuguali
lei non sapeva mai se l’annotava
quale persona viva
o fantasima in parte dileguata

sorregge ancora avanzi d’esistenza
alfanumerica

Cristina Bove

Published in: on settembre 26, 2012 at 06:57  Comments (3)