Quando la poesia non mi chiama

L’attendo
Come nella trepida attesa
per l’amante
Aspetto.

Cristiana Calonaci

Published in: on settembre 29, 2012 at 07:39  Comments (8)  

Ragazza nera

Nell’aria aspetto
che il timore del Nero sia parte del mio.
Io sono bianco
io sono puro
io sono stanco
io sono duro
e questi occhi neri dentro la pelle nera
che mi pesano i pensieri
sono la mia paura di ieri.
Ma la nera ragazza
col nero nel suo sguardo
che mi rovista le mani
è la mia dolcezza abbandonata al domani.

Enrico Tartagni

Published in: on settembre 29, 2012 at 07:38  Comments (7)  

Assunzione

 
Bastoni come finestre di uffici mentre piango davanti ai numeri rossi
in catatonico amplesso
                             assoluto
                                    come l’immobile
trangugiando strani pensieri tipo
il caos prima del mondo o poesie in gelatina
a succhiare gelati dietetici e latrine e genocidi
ad osservare le femmine degli insetti che si incrociano
sulla polpa marcia del nocciolo
sotto strade straniere a chiedere uova anfetaminiche a galline sintetiche
invertendo significati balbettando generosamente scuoiando saponi e suole delle macchine
e Americhe
a giurare che non ci piace più il male in versi strepitosamente falsi
ad invocare madonnine per ritornare intatti dai nostri allucinanti viaggi su lune di eternit
a ripetersi l’uno all’altro -avevo quasi lasciato il respiro per terra, lì, dove orinano i cani-
fasciandoci in carte zuccherine raccogliendo sigarette dai marciapiedi rubando i cocktail
della notte prima roventi nel mattino insanguinato
mentre una radio suona “the song of Suzanne” noi viaggiamo ciecamente senza toccarci
ed è questo il tuo dominio, puttana, che ci costringi a tenere l’infelicità nelle mutande
scartandoci come piccoli vermi da affogare tra i silenzi delle dighe…
.
ero questo che accadeva nel 2006 ,
dilaniarsi la schiena all’altezza delle scapole scambiare moncherini per ali,
era questo che accadeva
-amore-
prima della tua assunzione…

Massimo Pastore

Published in: on settembre 29, 2012 at 07:31  Comments (5)  

Strapazzare una pagina

Mi piacerebbe strapazzare questa pagina,
coinvolgerla come salvagente
per non affogare nella melma informe
delle mie insicurezze.
Mi piacerebbe sentirla stridere
invocando aiuto mentre urla di piacere.
Mi piacerebbe ascoltare il crepitio
del foglio infranto
dentro al pugno dell’indifferenza
salvo poi rassettarlo alla ricerca d’un verso,
d’un filo da cui ricominciare.

All’alba ho sorpreso in Tv
il faticoso decollo di migliaia di uccelli,
quelli che ci hanno insegnato a volare
senza spremerci troppo.
Abbiamo inventato motori per tutti gli usi
anche quelli vietati,
ma il sorriso del mondo quello no,
non riusciamo a spalmarlo
sulle bocche affamate o sul corpo spezzato
di qualche cultore di morte.

Lorenzo Poggi

Published in: on settembre 29, 2012 at 07:26  Comments (4)  

Mare nero

BLACK SEA

One clear night while the others slept, I climbed
the stairs to the roof of the house and under a sky
strewn with stars I gazed at the sea, at the spread of it,
the rolling crests of it raked by the wind, becoming
like bits of lace tossed in the air. I stood in the long
whispering night, waiting for something, a sign, the approach
of a distant light, and I imagined you coming closer,
the dark waves of your hair mingling with the sea,
and the dark become desire, and desire the arriving light.
The nearness, the momentary warmth of you as I stood
on that lonely height watching the slow swells of the sea
break on the shore and turn briefly into glass and disappear …
Why did I believe you would come out of nowhere? Why with all
that the world offers would you come only because I was here?

§

Una notte chiara, mentre gli altri dormivano, ho salito
le scale fino al tetto della casa e sotto un cielo
fitto di stelle ho scrutato il mare, la sua distesa,
il moto delle sue creste spazzate dal vento, divenire
come pezzi di trina gettati in aria. Sono rimasto nella lunga
notte piena di sussurri, aspettando qualcosa, un segno, l’avvicinarsi
di una luce lontana, e ho immaginato che tu venivi vicino,
le onde scure dei tuoi capelli mescolarsi col mare,
e l’oscurità è divenuta desiderio, e desiderio la luce che approssimava.
La vicinanza, il calore momentaneo di te mentre rimanevo
su quell’altezza solitaria guardando il lento gonfiarsi del mare
rompersi sulla riva e in breve mutare in vetro e scomparire…
Perché ho creduto che saresti venuta uscita dal nulla? Perché con tutto
quello che il mondo offre saresti venuta solo perché io ero qui?

MARK STRAND

Published in: on settembre 29, 2012 at 07:22  Comments (2)  

LA LEGGE

In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siamo cambiate. La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero. Ma la leva vera di queste due leve del potere è influire con la parola e con l’esempio sugli altri votanti e scioperanti: e quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede.

LORENZO MILANI

Published in: on settembre 29, 2012 at 07:19  Comments (2)