Interiorità

Ho assistito al soffrire dei fiori
Inondati dal sole

Ho sentito l’albero gemere
Nel frantumarsi di un ramo

Ho visto l’erba piegata calpestata
Cercare di ergersi
La vita mi circonda

Ed io indegnamente non aiuto
Non modifico il mio fare

Così il mio viso si bagna
Sono lacrime impotenti
Che chiedono pietà

Capire il vento che muove le foglie
Volare come un’ape
Affondare nel polline

Cercare nell’intimo della natura
L’essenza del mio vivere
Restare aggrappato ad un sogno
Navigando fra le stelle nell’infinito

Marcello Plavier

Published in: on ottobre 20, 2012 at 07:42  Comments (5)  

Occhi

Occhi che guardano
invano cercano
occhi che osservano
le menti scrutano
occhi che fissano
il vuoto trovano
occhi che accarezzano
il cuore baciano
occhi che fuggono
il dolore evitano
occhi che soffrono
i drammi rispecchiano
occhi di madre
come ali proteggono
occhi che invecchiano
il tempo rispecchiano
occhi truccati
fissando ammiccano
occhi di bambino
ridenti scherzano
occhi curiosi
sorpresi giocano
occhi splendenti
l’amore ritrovano

Maristella Angeli

Published in: on ottobre 20, 2012 at 07:35  Comments (18)  

Parlare con le rose

è roba da donnicciole romantiche
sentenziano da postazioni eroiche
storcendo il naso
è come dare il nome
ai coriandoli

io parlo con le rose e so perché
fioriscono nei vasi anche d’inverno
se nel toccarle in ogni loro foglia
sento il dio delle cose
farsi misura tonda
e le spirali
di cielo arrotolato sui pistilli
mi ricordano il caso mio
(ma come, ancora non l’hai dimenticato
quel banale suicidio?)

cose di tutti i giorni
un’emaciata carne quasi cera
un letto …….. …….una bilancia
in equilibrio tra corolle e spine

così parlo di rose
abbraccio il tempo che trattiene ancora
–  e mio malgrado  –
nell’aldiqua

Cristina Bove

Published in: on ottobre 20, 2012 at 07:27  Comments (6)  

Anatema per la morte di un amico

 
 
A conoscenza pur,  che questi versi
completamente inutili saranno,
per la fine del materiale “tutto”,
il mio anatèma:
 .
Sole,  carogna che hai causato  la vita,
pure tu sei un oggetto come i nostri
corpiPensi di essere eterno?
Tra gli altri astri,  sei solo una stella
nana,  infinitesimo punto d’universo.
 .
E finirai anche tu,  come noi umani
e con noi, gli altri  organismi terrestri
che,  a pensarci bene,  son  senza colpe.
 .
Passaggio che si colma è il nostro viaggio, 
nel nostro incerto unico infinito,  d’eredità d’affetti.
Ma . . . dei sentimenti,  per tutte le galassie
del conosciuto,  forse,  non si tengono in conto.
 .
Eredità d’affetti,  oltre che i nostri simili, assolutamente 
non tutti ma due o tre, comprende
altri compagni di viaggio d’anima dotatiè morto
Rex,  il Cane,  l’ ultimo mio amico.
Ora,  libero dal corpo,  corre fuori dal Cielo
dell’altro Dove e di quell’altro Quando
senza più il Tempo,  corre sfrenato e libero,
per sempre.
Come quando nero,  cucciolo ancora
aveva grosse grosse le “zampine”
color fuoco sopìto e,  senza mai conoscere la morte,
con me giocava,  sul grànulo di mondo.

Paolo Santangelo

Published in: on ottobre 20, 2012 at 07:08  Comments (17)  

Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

SALVATORE QUASIMODO

Published in: on ottobre 20, 2012 at 07:03  Comments (7)