Fumo e rime

 
Inizia la serata
e già osservo sgomenta
quella bianca spirale
che ti esce tra le dita
e si diffonde lenta,
insalubre rituale
cui affidi la vita.
Mentre l’aria s’impregna
di tossiche volute
le mie mucose inermi
cedono, possedute
dai fatali miasmi;
lacrimando resisto
mi concentro sui versi
mentre tu impenitente
ora ne accendi un’altra
e fai finta di niente;
i tuoi occhi son persi
dietro quel fil di fumo.
Vorrei gridarti in faccia:
“E’ di tutti il diritto
di potersi arricchire
(culturalmente intendo),
perchè non posso farlo
senza dover morire?”
Scanso la figuraccia,
ma tu devi capire!
Per chiarirti il concetto
ora te lo riassumo:
-Usa agli altri rispetto,
e se no “VAFFANFUMO!”

Viviana Santandrea

Published in: on novembre 30, 2012 at 07:40  Comments (6)  

L’albatro di Vulcano

 
L’albatro o un di lui  marin fratello
della faunistica del pelago voliera
fermo sulla ruvida spiaggia di Vulcano
di nera sabbia lavica granosa
tra sdraio mute e ombrelloni spenti
nel far del mattino solo se ne stava,
difficile dir pensar cosa pensasse
a indovinar ci provai io per gioco. 
Ritrovar quel vicino puntato scoglio
antico amico o  un più ampio di fine
e bianca sabbia lido nuovo trovar
su  una sperduta isola lontana
sì da mutar non solo il color di sosta
luogo e se del caso pur i suoi pensieri
come pure i miei pensavo che pensante
pensoso io invece per certo conoscevo.
Non mi guardava  né io l’interrogavo
poi  l’uccello con fatica s’alzò di colpo
in volo puntando su Lipari sul mare
così portò nel vento gli ignoti suoi pensieri
 li rinfrescò forse o li mutò in altri più leggeri,
 io mi girai per contro verso del vulcano il cono
 scrollando il capo forte e  là  i miei lanciai
 di forza verso quel  sulfureo denso fumo
 per me  luogo più sicuro, erano pensieri
 tristi  di ricordi amari e  il  lì nascosto
 fuoco, prima o poi,  li avrebbe  inceneriti.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on novembre 30, 2012 at 07:38  Comments (9)  

La tua follia

che non riesco a trovare
dove l’hai nascosta?
Mi sono presentato,
nome e cognome,
e, da un porto spalancato
alle maree del tempo,
ho visto solo e soltanto
il mio infinito adorato,
con la mia solitudine
che, come in un canto,
mi hanno invaso del mio nulla
dove alloggia verità e senso.

La tua follia, impertinente,
era opalescente,
era assente perchè sana,
ancorata alla vita,
mentre un sibilo di vento
sottovoce mi diceva:

Qui non c’è la follia che cerchi!
E’ stato un sogno
un viaggio senza ritorno
forse un inutile bisogno.
Ora sarai contento!
Sveglia! E’ un nuovo giorno!

Gavino Puggioni

Published in: on novembre 30, 2012 at 07:37  Comments (3)  

Cristo alla colonna

https://i2.wp.com/www.vangeliunificati.it/images/immagini%20jpeg/Antonello%20-Cristo%20alla%20colonna%20-%20part-%201475.jpg

ANTONELLO DI GIOVANNI DI ANTONIO DA MESSINA  –  1497

Published in: on novembre 30, 2012 at 07:04  Comments (2)  

Anna e Marco

Anna come sono tante
Anna permalosa
Anna bello sguardo
sguardo che ogni giorno perde qualcosa
Se chiude gli occhi lei lo sa
stella di periferia
Anna con le amiche
Anna che vorrebbe andar via

Marco grosse scarpe e poca carne
Marco cuore in allarme
con sua madre e una sorella
poca vita, sempre quella
Se chiude gli occhi lui lo sa
lupo di periferia
Marco col branco
Marco che vorrebbe andar via

E la luna è una palla ed il cielo è un biliardo
quante stelle nei flipper sono più di un miliardo
Marco è dentro a un bar
non sa cosa farà
poi c’è qualcuno che trova una moto
si può andare in città

Anna bello sguardo non perde un ballo
Marco che a ballare sembra un cavallo
in un locale che è uno schifo
poca gente che li guarda
c’è una checca che fa il tifo
Ma dimmi tu dove sarà
dov’è la strada per le stelle
mentre ballano si guardano e si scambiano la pelle

E cominciano a volare
con tre salti sono fuori dal locale
con un aria da commedia americana
sta finendo anche questa settimana
Ma l’America è lontana
dall’altra parte della luna
che li guarda e anche se ride
a vederla mette quasi paura

E la luna in silenzio ora si avvicina
con un mucchio di stelle cade per strada
luna che cammina
luna di città
poi passa un cane che sente qualcosa
li guarda, abbaia e se ne va

Anna avrebbe voluto morire
Marco voleva andarsene lontano
Qualcuno li ha visti tornare
tenendosi per mano

LUCIO DALLA

Published in: on novembre 30, 2012 at 07:03  Comments (2)  

All’improvviso

All’improvviso
Un vento d’uragano
Mi trasportò lontano
In un tempo
Tra le pieghe del passato
Nel futuro proiettato
Ed è presente
Assente, evanescente
Immanente

Danila Oppio

Published in: on novembre 30, 2012 at 06:52  Comments (4)  

E un altro giorno…

Il pensiero della morte
ai risvegli invernali
dipinge pieghe
sottili d’angoscia.
I tetti bianchi di brina
e il gelido vento
che sibila ostinato
via si portano poi
la tela ricamata
degli ignoti richiami.
E un altro giorno
si apre.

Nino Silenzi

Published in: on novembre 29, 2012 at 07:40  Comments (4)  

Orologio

Il ticchettio dell’orologio mi fa compagnia,
interrompe il silenzio della notte.
Ore rubate al sonno che non arriva, vago con la mente,
vorrei ricordare cose belle, non sempre è cosi.
Mi sforzo a non pensare al tempo che passa,
mi illudo che nulla è cambiato,
il ticchettio dell’orologio ha il sopravvento,
i battiti sono sempre uguali,
ma le lancette inesorabilmente si spostano.
Passa il tempo e con lui anche la giovinezza,
sul volto appaiono le rughe sempre più profonde.
La mia vanità non le vorrebbe,
non ci sono cure che nascondono gli anni.
Anche il cuore si fa sentire, da troppo tempo batte
con maniacale precisione.
Adesso è stanco, lento, ad ogni emozione
sobbalza, si affatica,
si riprende con l’aiuto della medicina.
Anche lui ha bisogno di aiuto.
Non per amare, quello lo sa fare molto bene,
sa amare come durante la sua giovinezza,
forse di più, senza pretese, ama anche quando non è ricambiato.
Ama solo per poter battere e tener vivo questo mio corpo.
Continua il ticchettio dell’orologio, unico rumore della notte.

Gianna Faraon

Published in: on novembre 29, 2012 at 07:38  Comments (7)  

Infinito fu il tempo

Infinito fu il tempo, uomo, prima
che tu venissi alla luce, e infinito
sarà quello dell’Ade. E quale parte
di vita qui ti aspetta, se non quanto
un punto, o, se c’è, qualcosa più piccola
di un punto? Così breve la tua vita
e chiusa, e poi non solo non è lieta,
ma assai più triste dell’odiosa morte.
Con una simile struttura d’ossa,
tenti di sollevarti fra le nubi
nell’aria! Tu vedi uomo come tutto
è vano: all’estremo del filo, già
c’è un verme sulla trama non tessuta
della spola. Il tuo scheletro è più tetro
di quello di un ragno. Ma tu, che giorno
dopo giorno cerchi in te stesso, vivi
con lievi pensieri, e ricorda solo
di che paglia sei fatto.

LEONIDA DI TARANTO

Published in: on novembre 29, 2012 at 07:31  Comments (3)  

L’odio

Vi odio sapientemente
v’ammazzerei scientemente
vi distruggerei scientificamente
del vostro lurido intestino incontinente
da fariseo falso e deficiente
che puzza come scarto di credente
me ne libererei finalmente
ripulendomi la mente
della vostra vicinanza da prossimo demente
avete un’unica fortuna che Dio è assente.

Enrico Tartagni

Published in: on novembre 29, 2012 at 07:09  Comments (4)