La fabbrica

Tra la nebbia che accompagna
il risveglio delle prime luci del giorno,
intravedo alti cancelli che s’aprono
come fauci fameliche e attendono,
senza mai essere sazie, di nutrirsi
con la fatica e il sudore della fronte
di coloro che vestono tute di blu colorate.
Ed eccola che si staglia orgogliosa
in tutta la sua imponenza
la fabbrica di ciminiere e officine,
dove il robotico ed incessante
lavoro alle catene di montaggio
rischia d’ingoiare anche la dignità
di noi operai, sudditi d’un salario
che chissà per quanto ancora
potrà assicurarci un domani.

Patrizia Mezzogori

Published in: on dicembre 3, 2012 at 07:37  Comments (21)  

La scuola

 

Ma ve le ricordate
quelle ore lunghe di fumo e caffè
a leggere e rileggere i temi
a trovarne di nuovi
a capire dove avevamo sbagliato
perchè Giovanni spesso s’incespicava
nel leggere Rodari eppur lo amava
o Erika dormiva alla mensa
Omar dimenticava libri e testa
Francesca non ricordava
e ci piangeva e
la mamma non sentiva
o le gemelle sempre
in competizione
Giuseppe stordito dalle botte
e Loris da mille e mille doni
senza senso e ragione?
 
Come fare per dargli
quella spinta
quali poeti potevano colmare
i vuoti di famiglie sempre stanche
di tempo senza pieni
di paure sminuzzate in
mille perchè
senza mai avere una risposta.
Ma ve lo ricordate?
E quando Carlos riprendeva
sorriso e  penna
e Samantha i numeri al volo?
Ci sentivamo quasi in paradiso.
 
Ma ora le domande dove sono?
 
…già, ci sono le risposte
belle e confezionate.

Tinti Baldini

Published in: on dicembre 3, 2012 at 07:23  Comments (5)  

Ad un sol tralcio

Inspirare…
il profumo delicato
della  tua  pelle;

sentire…
il calore delle tue  mani
che mi cingono;

esser preda
delle braccia
che mi stringono…

mentre   muta
il  colore  cereo
delle  gote,
e  traspira

il  madido
tessuto della cute,

d’ avviluppati  organi…
ad  un  sol  tralcio

Ciro Germano

Published in: on dicembre 3, 2012 at 07:06  Comments (10)  

Ultimo tramonto

Un tramonto
dolciastro, unico,
sentirlo dall’oscurità
del cosmo: rimane
il pensiero d’un grido
mio senza sapere
della vita sfiorita.

Antimonio pesante
nel mio cranio
sempre in guisa
bianco d’argento cupo
di strazi ai confini
di tormento nudi
pesante lucentezza 
adamantina.

Torna l’essere
con rumore continuo
simile a un fischio, ronzio
sibilo, che irrompe 
nel cervello
e non sen’va ..
Brutto fischio

il mondo,
ché alla steppa di alghe
strepito di mare
dentro una conca verde
ti strozza il ventre
fisica la bocca
piena di sangue,
come fiamma viva
mossa dal vento
crepitando avvampa.

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 3, 2012 at 07:04  Comments (19)  

Il vento della valle

Vivendo ritirato di là dal mondo
Godendomi in silenzio l’isolamento
Stringo di più la corda della mia porta,
Tappo la mia finestra con bulbi e felci.
L’animo mio s’intona alla primavera,
Al finire dell’anno ho l’autunno in cuore.
Così, copiando i mutamenti cosmici
La mia casa diventa un universo.

LU YUN

Published in: on dicembre 3, 2012 at 06:58  Comments (3)