Rame

 
 
Il sordo fragore
di baci
impressi
da qualche parte
lontano
la ricerca
delirante
di nidi abissali
delle comete
celesti
la pelle
dei tuoi polsi
sonori
la tua età
che non può essere
inquinata
nè consumata
gli epigrammi
sulla tua bellezza
e le suggestioni ipnotiche
delle vocali a ed o
che pronunci
nell’amore carnale…
 
tutto questo mentre cambio le mie labbra ad ogni passaggio di stagione
per mantenermi morbido e pulito e strofino i marciapiedi che dovrai percorrere
custodendo i tuoi segreti in elenchi puntati inaccessibili numerando le volte che abbiamo
fatto l’amore per distinguere giugno da marzo facendo colare il rame dal mio cuore
glorificando l’antichità dell’amore in un amore solo.

Massimo Pastore

Published in: on dicembre 8, 2012 at 07:44  Comments (2)  

In s(ì) minore

Questa non è una tana di carezze, è piuttosto una scatola cinese
e dentro -sil la ba ta- una fontana
ci sono voli sulle guglie e intrappolata
una bambina in processione per corridoi infiniti

la sua difesa è assecondare tutto

Dorme il fauno ebbro, ha sulla fronte il lascito di un sogno
l’edera sulla bocca
di terra i fori occlusi e muto il flauto

fuggi, bambina, è tempo di ferraglia
non di cocci smussati dalle onde, gemme
serbate nelle mani piccole
morivi di ogni età

disattesa la lingua e l’idiota enarmonico
canta quarti di luna. Sotto la scala immobile
il cane di Mirò

e tu
sì, dico a te
che il tuo passo di pioggia scivola sul mio vetro rassegnato
e non concede appigli

hai forse braccia
da contenere immenso?

Cristina Bove

Published in: on dicembre 8, 2012 at 07:39  Comments (3)  

Aromi di ieri

Ed è come vessillo, il comignolo fumante;
come promessa aulente, al vento viandante,
e pare declamare:
“Odorate qui;
qui il pane, tiepido e fragrante,
cedete l’apparire, dimentico di ieri.
Profumate qui;
qui il tipico tepore, tenero e
ruspante, della madre del passato”.
Mormora a nari il suo superbo emblema,
sussurrando ciò che è genuino;
combatte fumaioli e ciminiere, di lezzi e miasmi neri.
Dimostra ansando l’impegno della fiamma,
e abbraccia il borgo brumoso, in pace coi fratelli;
poi, con l’ultimo suo sbuffo, tremulo fiabeggia,
donando al cielo di bambino, e all’animo mio,
un’altra pecorella.

Flavio Zago

Published in: on dicembre 8, 2012 at 07:36  Comments (3)  

Indizi

Come spostando pietre:
geme ogni giuntura! Riconosco
l’amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l’amore dal lontano
di chi mi è accanto

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l’amore dal boato
– dal trillo beato –
lungo tutto il corpo!

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Published in: on dicembre 8, 2012 at 07:09  Comments (2)  

Maggio

Ascoltare il respiro dell’erba
Mentre passi su un prato
Sognando un mondo pulito
Ti trovi smarrito
Prigioniero nel suo profumo

Approdare alla riva del fiume
Navigando con barca di carta
Affondando le dita nel verde trifoglio
Abbracci una pianta fiorita
Mentre l’edera si allunga
Sul muro di pietra

Vedere un tramonto riflesso sul fiume
Un gabbiano scivolare sull’acqua
Volteggiando in attesa del cibo
Tu travolto dal quadro
Stupito dai colori del cielo
Sulla sabbia bagnata
Disegni un ricordo un sorriso

Marcello Plavier

Published in: on dicembre 8, 2012 at 06:52  Comments (2)