Il mulo di Alicudi

 
Mulo Alicudi
 
Il basto vuoto lenta la lunga fune al palo
che legato a quello ti trattiene assorto
 ti riposi in quella d’indefinito tempo
attesa che altri ne faranno lor misura
 per quel cammin riprender poi duro pesante
che lassù  alle pendici alte e lontane porta
del vulcan di Alicudi antico, mulo paziente.
Non si cura il dolce languido sguardo tuo,
come un giorno lontan un tuo parente pigro
asino bigio per il treno, di quelle potenti
al molo lì presenti navi  di tecnica simbolo
di progresso che il pelago sicure posson sì solcare
ma non fender certo come tu sai fare queste
ossidianiche laviche bianco pomice dure ostiche
pietraie, non immergersi pure e senza tema nella distesa
di rosmarini cardi pungenti fichi d’india agavi
in fiore o più gentil gialle ginestre eriche rossicce
assenzi bianchi capperi smeraldini fiori di ligustro
che il sentier tuo sfiorano lì su ingannevoli dirupi
e tanti rendendo forse più lieve coi colori ed i profumi
il tuo cammino di passi fermi fatto e da attento occhio.
Non per  macchine  non per moto asfaltate strade
vi sono a deturpar a violare la vergin natura di Alicudi
qui per la gente del luogo qui per il consorzio umano
un unico motor sei  tutto qui muove tu mezzo di trasporto
solo, unico  aiuto che  la vita qui non muoia ma ancor
viva sia: ecco uliveti verdi prosperose vigne larghe di capperi
distese ben curate fichi  carrubi e non confinata bella
isola eoliana  a gechi  neri lucertole verdastre ratti
pipistrelli e ghiri  o regno solo  di saltellanti capre.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on dicembre 9, 2012 at 07:43  Comments (10)  

Mare infinito

 
Un uomo
in piedi
davanti al mare
lo sente scorrere
lo sente parlare
di come mai potrà capire
la grandezza
e di quanto inutile
sia questa pulsione
al sapere
per chi così piccolo
cerchi il tutto
dove il tutto
è infinito.

Gian Luca Sechi

Published in: on dicembre 9, 2012 at 07:36  Comments (4)  

Parole superflue

SOBRAN LAS PALABRAS

Por traidoras decidí hoy,
martes 24 de junio,
asesinar algunas palabras.
Amistad queda condenada
a la hoguera, por hereje;
la horca conviene
a Amor por ilegible;
no estaría mal el garrote vil,
por apóstata, para Solidaridad;
la guillotina como el rayo,
debe fulminar a Fraternidad;
Libertad morirá
lentamente y con dolor;
la tortura es su destino;
Igualdad merece la horca
por ser prostituta
del peor burdel;
Esperanza ha muerto ya;
Fe padecerá la cámara de gas;
el suplicio de Tántalo, por inhumana,
se lo dejo a la palabra Dios.
Fusilaré sin piedad a Civilización
por su barbarie;
cicuta beberá Felicidad.
Queda la palabra Yo. Para esa,
por triste, por su atroz soledad,
decreto la peor de las penas:
vivirá conmigo hasta
el final.

§

A tradimento ho deciso oggi,
martedì 24 giugno,
di assassinare alcune parole
Amicizia è condannata
al rogo, per eresia;
la forca spetta
ad Amore perché illeggibile;
non sarebbe male il vile randello,
per apostasia, per Solidarietà;
la ghigliottina come un lampo,
deve fulminare Fratellanza;
Libertà morirà
lentamente e con dolore;
la tortura è il suo destino;
Uguaglianza merita la forca
per essersi prostituita
nel peggior bordello;
Speranza è già morta;
Fede soffrirà la camera a gas;
il supplizio di Tantalo, perché disumana,
se lo prende la parola Dio.
Fucilerò senza pietà Civiltà
per la sua barbarie;
berrà la cicuta Felicità.
Resta la parola Io. Per essa,
per la tristezza, per la sua atroce solitudine,
decreto la peggiore delle pene:
vivrà con me fino
alla fine.

 MARÌA MERCEDES CARRANZA

Published in: on dicembre 9, 2012 at 07:21  Comments (2)  

Rumore

https://i0.wp.com/veneto.usb.it/uploads/pics/effetto_farfalla.jpg
 
La vita
è la mia cosa più forte.
E’ caduta appena
per questo mondo
d’una mia luce breve,
e mi solleva da terra.
La vita è così bella
perchè fa un rumore.
Un rumore che conosco
nel fiore dischiuso
nella mano di Dio
nell’amore amato e coincidente
nel cerchio della mia pietà
.
Il rumore che conosco di tutti i treni
di tutte le stazioni con gli orologi fermi
di tutti i passanti nel vento
.
Questo rumore
che va bene per tutte le stanze,
per le stanze della mia casa
dove, da sempre,
ricordo il rumore.
.
Il rumore di cui parlo,
il rumore che ti fa sentire le cose
.
qualcosa già prima
per ogni mia lacrima
.
Perchè ho pianto, in gioventù.
E nel cammino verde
della piccola strada
sento adesso la via
così a metà della mia vita.
.
Vita, mia vita,
vita mia,
immenso dolcissimo rumore
di tutto il mio vivere.
Rimani ancora qualcosa.
.
Tu che sei la meravigliosa luce
e la ragione commovente
delle mie farfalle.

Antonio Blunda

Published in: on dicembre 9, 2012 at 07:12  Comments (4)  

Sul terrazzo

Nebbia

Domenica di novembre
nebbia fitta che tutto avvolge
pioviggine gelata
rabbrividisce l’anima
silenzioso grigio
che evoca tenebre ancestrali
e tu
piccolo fiore
di rosso geranio
che, solo, sfidi l’annichilimento
dando senso ad ogni cosa.

Sandro Orlandi

Published in: on dicembre 9, 2012 at 06:58  Comments (4)