Guantanamera

Yo soy un hombre sincero
de donde crece la palma
y antes de morirme quiero
echar mis versos del alma.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

Mi verso es de un verde claro
y de un carmin encendido
mi verso es un ciervo herido
que busca en el monte amparo.

Guantanamera, guajira guantanamera
Guantanamera, guajira guantanamera

Cultivo una rosa blanca
en Julio como en Enero
para el amigo sincero
que me da su mano franca.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo
cardo ni urtiga cultivo
cultivo la rosa blanca.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

Yo sé de un pesar profundo
entre las penas sin nombres
la esclavidad de los hombres
es la gran pena del mundo!

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

Con los pobres de la tierra
quiero yo mi suerte echar
con los pobres de la tierra
quiero yo mi suerte echar
el arroyo de la sierra
me complace más que el mar.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

§

Io sono un uomo sincero
di dove cresce la palma
e voglio, prima di morire
dall’anima far uscire i miei versi.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

Il mio verso è di un verde chiaro
ed è di un carminio acceso
il mio verso è un cervo ferito
che nel bosco cerca riparo.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

Coltivo una rosa bianca
a luglio come a gennaio
per l’amico sincero
che mi dà la sua mano franca.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

E per il crudele che mi strappa
il cuore con cui vivo
né cardo né ortica coltivo
coltivo la rosa bianca.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

Io so di un dolore profondo
fra le pene senza nome
la schiavitù degli uomini
è la gran pena del mondo

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera

Ai poveri della terra
voglio unire il mio destino
il ruscello del monte
mi piace più del mare
il ruscello del monte
mi piace più del mare.

JULIÁN ORBÓN             (musica di José Fernández Diaz)

Published in: on dicembre 18, 2012 at 07:11  Comments (3)  

La felce nana

 
Guardo la felce nana in riva al fosso
verde pallido il colore del sol il riflesso
poi nel momento tutta questa indora
 .
guardo dei pesci i luccicanti guizzi
quel sparire ed apparire l’andirivien
tra l’alghe scure e l’acqua cristallina
 .
guardo infine lì il sembiante mio
smosso scomposto tutto  dal  correre
di quella più non vedo i pensier miei
 .
già lontan fuggiti da quella trasportati.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on dicembre 18, 2012 at 07:05  Comments (17)  

Viviamo, per lo più

di verità mediocri. di bugie accettabili.
in alternativa di verità scomode, palesi, terribili magari.
onoriamo la stessa bugia di sempre:
” di amare la verità sopra ogni cosa. di difenderla
ad ogni costo” condannando il falso con fermezza.
o quel che tale pare. quel che vogliamo credere, sia.
“al nome suo” giustifichiamo le guerre.
si scende a compromessi con la propria coscienza. scavando
gli occhi alla lince che ha l’assurda pretesa di vedere
là dove nessuno o di rado qualcuno arriva.

è straziante dolore. inconfessabile. vedere
come viene deriso, manipolato, annientato il vero
e di dissuadere non c’è modo alcuno chi s’affretta
di abbracciar il buio,
quando sono le talpe ad insegnar la luce.

Anileda Xeka

Published in: on dicembre 18, 2012 at 07:04  Comments (5)  

Samotraki

Samotraki

Di questi tempi
si cavalca l’onda
o si dovrebbe almeno
provare.

L’onda infrange
la calma piatta delle regole
di questa vita.
Rischia di spazzarti via
senza permesso
la vedi arrivare
puoi scegliere
farti annegare
o danzarci dentro
stile morto
con leggerezza.

La leggerezza in mare aperto
ti può salvare.

Cristiana Calonaci

Published in: on dicembre 18, 2012 at 06:57  Comments (5)  

Compleanno

 
Passano gli anni trasportati dal tempo in luoghi oscuri.
Hanno depositato nei tuoi capelli il loro colore bianco come la neve.
Si sono portati con sè il tuo passo veloce e sicuro.
Non ci sono più partite di pallone sulla spiaggia.
Scampagnate nei boschi a raccogliere funghi,
incontri alla fermata dell’autobus per scambiarsi un bacio.
Tutto questo è svanito, il passato lo ha portato via con sè
i ricordi sereni che ci accompagnano durante la giornata.
Ora con il mio zoppicare e con i tuoi capelli bianchi,
ci incamminiamo verso nuove avventure. In luoghi a noi sconosciuti.
Fino a che Dio vorrà li visiteremo assieme,
mano nella mano fino alla fine dei giorni a noi assegnati.
 

Gianna Faraon

Published in: on dicembre 18, 2012 at 06:52  Comments (5)