Quadro

Vorrei saper dipingere
Per rubare alla natura colori e figure

Ho sognato una grande tela
Sopra un cavalletto
Pennelli messi a scalare
nel verso corretto
una sventagliata di tubetti
contenenti la gamma di colori
ed io seduto di fronte

mi sento padrone dell’universo
il momento sa di magia
e mi sprona a svestire
sogni grigi e tormentati
per fare indossare loro
i colori più belli
del profondo mare della terra

afferro un pennello
rosso azzurro verde
si stagliano nel quadro
in un insieme
di prati fioriti di acqua di cielo

poi un volto appare
con sfumature delicate
è mio figlio mi sorride
da una vita lontana
mi sveglio col cuore in tumulto
lo cerco e capisco
mi ama

Marcello Plavier

Published in: on dicembre 23, 2012 at 07:49  Comments (3)  

Dono di versi

Finestra gelata

DON DU POÈME

Je t’apporte l’enfant d’une nuit d’Idumée !
Noire, à l’aile saignante et pâle, déplumée,
Par le verre brûlé d’aromates et d’or,
Par les carreaux glacés, hélas ! mornes encor
L’aurore se jeta sur la lampe angélique,
Palmes ! et quand elle a montré cette relique
A ce père essayant un sourire ennemi,
La solitude bleue et stérile a frémi.

Ô la berceuse, avec ta fille et l’innocence
De vos pieds froids, accueille une horrible naissance
Et ta voix rappelant viole et clavecin,
Avec le doigt fané presseras-tu le sein
Par qui coule en blancheur sibylline la femme
Pour des lèvres que l’air du vierge azur affame ?

§

Ti reco questo figlio d’una notte idumea!
Nera, spiumata, pallido sangue all’ala febea,
Pel vetro che d’aromi fiammeggianti si dora,
Per le finestre, ahimé ghiacciate e fosche ancora,
L’aurora si gettò sulla lampada angelica.
Palme! E quando mostrò essa quella reliquia
Al padre che nemico un sorriso tentò,
L’azzurra solitudine inutile tremò.
O tu che culli, con la bimba e l’innocenza
Dei vostri piedi freddi, accogli quest’orrenda
Nascita: ed evocando clavicembalo e viola,
Premerai tu col vizzo dito il seno che cola
La donna in sibillina bianchezza per la bocca
Dall’azzurro affamata, dall’alta aria non tocca?

STÉPHANE MALLARMÉ

Published in: on dicembre 23, 2012 at 07:33  Comments (2)  

Un incontro, questa mattina

Il dono più bello
 
con i tuoi grandi occhi
fatto d’assenza
Una sensazione, al primo respiro
di leggerezza
la mia mano non più tesa
il mio sguardo riverso su di me
un sorriso per la mia ferita
dove giace la mia lacrima, arresa.Un pensiero, questa mattina
fatto di timidezza
Non t’amo più, tu che non m’ami
un’emozione incredula
alle prime luci dell’alba
non contiene amarezza
ma solo la dolcezza di un addio
ai tuoi grandi occhi
che dormivano sulla mia debolezza.

 

Nicole Marchesin

Published in: on dicembre 23, 2012 at 07:26  Lascia un commento  

Tienimi per mano

Holding Rose
 
Tienimi per mano
quando la furia del vento
danza per le strade e per le cose
e accende a passo muto
l’insonnia nella stanza 
.
Quando scivolo
tra le dita delle lenzuola
come una goccia di pioggia
in un pulsare di vene sole
tra stelle di cotone e
una luna di carta
che mi cuce le ferite
con aghi di fuoco nell’inverno delle ore 
.
Tienimi per mano
quando un tuono schiaffeggia il cielo
e ferma il volo bianco degli aironi
quando stanchi i piedi 
percorrono il mondo
senza udire il fragore del mare 
.
Tienimi per mano
quando il dolore
con le sue scarpe arresta
i sassi che scalcio per strada
quando incido i versi del giorno
sul petto bianco delle pietre. 
.
Tienimi per mano e ama.
Ama in me l’albero con la sua pelle scorticata
i rami corti, bruciati dalla luce
la linfa che piange il viaggio
delle foglie lontane,
i nidi neri e vuoti. 
.
Tienimi per mano e non andare…
Son fragili, sai,
le rose d’autunno.

Lady Rose 

Published in: on dicembre 23, 2012 at 07:22  Comments (6)  

Il rossetto

(A mia madre)

Ti spiavo mentre aspettavo che ti preparassi
e ricordo che tremavano forte le tue dita
mentre ti passavi il rossetto sulle labbra pallidissime.
Un gesto consueto, ripetuto nel tempo ogni mattina, metodicamente,
eppure a un tratto diventava difficile, così paurosamente nuovo.
Mi accorsi che cercavi inconsapevolmente di rifugiarti in quei gesti,
e nei movimenti quotidiani,
forse per non sentire che dentro di te la paura cresceva,
che, inesorabilmente, ti carpiva i pensieri.
Ricordo con quanta tenerezza ti osservavo
imbellettarti le guance con tocchi automatici,
divenuti improvvisamente sconosciuti.
Ricordo di aver provato profondo rispetto
e fierezza per come affrontavi quella prova,
forse l’ultima, pensavi,
ma anche vergogna alla fine,
per averti rubato quel momento di intimità.
Ricordo di averti vissuto con ammirazione quella mattina di aprile
e con un amore infinito, che però non poteva essere rivelato.
Ora custodisco nel cuore tutto questo,
lo tengo a monito ed esempio e lo ricorderò.
Lo rivivrò quando dovrò varcare anch’io
il confine dell’esistenza.

Sandro Orlandi

Published in: on dicembre 23, 2012 at 06:53  Comments (7)