I giusti

LOS JUSTOS

Un hombre que cultiva su jardín, como quería Voltaire.
El que agradece que en la tierra haya música.
El que descubre con placer una etimología.
Dos empleados que en un café del Sur juegan un silencioso ajedrez.
El ceramista que premedita un color y una forma.
El tipógrafo que compone bien esta página, que tal vez no le agrada.
Una mujer y un hombre que leen los tercetos finales de cierto canto.
El que acaricia a un animal dormido.
El que justifica o quiere justificar un mal que le han hecho.
El que agradece que en la tierra haya Stevenson.
El que prefiere que los otros tengan razón.
Esas personas, que se ignoran, están salvando el mundo.

§

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

JORGE LUIS BORGES

Published in: on gennaio 3, 2013 at 07:49  Comments (5)  

A mia figlia

Sono in attesa
che tu abbia bisogno di me.
Che i tuoi bisogni giovani
e leggeri, trovino meta
sul mio disagio adulto.
Che la tua felicità sia costruita
su ciò che posso fare,
per appagare le tue fantasie.
Puoi contare su me
ed io su te… lo so.
Regalati la meraviglia
della fragilità di tuo padre.
Sento il tempo espandersi
e lo alimento
mentre la prua vicina è
alla riva più di quanto
la poppa al porto d’avvio.
Ho cuore da regalare
e mani esperte
per carezzarti il volto.
Occhi per entrare nei tuoi
senza paura.

Carlo Baldi

Published in: on gennaio 3, 2013 at 07:12  Comments (11)  

Lezione di poesia

Io sono purtroppo schematico
Ma pure se nulla ho capito
Almeno vorrei esser ludico:
Non so come fare a parlare
Di liriche che ho appena udito:
Mi occorre vederle guardarle
Girarle d’intorno palparle:
E allora potrò poi errare
Fra dolci poesie od amare:
Notturno per piazze deserte
Mi infervora girandolare
Volare leggiero ed inerte:
Sai or la mia erta ricerca
Nell’arco di mia settimana
Che voglio non sia mai vana!

Diverse ne ho di antologie
E intingo da Penna l’insolito
Poi apro Montale o vo in Guerra:
A volte d’immenso mi illumino
O assorbo del Vate Commedia
Nell’aere il Pavese o Stecchetti:
Non sfùggemi certo l’aire
Se Baffo e Marino sen vanno
Braccetto con Gatto e Caproni:
Ma quello che più mi è vicino
E’ il fresco idioletto bernesco:

Ed ora che ti ho ben fornito
D’idee del fortino mio a iosa
In posa bel tronfio mi metto
E conto che arrivi il trionfo!

Sandro Sermenghi

Published in: on gennaio 3, 2013 at 07:01  Comments (5)  

Cantami

Cantami cuore
cantami,
della spensieratezza
dischiusa
e di sorrisi abbarbicati
sui fili d’erba,
pensieri stesi al sole
e scarpette ballerine
debuttanti.
Cantami dal proscenio
ormai lontano,
i ricordi giallo oro
e pupille iridescenti
di manine immacolate,
quel cogliere di plausi
disinvolti
e primavere di stagioni
la dolcezza.

Beatrice Zanini

Published in: on gennaio 3, 2013 at 06:58  Comments (6)  

LENTICCHIE

Cromwell

Voi siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese come Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli. Avete conservato almeno una virtù? C’è almeno un vizio che non avete preso? Chi fra voi non baratterebbe la vostra coscienza in cambio di soldi? E’ rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene della Repubblica? Siete diventati intollerabilmente odiosi per l’intera Nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie ed ora siete voi l’ingiustizia! Ora basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave. In nome di Dio, andatevene!

OLIVER CROMWELL  

(discorso al Parlamento inglese – 1653)

Published in: on gennaio 3, 2013 at 06:24  Comments (6)  

Vincent

 
Sono nato da un’altra parte, dove il tufo
diventa terra da seminare e l’eruzione
un volto…
mi piacerebbe che tu mi chiamassi Vincent
anche se il talento, il mio talento, non è altro che compresse sterili
in tessuto non tessuto…
ti lascio l’inverno dei miei occhi aprendomi
mentre reclini il capo, che è nuvoloso,
come una micina gelosa delle vecchie poesie anche se sono poesie di addio
o al meglio carta da zucchero abbandonata nelle tasche di un pianeta lontano
mentre Theodorus scaccia le pulci dai vecchi amori
lavando le tele con detergenti intimi
e tu mi stupisci ogni volta che amo…
 .
ed è chiaro, Chiara, che sono bello, anzi bellissimo….

Massimo Pastore

Published in: on gennaio 3, 2013 at 00:04  Comments (8)