Da bambina vivevo in un casolare

erano gli anni ottanta
non c’era tutto questo rumore,
al massimo solo quello di un trattore.
al tempo
i miei occhi fortunati
ammiravano infiniti tracciati:
barbabietole da zucchero
e una collina dorata di grano.
d’estate l’immagine
si arricchiva:
una figura lontana di donna
che zappava la terra,
portava una pezzola in testa
era mia nonna.
poi mi perdevo in bicicletta
lungo i campi vicino ai pollai
cercavo mio nonno,
ma lui dirigeva l’orchestra
e allora mi accontentavo
tirando qualche sasso
giù per il Cecina.
non mi definisco
una poetessa rurale,
guardo il presente
non il passato
ma le mie origini sono lontane:
terrarossa e braccia oneste
quando tutto era più nobile
il sapore genuino.

Michela Turchi

Published in: on gennaio 12, 2013 at 07:47  Comments (10)  

Cieli diversi

Nuvole nere, basse sui tetti, quasi a sfiorarli,
tuoni lontani seguono lampi verticali.
Presto sarà rumorosa, torrenziale pioggia
che nulla risparmierà nella sua caduta.
In questo cielo e in questo attendere
il mio cielo scuro in esso si confonde.
Dal primo diverso perché non ha rumore,
perché non piange pioggia e non ha vento.
Immobile il mio grigio e pesante cielo,
fermo come il mio tempo che impietoso
mi lega ad un presente che vorrei passato.
È prossima la tempesta che vento solleva,
il tuono è più vicino al bagliore del lampo,
radenti terra impauriti uccelli fuggono.
Io sono qui con il mio pesante cielo muto
in attesa di un sereno che ho smarrito.
Urla il vento, cade la chiassosa pioggia,
buio improvviso squarciato da un bagliore
che in pari istante al rombo si fonde.
Concerto mortale ed unico della natura
mentre l’albero si piega alla terra natia
unica speranza di rialzarsi al sereno poi.
Perché il mio cielo grigio non s’apre?
Perché non devasta il mio animo fermo,
così che io possa tornare a vivere sereno?
Tutto ora tace ed ultime gocce lente cadono,
s’apre il cielo in buchi d’azzurro.
Rondini alte si inseguono in festoso volo
per il rinnovarsi della vita che è tornata.
Solo il mio cielo resta pesante e muto.
mentre fuori la vita di nuovo canta.

Claudio Pompi

Published in: on gennaio 12, 2013 at 07:40  Comments (6)  

Silenzio

 
Silenzio, mio ristoro,
cosa sei tu?
Canto interrotto 
di un violino distrutto.
Il mondo ti teme
viaggiando sui binari
delle parole inutili
…ma cosa sei tu?
Un petalo d’anima
che si adagia stanco
sulla pietra della vergogna.

Lady Rose

Published in: on gennaio 12, 2013 at 07:37  Comments (8)  

Eppure

San Pietroburgo

La via sprofondò come il naso d’ un sifilitico.
Il fiume era lascivia sbavata in salive.
Gettando la biancheria sino all’ ultima fogliuzza,
i giardini si sdraiarono oscenamente in giugno.

Io uscii sulla piazza
a mo’ di parrucca rossiccia
mi posi sulla testa un quartiere bruciato.
Gli uomini hanno paura perchè dalla mia bocca
penzola sgambettando un grido non masticato.

Ma, senza biasimarmi nè insultarmi,
spargeranno di fiori la mia strada, come davanti a un profeta.
Tutti costoro dai nasi sprofondati lo sanno:
io sono il vostro poeta.

Come una taverna mi spaura il vostro tremendo giudizio!
Solo, attraverso gli edifici in fiamme,
le prostitute mi porteranno sulle braccia come una reliquia
mostrandomi a Dio per loro discolpa.

E Dio romperà in pianto sopra il mio libriccino!
Non parole, ma spasmi appallottolati;
e correrà per il cielo coi miei versi sotto l’ ascella
per leggerli, ansando, ai suoi conoscenti.

VLADIMIR VLADIMIROVIČ MAJAKOVSKIJ

Published in: on gennaio 12, 2013 at 07:16  Comments (3)  

Natale – Vorrei essere un pastore

In questa notte di comete finte, di stelle fatte di cartone, di
freddo e lunga attesa, di palle colorate e argentei nastri, di
succulenti cibi da smaltire e dolci ancora da sbranare, di noccioline e
frutti secchi, di numero che aspetti già dall’ambo, di nuova era che
ci inghiotte, di conti da far quadrare sempre, di disoccupati, precari,
cassaintegrati e delinquenti, di affetti che siedono ai miei fianchi,
di vivi che non devono morire, di morti che non sono mai morti, io
vorrei essere un pastore.
Vorrei seguir la lenta processione che poi finisce ai piedi di una
culla. Solo un minuto lì vorrei sostare, farmi accecare dalla Luce,
cambiare i miei occhi in potenti fari e seguitare a camminare dopo
avere visto Tutto.

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 12, 2013 at 06:56  Comments (5)