Still life

Come conchiglia
ch’è lascito di un fondo;
bellezza naturale che posa
e non si cura
di sbiechi arcobaleni in sue cavità più cieche.
Così quel ragazzetto col cane per la via
un soliloquio d’erba pestata
un fischio, due.
La carità ha voluto qui concepisse il nome
la bocca forestiera a bestemmie
l’aria in petto.
Più generosa quando l’età sta nelle mani
e i conti sono pubblici
netti, un bel richiamo
a nidi sopra gli alberi, a giochi
al desinare, in ore quasi sempre impossibili.
È in tensione
il fiore della vita soffiato:
oggi perdura
e qualche istante dopo è nel cuore della terra
nel delizioso campo inchiodato a margherite
che pare incontro al treno si gettino
talvolta, in giorni sopportati di vento
e di gazzarre.
Di squadre che contendono una sfera in cuoio,
e giacche,
gettate per far segno, sul prato, di confine.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 23, 2013 at 07:28  Comments (6)  

Empoli

Sei cambiata
non hai più
le mani callose
di vetraia
e cucitrice,
scomparso
è il lavoro.
Ma…
ti hanno
rifatto
la veste nuova
in una piazza
che lascia
sgomento.
Più non ci sono
le botteghe
i bei negozi
né si respira
aria tranquilla.
Per le tue vie
imbottite
di banche
mi sento
straniera.
.
Graziella Cappelli
Published in: on gennaio 23, 2013 at 07:20  Comments (18)  

Liberi di sognare

cos’è l’eternità
se non un battito di ciglia
due anime che si sono sfiorate
in una notte ubriaca di luna

eternità sono i cieli
gli spazi in cui sogni
convegno d’incontri
viaggiatori liberi di esistere
noi

astrofelia franca donà

Published in: on gennaio 23, 2013 at 06:59  Comments (5)  

Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere

Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere: Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore:  Si signore.
Passeggere: Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore: Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere: Come quest’anno passato?
Venditore: Più più assai.
Passeggere: Come quello di là?
Venditore: Più più, illustrissimo.
Passeggere: Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore:  Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore: Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere: A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore: Io? non saprei.
Passeggere: Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore: No in verità, illustrissimo.
Passeggere: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore: Cotesto si sa.
Passeggere: Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore: Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere: Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore: Cotesto non vorrei.
Passeggere: Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore: Lo credo cotesto.
Passeggere: Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore: Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere: Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?

Venditore: Appunto.

Passeggere: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore: Speriamo.
Passeggere: Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore: Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere: Ecco trenta soldi.
Venditore: Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

GIACOMO LEOPARDI

Published in: on gennaio 23, 2013 at 06:55  Comments (3)  

Affinità

 
ascolta quel vento  
viene da lontano
urla forte dentro
 .
soffia di un percepire
parla di un divenire
canta il tuo sentire
 .
da sempre è in te
porta il tuo cercare
affinità la puoi chiamare
 .
a volte la  riconosci a pelle
altre con il tuo pensare
ma sempre la più alta
è quella d’anime
 .
che si rincontrano
in corpi diversi
nello stesso tempo

Il Passero

Published in: on gennaio 23, 2013 at 06:50  Comments (12)