Per quanto amore ti amai

e nemmeno un bacio.
Nessun segno disperato mio
che ti rivelasse la mia illusione,
tutto nell’oblio
questo amore senza uomo
e senza dio.

Fatti da parte ora
lascia che passi il corteo
del mio dolore sul tuo petto
senza nemmeno un graffio
sul cuore
so bene di essere da dimenticare.

Maria Attanasio

Published in: on gennaio 31, 2013 at 07:49  Comments (7)  

La mia città

LA MI ZITÈ

Cum l’è bèla d’agàst la mi zitè!
Quànd al sòul al la brusa, e i monument
in cal silàinzi i um conten la so storia e
i um cumòven féin a tor’m i sentimént.
 .
Cum  l’è bèla d’agàst la mi zitè!
Con la so piàza vùda; du pinéin
i corrén drì ai pizòn sott’al Pudstè;
d’bànda un puvràtt al sà°na al so viuléin.
 .
Tri vcet i s’ein arpiatè par la calùra
dàintr’a Sant- Ptroni pr arsurèrs un poch
e comm se i sant i ni vdesser brìsa
i rasounen ed pulética anch’ in cisa.
 .
Cum l’è bèla d’agàst la mi zitè!
coi so purdgh chi van fèn a San Locca
ch’i um pèrén un bissòn zàl e smarlè.
 .
Am arcòrd ed quànd’i eran  ragazù
cuntèint con un panéin in tla bisàca
a févan ed còursa i quàterzàint pirù
 .
pr’intanères  strà  mèz al zèd ed mòur
zò par i brèguel, zugand a cucù
o par dèras al baséin dal prémm  amòur.
 .
Pò da là in vatta se a guardèvan zò
cal bèl spetàcuel as tuléva al fiè:
l’elegànza dal Torr, al rass di copp
as fèva esser cuntèint d’esser  nèd  qué!
 .
Cum l’è bèla d’agàst la mi zitè!
Se la nòt l’è piuvò sti turesùt
sugàndes i fommen e d’in tal mezdé
l’ am  pèr un zast ed pan apànna  sfurnè!

§

Com’è bella  in agosto la mia città!
Quando il  sole la brucia, e i monumenti
in quel silenzio mi raccontano la loro storia e
mi commuovono fino a perdere i sensi.
 .
Com’è bella  in agosto la mia città!
Con la sua piazza vuota;  due bambini
corrono dietro ai piccioni sotto al Podestà;
accanto un mendicante suona il suo violino.
 .
Tre vecchietti si sono nascosti per il caldo
in San Petronio per rinfrescarsi un po’
e come se i Santi non li vedessero
ragionano di politica anche in chiesa.
 .
Com’è bella in agosto la mia città!
con i suoi portici che vanno fino a San Luca
che sembrano una grande biscia gialla e smerlata
 .
Mi ricordo quando eravamo ragazzi
contenti con un panino in tasca
facevamo di corsa quei quattrocento gradini
 .
per infrattarci in mezzo alle siepi di more
giù per i Brigoli, giocando a nasconderci
o per scambiarci il bacio del primo amore
 .
Poi da lassù se guardavamo giù
quel bel spettacolo ci toglieva il fiato:
l’eleganza delle Torri, il rosso dei tetti
ci faceva essere contenti di essere nati qui.
 .
Com’è bella in agosto la mia città!
Se la notte è piovuto questi torresotti
asciugandosi  fumano e sul mezzogiorno
mi sembra un cesto di pane appena sfornato.

Viviana Santandrea

Published in: on gennaio 31, 2013 at 07:12  Comments (8)  

Fiducia

Quando si riacquista fiducia
si ristruttura il monumento
Un grido d’aquila
da sopra la cremagliera
s’alza verso sera
S’estende la forza danzante
nello spazio-tempo del divenire
il mutante, scioglie la cavigliera
distende l’arco, oltre la cordigliera.

Aurelia Tieghi

Published in: on gennaio 31, 2013 at 07:09  Comments (10)  

Preghiera per il Giorno del Ringraziamento

A THANKSGIVING PRAYER

Thanks for the wild turkey and
the passenger pigeons, destined
to be shat out through wholesome
American guts.
Thanks for a continent to despoil
and poison.

Thanks for Indians to provide a
modicum of challenge and
danger.
Thanks for vast herds of bison to
kill and skin leaving the
carcasses to rot.

Thanks for bounties on wolves
and coyotes.
Thanks for the American dream,
To vulgarize and to falsify until
the bare lies shine through.
Thanks for the KKK.
For nigger-killin’ lawmen,
feelin’ their notches.
For decent church-goin’ women,
with their mean, pinched, bitter,
evil faces.
Thanks for “Kill a Queer for
Christ” stickers.
Thanks for laboratory AIDS.
Thanks for Prohibition and the
war against drugs.
Thanks for a country where
nobody’s allowed to mind the
own business.
Thanks for a nation of finks.
Yes, thanks for all the
memories– all right let’s see
your arms!
You always were a headache and
you always were a bore.
Thanks for the last and greatest
betrayal of the last and greatest
of human dreams.

§

Grazie per il tacchino selvatico e per i colombi migratori,

destinati ad essere cagati da sani culi americani.

Grazie per un continente da saccheggiare e appestare.

Grazie per gli indiani, che fornivano quel minimo di pericolo e imprevisto.

Grazie per le grandi mandrie di bisonti da sterminare e scuoiare lasciando le carcasse a imputridire.

Grazie per le taglie su lupi e coyote.

Grazie per il sogno americano,

svilito e falsificato fino a che l’evidente menzogna non si è rivelata.

Grazie per il K.K.K.

Per gli sbirri ammazzanegri, che tastano le loro tacche.

Per le decorose bigotte

con quelle loro faccine grette, tese, acide, maligne.

Grazie per gli adesivi “Ammazza una checca per Cristo”.

Grazie per l’AIDS di laboratorio.

Grazie per il proibizionismo

e per la crociata antidroga.

Grazie per un paese dove a nessuno è permesso farsi i cazzi suoi.

Grazie per una nazione di delatori.

Sì, grazie per tutti questi ricordi…

O.K., fate un po’ vedere le braccia!

Siete sempre stati una seccatura, una rottura di coglioni, sempre.

Grazie per l’ultimo e più grande tradimento

dell’ultimo e più grande sogno dell’uomo.

WILLIAM SEWARD BURROUGHS

Published in: on gennaio 31, 2013 at 07:06  Comments (4)  

Come Icaro s’è fatto di vetro

Icaro

Come Icaro s’è fatto di vetro
– ed è –
come farne eufonia?
Sia.
Una donna trema
– quelle perle agli orecchi,
relitti corrosi di relitti –
come un’ ora d’aria.
Soffiatemi dentro
ve ne prego
Qui
si sta uno scempio
d’indigesto addio
Ora
un gesto familiare
unigenetico
sputo maledetto
così
familiare
così
per finire
Cadrei.
Vedete
Icaro
s’è fatto di vetro.

Antonio Blunda

Published in: on gennaio 31, 2013 at 06:52  Comments (2)