A Lara

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Sei nata
nel mio giardino
d’inverno
sopra una coltre
soffice
di foglie.
C’erano ancora
sugli steli nudi
bocci di rose
ricordo
di una calda
stagione.
Filtravano
da nubi nere
raggi di sole
che come lame
brillavano
sull’oro delle foglie.
Ti ho amata
quando
la tua pelle
sapeva
di latte
ma…
in fretta
sei cresciuta.
Ora tu…
appartieni all’Universo.
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Graziella Cappelli
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Published in: on febbraio 28, 2013 at 07:21  Comments (13)  

Desolazione

DESOLACIÓN

La bruma espesa, eterna, para que olvide dónde
me ha arrojado la mar en su ola de salmuera.
La tierra a la que vine no tiene primavera:
tiene su noche larga que cual madre me esconde.

El viento hace a mi casa su ronda de sollozos
y de alarido, y quiebra, como un cristal, mi grito.
Y en la llanura blanca, de horizonte infinito,
miro morir imensos ocasos dolorosos.

¿A quién podrá llamar la que hasta aquí ha venido
si más lejos que ella sólo fueron los muertos?
¡Tan sólo ellos contemplan un mar callado y yerto
crecer entre sus brazos y los brazos queridos!

Los barcos cuyas velas blanquean en el puerto
vienen de tierras donde no están los que son míos;
sus hombres de ojos claros no conocen mis ríos
y traen frutos pálidos, sin la luz de mis huertos.

Y la interrogación que sube a mi garganta
al mirarlos pasar, me desciende, vencida:
hablan extrañas lenguas y no la conmovida
lengua que en tierras de oro mi pobre madre canta.

Miro bajar la nieve como el polvo en la huesa;
miro crecer la niebla como el agonizante,
y por no enloquecer no cuento los instantes,
porque la noche larga ahora tan sólo empieza.

Miro el llano extasiado y recojo su duelo,
que vine para ver los paisajes mortales.
La nieve es el semblante que asoma a mis cristales;
¡siempre será su albura bajando de los cielos!

Siempre ella, silenciosa, como la gran mirada
de Dios sobre mí; siempre su azahar sobre mi casa;
siempre, como el destino que ni mengua ni pasa,
descenderá a cubrirme, terrible y extasiada.

§

La bruma spessa, eterna, affinchè dimentichi dove
mi ha gettato il mare nella sua onda di salamoia.
La terra nella quale venni non ha primavera:
ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.

Il vento fa alla mia casa la sua ronda di singhiozzi
e di urlo, e spezza, come un cristallo, il mio grido.
E nella pianura bianca, di orizzonte infinito,
guardo morire immensi occasi dolorosi.

Chi potrà chiamare colei che sin qui è venuta
se più lontano di lei solo andarono i morti ?
Tanto solo loro contemplano un mare tacito e rigido
crescere tra le sue braccia e le braccia amate!

Le navi le cui vele biancheggiano nel porto
vengono da terre in cui non ci sono quelli che sono miei ;
i loro uomini dagli occhi chiari non conoscono i miei fiumi
e recano frutti pallidi, senza la luce dei miei orti.

E l´interrogazione che sale alla mia gola
al vederli passare, mi riscende, vinta:
parlano strane lingue e non la commossa
lingua che in terre d´oro la mia povera madre canta.

Guardo scendere la neve come la polvere nella fossa;
guardo crescere la nebbia come l´agonizzante,
e per non impazzire non conto gli istanti,
perchè la notte lunga ora solo comincia.

Guardo il piano estasiato e racccolgo il suo lutto,
perchè venni per vedere i paesagggi mortali.
La neve è il sembiante che svela i miei cristalli;
sempre sarà il suo biancore che scende dal cielo !

Sempre essa, silenziosa, come il grande sguardo
di Dio su di me; sempre la sua zagara sopra la mia casa;
sempre, come il destino che non diminuisce ne passa,
scenderà a coprirmi, terribile e estasiata.

GABRIELA MISTRAL

Published in: on febbraio 28, 2013 at 07:17  Comments (7)  

Quale tempo è

Time2

Son sempre quei momenti
che ritornano
per parlarmi ancora

qual è il tempo che io vivo
il presente indefinibile

nel momento che lo pronuncio
nel momento che lo assaporo
svanisce in un passato
che diventa ricordo

l’attimo stesso si trasforma
in un infinito
dilatato nel tempo
che proietta il futuro
qual è il tempo che io vivo

Il Passero

Published in: on febbraio 28, 2013 at 07:10  Comments (11)  

Mi guardi con gli occhi del Paradiso

 
È a quella parola che mi volgi lo sguardo
Immensa la dolcezza  risplende
Ne sono certa attraverseremo questa vita
E saremo assieme in Paradiso
Intanto qua cerchiamo paradisi minori
Nel terreno dei nostri abbracci
In ulteriori incontri
Ci inoltriamo nei territori
Senza confini delle nostre mani
Nei corpi gli abbandoni
Le estasi azzurre e il rosso delle fiamme
Poi placati siamo così vicini qua sulla Terra
Ci cerchiamo le mani
Mi tieni per i capelli per non sentirmi scivolare via
Tienimi tienimi con te
E se sarà all’Inferno che finiremo
Giurami che dal Diavolo mi difenderai
Ma già non ci sei più
Non ci sono nè Paradisi nè Inferni
Nel grigio del resto dei giorni

azzurrabianca

Published in: on febbraio 28, 2013 at 07:07  Comments (7)  

Metamorfosi

Occhiali2
 
Purtroppo la memoria oggi s’è persa
non ricordiamo infamie ed ingiustizie,
così, per invertir la sorte avversa,
ritornan nostalgie per le nequizie.
 .
Vogliamo star tranquilli ed al calduccio
e invece che gridare il giusto sdegno
ci lamentiam come farebbe un ciuccio,
ed auspichiamo un uomo col suo legno.
 .
Qui si dovrebbe andar da un oculista
che visita precisa dovrà fare,
per farci un po’ correggere la vista.
 .
Saranno occhiali che dovrem portare,
perché svanisca alfin quell’illusione
che trasformò sciacallo in un leone.

Piero Colonna Romano

Published in: on febbraio 28, 2013 at 06:57  Comments (13)  

Ciò che ho scritto di noi

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull’erba
è la tua assenza
quando divento l’ultima luce all’ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.

NAZIM HIKMET

Published in: on febbraio 27, 2013 at 07:09  Comments (3)  

Fa ombra anche lo stelo

la colonna reclama troppo spazio
nella fuga prospettica
assale il suolo
ne nasconde di fatti soste passi
e
come fosse rovesciato
il cielo
sulle rive di un giorno inaspettato
una figura arresa

Cristina Bove

Published in: on febbraio 27, 2013 at 07:03  Comments (3)  

Rimorsi

pungono le spine
rimaste di dettagli
inariditi,
a proravia
seguono il tempo,
si affollano
dietro l’ultimo giorno
allo sportello,
cercano Dio
per filosofare.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 27, 2013 at 07:00  Comments (4)  

Raccolsi tutte le foglie cadute del pioppo

e le strinsi al petto
perché non riuscivo a distinguere il mio cuore
fatto a pezzi più volte.

aveva lividi di un sole lontano, il cielo.
attraverso i vetri
ci spazzava nel nulla un vento freddo.

Anileda Xeka

Published in: on febbraio 27, 2013 at 06:57  Comments (2)  

Non so

 
Per non so quale ordine
mi sono abituato
a dire grazie
al giorno che è passato.
La notte è buia
è impenetrabile.
Scorre le sue ore
nel mio sonno breve
senza tempo
e non riesco a ringraziarla.

Gavino Puggioni

Published in: on febbraio 27, 2013 at 06:53  Comments (3)