Crisalidi

Vivo il Karma del sarà, con mille madri
che m’imboccano tendendomi la mano.
Ma non è mai così tardi, e l’evento è mutante,
non irremovibile, incalpestabile.

Le sfere d’ora scorrono liete,
inconsapevoli, ignare dei trascorsi futuri.
“E sarà, sarà lo so, e sarò uomo di paglia.
Spaventerò i passeri, come ora fuggo i soli.”

Altererò il passato, rendendolo mollica;
spianerò i rilievi col credo del domani.
“E sarà, sarà lo so, sarò fuoco di paglia.
Impaurirò pensieri, come brucio i sentimenti.”

Così, muterò il futuro rendendolo mio figlio,
ostenterò il mio bozzolo, per farlo incuriosire.
Vincerò il mio esistere, mi batterò,
contemplerò di fronte, conscio delle spalle

Crisalidi avanzano;
è tempo d’attese.

Flavio Zago

Published in: on marzo 2, 2013 at 07:39  Comments (2)  

La gazzella selvaggia

THE WILD GAZELLE

The wild gazelle on Judah’s hills,
Exulting yet may bound,
And drink from all the living rills
That gush on holy ground:
Its airy step and glorious eye
May glance in tameless transport by.: –

A step as fleet, an eye more bright,
Hath Judah witness’d there;
And o’er her scenes of lost delight
Inhabitants more fair,
The cedars wave on Lebanon,
But Judah’s statelier maids are gone!

More blest each palm that shades those plains
Than Israel’s scatter’d race:
For, taking root, it there remains
In solitary grace:
It cannot quit the place of birth,
It will not live in other earth.

But we must wander witheringly,
In other lands to die;
And where our fathers’ ashes be,
Our own may never lie:
Our temple hath not left a stone.
And Mockery sits on Salem’s throne.

§

La gazzella selvaggia può ancora saltare
Gioiosa sui colli di Giuda,
Bere ai freschi ruscelli che sgorgano
Sul sacro suolo: con passo
Leggero e con occhio splendente
Vi guizza con slancio indomabile accanto.

Là Giuda ha visto un passo
Non meno agile, un occhio più lucente,
E in quei luoghi rimasti senza gioia
Abitanti più belli. Sul Libano
Ondeggiano i cedri, ma le nobili
Figlie di Giuda non vi sono più.

Più felice la palma che ombreggia quei piani
Della stirpe dispersa d’Israele:
Dove ha messo radici là rimane
In grazia solitaria;
Non può lasciare il luogo dove è nata,
Su una terra diversa non vivrebbe.

Ma noi dobbiamo vagare inaridendo
Per morire in altre contrade
E dove sono le ceneri dei padri
Le nostre non potranno mai posare:
Del nostro tempio non rimane pietra,
Siede lo Scherno sul trono di Salem.

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on marzo 2, 2013 at 07:31  Comments (1)  

Eppure vivo

Picking Grass

Sto meditando
sullo strazio della vita,
sull’inutile dolore,
sulle promesse eterne,
sulle vane speranze.

Vita dovuta,
non richiesta,
vita sbattuta
tra arcane promesse,
vita perduta
in dubbi solenni.

Tortuosa è la via
dell’uomo che va,
senza ritorno, lontano
lontano, stanco
di vivere e di morire
più e più volte,
di giorno e di notte.

Eppure mi piace
ogni tanto gioire,
portare a spasso
la mia vita di sasso;
sentire la pioggia
che batte sul tetto
e il vento che sferza
gli alberi frondosi;
prendere in mano
un ciuffo d’erba,
vedere il monte
che nasconde il sole.

Eppure vivo…
e vivrei mill’anni.

Nino Silenzi

Published in: on marzo 2, 2013 at 07:00  Comments (5)  

Per aprire spazi

Avevo la ricchezza degli affetti,
un cielo e soprattutto un mare
preziosi ostaggi dentro i pugni chiusi
in cambio della mia serenità.

Nonostante ciò, ingenuo volavo
con ali di fortuna accarezzata
dai mille venti che sentivo amici
e dagli anni d’un eterno luna park.

Pedinavo le più estreme nubi,
le più subdole allora le credevo,
predisposte ad alterare azzurri.
Raschiavo grigi per aprire spazi.

Dall’alto riguardavo l’orizzonte
e l’onde nel risucchio di correnti,
capricci d’acqua e sale benedetti.
Raschiavo aria per aprire spazi.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 2, 2013 at 06:58  Comments (1)  

E’ un tuono quel che sento

 
di lontano giunge a rompere
il silenzio d’una lunga attesa
irrompe il suo rumore
sordo e profondo
lascia capire il dolore
per l’assenza delle stelle…
E dov’è la luna?
Faro nella notte
certo fa il viandante
lungo il suo cammino
ora smarrito cerca
lo sguardo la direzione …
Inganna il baluginare
del lampo intermittente
a illuminare il niente
vaga immagine chiara
che al fin s’adombra…

Antonietta Ursitti

Published in: on marzo 2, 2013 at 06:57  Comments (4)