Vento forza dodici

Octopus

Inizia il viaggio e…
emozioni strane sensazioni
mentre caos confusioni
m’accalcano il cervello
pensando quanto è bello
essere innamorati
amare d’amore amati
esistere con tanta forza
vivere come in sosta
nel niente che dà
il sogno realtà
di trovarsi in vacanza in stanza
su un lago e la vampa
che prorompe sboccia
come cento braccia di polipi
e giorno notte soffia
come vento forza dodici
mani incontrate
carni sfiorate
antichi pensieri impudichi
sopiti fra intrichi di dadi e viti…

e iniziando il ritorno
la realtà finisce
e torna sogno attraverso il ricordo
mentre si affievolisce.

Sandro Sermenghi

Published in: on marzo 6, 2013 at 07:48  Comments (1)  

Perdersi per strada

L’iride riflette
sassi lucenti e sparsi
come ombre distanti,
appiccicose e spente,
come fantasmi assenti
che tardano a tornare.

Scruto, lo sguardo intorno
tendo,
e vago nel vermiglio
dei rami già dolenti,
spogli,
che s’agitano incomposti
cercando d’afferrare
un sogno che s’è spento.

Qua e là raccolgo,
pigro,
i segni d’un presente,
voci e segnali
assenti
che sembrano tornare.

Vuoto lo schermo, ormai!
Lente parole scrivo
che volano lontane
e lasciano sospesi,
sogni, pensieri e voci
che portano l’angoscia,
il vuoto d’un passato
che stenta a ritornare,
ch’è inutile aspettare.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 6, 2013 at 07:45  Comments (2)  

Femmina vera

 
La vedo nel sogno…
e  l’agogno
.
Una  donna  sincera
generosa, gioiosa;
 .
una  femmina  vera
d’amare  all’eccesso,
con  tutte  le  chances
concesse  dal  sesso
 .
La  realtà  si  contorna
prende visione …
 .
inizia il magico rito
delle esaltazioni;
 .
i  corpi si cercano
per l’unica ragione,
 .
esultano,  ora,
 .
i  fremiti…
 .
delle emozioni

Ciro Germano

Published in: on marzo 6, 2013 at 07:04  Comments (1)  

Vita notturna

Ho ingannato il tempo
ad accarezzare le farfalle
dei miei sogni
inseguendo falene
al chiarore delle stelle.

Innamorata della luna
mi son immersa
nel suo bagno di luce.

Ma ho perso la rugiada del mattino.

Sandra Greggio

Published in: on marzo 6, 2013 at 06:54  Comments (8)  

Ruiter – Cavaliere

Escher

MAURITS CORNELIS ESCHER  –  1946

Published in: on marzo 6, 2013 at 06:52  Lascia un commento  

La caduta

Walking with Stick

Quando Orïon dal cielo
Declinando imperversa;
E pioggia e nevi e gelo
Sopra la terra ottenebrata versa,

Me spinto ne la iniqua
Stagione, infermo il piede,
Tra il fango e tra l’obliqua
Furia de’ carri la città gir vede;

E per avverso sasso
Mal fra gli altri sorgente,
O per lubrico passo
Lungo il cammino stramazzar sovente.

Ride il fanciullo; e gli occhi
Tosto gonfia commosso,
Che il cubito o i ginocchi
Me scorge o il mento dal cader percosso.

Altri accorre; e: oh infelice
E di men crudo fato
Degno vate! mi dice;
E seguendo il parlar, cinge il mio lato

Con la pietosa mano;
E di terra mi toglie;
E il cappel lordo e il vano
Baston dispersi ne la via raccoglie:

Te ricca di comune
Censo la patria loda;
Te sublime, te immune
Cigno da tempo che il tuo nome roda

Chiama gridando intorno;
E te molesta incìta
Di poner fine al Giorno,
Per cui cercato a lo stranier ti addita.

Ed ecco il debil fianco
Per anni e per natura
Vai nel suolo pur anco
Fra il danno strascinando e la paura:

Nè il sì lodato verso
Vile cocchio ti appresta,
Che te salvi a traverso
De’ trivii dal furor de la tempesta.

Sdegnosa anima! prendi
Prendi novo consiglio,
Se il già canuto intendi
Capo sottrarre a più fatal periglio.

Congiunti tu non hai,
Non amiche, non ville,
Che te far possan mai
Nell’urna del favor preporre a mille.

Dunque per l’erte scale
Arrampica qual puoi;
E fa gli atrj e le sale
Ogni giorno ulular de’ pianti tuoi.

O non cessar di porte
Fra lo stuol de’ clienti,
Abbracciando le porte
De gl’imi, che comandano ai potenti;

E lor mercè penètra
Ne’ recessi de’ grandi;
E sopra la lor tetra
Noja le facezie e le novelle spandi.

O, se tu sai, più astuto
I cupi sentier trova
Colà dove nel muto
Aere il destin de’ popoli si cova;

E fingendo nova esca
Al pubblico guadagno,
L’onda sommovi, e pesca
Insidioso nel turbato stagno.

Ma chi giammai potrìa
Guarir tua mente illusa,
O trar per altra via
Te ostinato amator de la tua Musa?

Lasciala: o, pari a vile
Mima, il pudore insulti,
Dilettando scurrile
I bassi genj dietro al fasto occulti.

Mia bile, al fin costretta,
Già troppo, dal profondo
Petto rompendo, getta
Impetuosa gli argini; e rispondo:

Chi sei tu, che sostenti
A me questo vetusto
Pondo, e l’animo tenti
Prostrarmi a terra? Umano sei, non giusto.

Buon cittadino, al segno
Dove natura e i primi
Casi ordinàr, lo ingegno
Guida così, che lui la patria estimi.

Quando poi d’età carco
Il bisogno lo stringe,
Chiede opportuno e parco
Con fronte liberal, che l’alma pinge.

E se i duri mortali
A lui voltano il tergo,
Ei si fa, contro ai mali,
Della costanza sua scudo ed usbergo.

Nè si abbassa per duolo,
Nè s’alza per orgoglio.
E ciò dicendo, solo
Lascio il mio appoggio; e bieco indi mi toglio.

Così, grato ai soccorsi,
Ho il consiglio a dispetto;
E privo di rimorsi,
Col dubitante piè torno al mio tetto.

GIUSEPPE PARINI

Published in: on marzo 6, 2013 at 06:36  Comments (1)