Le rose di Natale

Rose di Natale

LES ROSES DE NOËL

Quand nous étions le verre qu’on renverse
Dans l’averse un cerisier défleuri
Le pain rompu la terre sous la herse
Ou les noyés qui traversent Paris

Quand nous étions l’herbe jaune qu’on foule
Le blé qu’on pille et le volet qui bat
Le chant tari le sanglot dans la foule
Quand nous étions le cheval qui tombe

Quand nous étions des étrangers en France
Des mendiants sur nos propres chemins
Quand nous tendions aux spectres d’espérance
La nudité honteuse de nos mains

Alors alors ceux-là qui se levèrent
Fût-ce un instant fût-ce aussitôt frappés
En plein hiver furent nos primevères
Et leur regard eut l’éclair d’une épée

Noël Noël ces aurores furtives
Vous ont rendu hommes de peu de foi
Le grand amour qui vaut qu’on meure et vive
A l’avenir qui rénove autrefois

Oserez-vous ce que leur Décembre ose
Mes beaux printemps d’au delà du danger
Rappelez-vous ce lourd parfum des roses
Quand luit l’étoile au dessus des bergers

Au grand soleil oublierez-vous l’étoile
Oublierez-vous comment la nuit finit
Lorsque le vent soufflera dans les voiles
Oublierez-vous la mort d’Iphigénie

Pleure la pourpre aux ailes des pâquerettes
Ou s’il y perle une sueur de sang
Oublierez-vous la hache toujours prête
Les verrez-vous avec des yeux absents

Le sang versé ne peut longtemps se taire
Oublierez vous d’où la récolte vient
Et le raisin des lèvres sur la terre
Et le goût noir qu’en a gardé le vin

§

Quando eravamo il bicchiere rovesciato
Un ciliegio sfiorito nei turbini bigi
La terra sotto l’erpice il pane spezzato
O gli annegati che traversano Parigi
Quando eravamo fieno giallo pestato
Il grano saccheggiato e l’imposta battente
Il canto che smuore la folla piangente
Quando eravamo il cavallo stramazzato
Quando privi in Patria di cittadinanza
Andavamo raminghi senza domani
Quando tendevamo a spettri di speranza
La vergognosa nudità delle mani
Allora quelli che scesero in strada
Foss’anche un momento per subito cadere
Furono in pieno inverno le nostre primavere
Il loro sguardo fu il lampo di una spada
Natale Natale quelle aurore furtive
Restituirono a voi uomini di poca fede
Il grande amore per cui si muore e si vive
Il domani che di ieri si fa erede
Oserete ciò che il loro dicembre osa
Mie belle primavere di scampato pericolo
Ricordate l’intenso profumo di rosa
Quando la stella ai pastori fu veicolo
In pieno sole scorderete la stella
Scorderete come finì quella notte
Quando il vento tenderà le scotte
Scorderete la morte d’Ifigenia bella
Piange la porpora sulle ciglia delle prataiole
O se s’imperlano d’un sudor di sangue
Scorderete la scure sempre in cerca di gole
Le vedrete con occhio che assente langue
Non può a lungo tacere il sangue versato
Scorderete donde venne il raccolto
E l’uva delle labbra sul terreno sconvolto
E il gusto amaro che il vino ne ha serbato

LOUIS ARAGON

Published in: on marzo 7, 2013 at 07:35  Comments (1)  

Una storia

 
Amici cari vi vorrei narrare
una storiella, tanto per parlare.
Odor d’allegoria c’è in questi versi,
ma io confido che non vadan persi.
 .
Un tempo in Grecia visse parcamente
un uomo brutto in mezzo a bella gente.
Non era solo brutto il poverino
per moglie avea Santippe…ah che destino !
 .
“Io so di non sapere” egli diceva
però di non saper…lui lo sapeva
e tutto si spendeva per mania
e di ricerca e di filosofia.
 .
Il dubbio lo attirava del profondo,
del Concetto, dell’Io, dell’Uomo e il Mondo
e il metodo maieutico decise,
appreso dalla madre levatrice.
 .
Domande a destra e a manca lui faceva,
la gente, che con lui prima rideva,
a poco a poco gli voltò le spalle,
a quel tapin che triturava palle.
 .
Messo alle strette dalla maldicenza
portò all’estremo far la sua coerenza
e scelse di morire avvelenato,
avendo gran rispetto per lo Stato.
 .
Egli ci lascia i grandi insegnamenti
d’essere onesti ed essere coerenti,
amore tanto aver per le persone
e a comportarci meno da coglione.

Piero Colonna Romano

Published in: on marzo 7, 2013 at 07:28  Comments (17)  

In viaggio

Mi trovo tra
comete e mari
a navigare
e suoni mi spingono
lontano
ma
mormora sotto
la
città fantasma
olezza fumo e
miseria e mi chiama
e allor volteggio
e mi immergo
ancora
nelle lacrime.

Tinti Baldini

Published in: on marzo 7, 2013 at 07:04  Comments (13)  

Non è un fulmine a ciel sereno, non è una doccia fredda

sono abituata a rinfrescarmi una volta al giorno
ad essere colpita da pezzi di muro tagliente
o da schegge, portate da vento.

le mie mani si screpolano d’inverno
mentre bevo e mi ubriaco per scaldare questo vuoto.
c’è chi ha paura di dire la verità
ma le cose accadono – le cose accadono sempre
per sollevare dubbi, smuovere l’inconscio

mentre chi pensa di controllare il mondo
trova l’amore in un vetro rotto.

Michela Turchi

Published in: on marzo 7, 2013 at 07:03  Comments (6)  

Un attimo di felicità

Brandelli di fumo
tracce d’inverno
per chi a stento
poggia passi pesanti

la crisi taglieggia
la vita di ognuno
e lo sguardo è smarrito

si depone lo scettro
del fiero giorno
il cinema o la gita
la vita di ieri

chiusi in casa
a contare gli spicci
una tombola, chissà

ripensarsi bambini
per poco
un momento
un attimo di felicità

Maristella Angeli

Published in: on marzo 7, 2013 at 06:59  Comments (12)