Donna

 
Donna donna
amore amore
sono uguali queste parole.
Primula gialla campestre
soleggi mondi in feste
e del sole tu ti vesti
mentre arrotondi il mondo
come il tuo grembo tondo
quando alla vita dai la vita
tu che ti rinnovi come il vomero la terra
sradicando dolori fino in fondo al cuore
e ripianti la vita, l’amore,  come gramigna al sole
e poi ti accontenti di tenere  parole.
donna donna
amore amore
sono uguali queste  parole.

Rosy Giglio

Published in: on marzo 13, 2013 at 07:48  Comments (10)  

Un pino

Fichtenbaum

EIN FICHTENBAUM STEHT EINSAM

Ein Fichtenbaum steht einsam
Im hohen Norden auf kahler Höh’.
Ihn schläfert, mit weisser Decke
Umhüllen ihn Eis und Schnee.

Er träumt von eine Palme,
Die, fern im Morgenland,
Einsam und schweigend trauert
Auf brennender Felsenwand.

§

Un pino sta solitario,
nell’Artide, sulla nuda vetta.
Dorme: in un mantello candido
l’avvolgono ghiaccio e neve.
Dorme, e sogna di una palma,
lontana, in terra d’Oriente,
che sola e tacita piange
sull’arsa parete di pietra.
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HEINRICH HEINE
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Published in: on marzo 13, 2013 at 07:39  Comments (4)  

La mia voce

 
Cammina parola, nel rivelarti
cammina.
A capo altero se vuoi ma, non fermarti.
A capo chino se altro non puoi, ma
per chi sai vai, cammina.
 .
Troverai una scala un giorno
forse.
Tu sali, non fermarti.
Avrà gradini senza ritmo
gradini sbrecciati quella scala
ma tu sali, parola, non fermarti, sali.
 .
Se mai
sarai alta, parola
sali ancora, non sederti, sali.
Però ricordati di me,
delle amarezze fino alle lacrime
mentre sentivo parole alte volare
tanto, da non riuscire ad ascoltare.

Giampietro Calotti C.

Published in: on marzo 13, 2013 at 07:37  Comments (4)  

Nera figura tutta nera

Mendicante

Nera figura tutta nera nero scialle
nera lunga fino ai piedi palandrana
nere pantofole di grezza pezza ancor
di lei il ricordo in Milano via Celoria
negli anni miei oggi lontani mendicava
lì solo studenti di passaggio o quasi
a quelle ore assai preste del mattino
politecnico scienze come medicina
qual buona sorte e sperato auspicio
per un esame da dare e poi da superare
più di uno spicciolo risuonando forte
nel piattino di metallo nero lì cadeva
con cura posto lì a lei vicino vecchia
tremolante vecchia su un instabile sgabello
seduta lì quale destin ultimo triste giunta
sfatta sfinita quasi consunta cinquant’anni
di meretricio forse di più passati in bordelli
di piacere case e angoli di strade il marciapiede
forzati amplessi falsi sorrisi baci a lei rubati
di guadagno fonte dello stato per tenutarie prima
di un giovane pappone dopo che anziano
poi inabile lei a quel triste mestiere diventata
ancora misera alla questua allor portava
povera vecchia sola senza affetti donna
vigliaccamente che vigliacco ancor sfruttava.

Giovanni Gianpaolo Casarini

Published in: on marzo 13, 2013 at 07:15  Comments (5)  

Quasi primavera

Scivola, il gelo.
Andrà presto a perdersi
tra le fibre snervate di rami
scioccati sugli avanzi di foglie
graziate dall’ultimo fiato dell’inverno.
Gli occhi e il cuore il primo verde cattura.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 13, 2013 at 07:10  Comments (3)