Angeli che sorridono al “Lercaro”

 
Strazianti attimi di assoluta Assenza.
Un brutto verso, come tu dici o poeta?
ma vissuti ogni istante in quel dentro
violato e demente, sconvolto nel vuoto.
 .
Angelo in terra che sorridi, forza di amore
in ogni tempo, di coraggio a cuori dispersi
ritornati bambini, e riuscire  sfiorare una
volta ancora, il sereno viso di una madre.
   .
Lieti pomeriggi, lasciati dentro domeniche
finite. Di pensieri scambiati tra lievi silenzi,
alle volte.
Trattenute al suo seno, tornavano sensi di
colpa, sentirle il cuore pulsare fra le  mani.
 .
In quella “Casa” vi è riunita ogni resto di vita
che scorre lenta, come un fiume in pianura.
Solo il tuo amore, Angelo in terra che sorridi
dona placido corso e non c’è paga che tenga
per fare supplenza.
 .
Angelo  in terra che sorridi. Schiere tra noi.
 .
E noi?
Noi, presto dimentichiamo.

Giampietro Calotti C.

Dedicata a Emanuela

Published in: on marzo 22, 2013 at 07:41  Comments (4)  

Il gelo della morte era sul vetro

THE FROST OF DEATH WAS ON THE PANE

The Frost of Death was on the Pane –
“Secure your Flower” said he.
Like Sailors fighting with a Leak
We fought Mortality.

Our passive Flower we held to Sea –
To mountain – to the Sun –
Yet even on his Scarlet shelf
To crawl the Frost begun –

We pried him back
Ourselves we wedged
Himself and her between –
Yet easy as the narrow Snake
He forked his way along

Till all her helpless beauty bent
And then our wrath begun –
We hunted him to his Ravine
We chased him to his Den –

We hated Death and hated Life
And nowhere was to go –
Than Sea and continent there is
A larger – it is Woe –

§

Il gelo della morte era sul vetro –
“Salva il tuo fiore” disse.
Come contro una falla i marinai
Noi resistemmo alla mortalità.

Passivo il nostro fiore offrimmo al mare –
Alla montagna – al sole –
Ma persino sul suo rosso scaffale
S’insinuava il gelo –

Lo respingemmo indietro
Frapponemmo noi stessi
Tra lui e lei in mezzo –
Ma svelto come l’esile serpente
La via s’apriva innanzi

Finché l’inerme bellezza cedette
E allora cominciò la nostra rabbia –
E lo cacciammo fino alla sua forra
E lo braccammo fino alla sua tana –

Morte odiavamo e odiavamo vita
E nessun luogo c’era dove andare –
Qualcosa c’è più che il mare e la terra
Vasto – è il dolore –

EMILY DICKINSON

Published in: on marzo 22, 2013 at 07:24  Comments (4)  

Le tue parole erano carne

e avevano mani sprofondate nelle mie
radici profonde nell’anima.

perdersi poi ad ogni costo fu così vano
se non dentro l’un l’altro
fatalmente.

Anileda Xeka

Published in: on marzo 22, 2013 at 07:23  Comments (3)  

Le nostre povere madri

Le nostre povere madri,
con le mani incrociate sul petto,
avvolte in un abito nero,
mute se ne stanno al buio,
al freddo,
dove i lumini non danno luce,
non scaldano.
Le nostre povere madri,
che hanno sofferto per noi,
che hanno sussultato ai nostri teneri pianti,
che si sono svegliate nella notte a darci il loro latte,
a cambiarci i pannolini e lavarci.
Queste madri vituperate,
insultate,
che ci opprimono con i loro consigli,
che vorrebbero darci il miele del mondo
mentre noi scalpitiamo,
queste povere madri
ci tolgono la libertà,
ci sottraggono l’aria,
ci impediscono di volare.
Queste madri assillanti,
che vedono il bene ed il male,
che guidano,
incitano,
parlano spesso a sproposito,
non capiscono che siamo diversi,
che vogliamo sbagliare,
che vogliamo provare,
che vogliamo crescere da soli.
E poi il silenzio,
un lumino che accompagna le nostre giornate,
ed il nostro urlo di dolore,
i nostri richiami inutili davanti ad una foto e dei fiori:
“Mamma, perché non mi aiuti?
Perché mi abbandoni”?
Le nostre lacrime non lavano ormai
le ansie del nostro cuore!

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 22, 2013 at 07:03  Comments (4)  

Lezione di Salsa

 
alla fine inebriata
saluto e vado via
nella mente
Uno-due-tre-cinque-sei-sette-
Uno-due-tre-cinque-sei-sette-
foggio passi nella neve
tutta sola nella notte
alla luce dei lampioni
Uno-due-tre-cinque-sei-sette-
Uno due-tre-cinque-sei-sette-
nulla sento in corpo
che solo pizzicori d’allegria
mentre nell’aria fredda
danzo la prima-vera
Uno-due-tre-cinque-sei-sette-
Uno-due-tre-cinque-sei-sette-
al rosso ripeto la salsa in sequenza
son fuori dal mondo sono dentro i sogni
il freddo non esiste
sono petali di margherite la neve che scende
uno-due-tre-cinque-sei-sette
uno-due-tre-cinque-sei-sette-

Rosy Giglio

Published in: on marzo 22, 2013 at 06:53  Comments (4)