Ai giovani

A LOS JOVENES

¿Qué les queda por hacer a los jóvenes
en este mundo de paciencia y asco?
¿sólo grafitti? ¿rock? ¿escepticismo?
también les queda no decir amén
no dejar que les maten el amor
recuperar el habla y la utopía
ser jóvenes sin prisa y con memoria
situarse en una historia que es la suya
no convertirse en viejos prematuros

¿qué les queda por hacer a los jóvenes
en este mundo de rutina y ruina?
¿cocaína? ¿cerveza? ¿barras bravas?
les queda respirar, abrir los ojos
descubrir las raíces del horror
inventar paz así sea a ponchazos
entenderse con la naturaleza
y con la lluvia y los relámpagos
y con el sentimiento y con la muerte
esa loca de atar y desatar

¿qué les queda por hacer a los jóvenes
en este mundo de consumo y humo?
¿vértigo? ¿asaltos? ¿discotecas?
también les queda discutir con dios
tanto si existe como si no existe
tender manos que ayudan, abrir puertas
entre el corazón propio y el ajeno
sobre todo les queda hacer futuro
a pesar de los ruines de pasado
y los sabios granujas del presente.

§

Che cosa resta da fare ai giovani
in questo mondo di pazienza e nausea?
Solo graffiti? Rock? Scetticismo?
Ancora resta di non dire amen,
di non lasciare che gli uccidano l’amore,
recuperare la parola e l’utopia,
essere giovani senza fretta e con memoria,
situarsi in una storia che è la loro,
non trasformarsi in vecchi prematuri.

Che cosa resta da fare ai giovani
in questo mondo di routine e rovina?
Cocaina? Birra? Bravate?
Resta loro respirare, aprire gli occhi,
scoprire le radici dell’orrore,
inventar pace anche in modo disordinato,
trovare armonia con la natura,
e con la pioggia ed i lampi,
e col sentimento e con la morte,
quella matta da legare e slegare.

Che cosa resta da fare ai giovani
in questo mondo di consumo e fumo?
Vertigine? Assalti? Discoteche?
Resta loro anche discutere con Dio,
tanto se esiste che se non esiste
tendere mani che aiutano, aprire porte
tra il proprio cuore e quello dell’altro;
soprattutto, resta loro fare futuro
nonostante i meschini del passato
e i saggi ipocriti del presente.

MARIO BENEDETTI

Published in: on marzo 23, 2013 at 07:48  Comments (2)  

Altro non è

sotto questo cielo nudo
slego le ore

il tempo

altro non è
che un groviglio di vento.

astrofelia franca donà

Published in: on marzo 23, 2013 at 07:37  Comments (4)  

Puledri bradi

Li senti galoppare da lontano,
gli zoccoli di panno e di sospiri,
sfiorarti i mille rivoli del cuore
per farli, sempre più sentire vivi.
Lo sguardo non si lascia accontentare
e punta sempre oltre l’orizzonte,
ma tutti i fiati a fianco della sfera
n’annebbiano il cristallo del domani.

“Mani di pane, quel bambino,
che stringeva dentro il petto
il canto antico del cavallo
criniera indocile alla fune;
e le dolci parole, sacro giardino,
di lumache curiose e piante rare,
distese ai raggi del mattino,
ed ebbre, e già piene di tepore.”

Li senti galoppare dentro al sogno,
violare cinte, fossi e staccionate
lanciare al vento il tempo di finzioni,
mostrare il mero, il semplice, il reale.
L’orizzonte, per un attimo si placa,
ridandoti lo sguardo per vedere,
cosa poggia sul tuo petto di soldato,
così ritrovi, vecchie mani di bambino.

Flavio Zago

Published in: on marzo 23, 2013 at 07:26  Comments (3)  

Blu rococò

Gelato blu

Mentre mangio il gelato sfizioso
guardo dentro il ripien bicchierino
che contiene un sapore divino
e ha l’esterno di un blu rococò.

Lo riguardo e lo vuoto voglioso
ed ansioso all’idillio io penso
mentre s’ingegna il cervello intenso
fin dall’inizio: ci riuscirò?

Poi lavoro ed insisto giocoso
inchiostrare mi dà un’emozione
che non so più se sono un coglione
o se alla fine aedo sarò!

Sandro Sermenghi

Published in: on marzo 23, 2013 at 07:19  Comments (1)  

Inconcludenze

Siamo vere e fragili immagini
appena perse in una piazza di città
con lunghe ombre da tramonto
che s’affastellano in fila indiana
alla mensa dei poveri.
Abbiamo contato le foglie dei platani
a terra e lunghe vestigia di traffico antico
separato dai colli addomesticati
dal nodo scorsoio che separa città e campagna.
Adesso che è tempo d’andare sottili nel vento
senza remore per catturare pidocchi,
adesso che è tempo di morire sfiancati
senza sguardi alti nel cielo,
ci fermiamo un solo momento
per indicare l’unica strada che porta al macello.
E’ stretta tra due mura private non concede niente alla vista.
E’ il paradiso dei poveri ricchi, sempre più soli
per invitar la gente (che nega l’approccio)
per non sentirsi in credito vista l’offerta
sempre più massiccia di futili totem
ormai sorpassati.
Si vive una volta sola, ma i parametri usati
non servono più. 

Lorenzo Poggi

Published in: on marzo 23, 2013 at 06:52  Comments (2)