Un milione di grazie

Non so se vi capita mai di vedere quel numeretto che figura in fondo, ma proprio in fondo alla nostra pagina del Cantiere. Oggi ho dato un’occhiata ed ho visto una cifra esagerata, insperata, insolita per un blog di poesia. Abbiamo, anzi avete superato il milione di accessi al sito. E’ un traguardo inimmaginabile che mi riempie di orgoglio e gratitudine, e che mi spinge a continuare con rinnovate energie in questo volo iniziato più di quattro anni fa, consapevole della vostra affettuosa partecipazione e della vostra amicizia. Grazie a tutti per essere lì, pronti ogni giorno a partire sulla nostra mongolfiera verso i cieli della poesia.

Il Cantiere

Published in: on marzo 25, 2013 at 17:40  Comments (21)  

La morte del cardellino

Chi pur ieri cantava, tutto spocchia,
e saltellava, caro a Tita, è morto.
Tita singhiozza forte in mezzo all’orto
e gli risponde il grillo e la ranocchia.
La nonna s’alza e lascia la conocchia
per consolare il nipotino smorto:
invano! Tita, che non sa conforto,
guarda la salma sulle sue ginocchia.
Poi, con le mani, nella zolla rossa
scava il sepolcro piccolo, tra un nimbo
d’asfodeli di menta e lupinella.
Ben io vorrei sentire sulla fossa
della mia pace il pianto di quel bimbo.
Piccolo morto, la tua morte è bella!

GUIDO GOZZANO

Published in: on marzo 25, 2013 at 07:44  Comments (7)  

Arasce

 

 

(di storia racconto e di ricordi e di streghe e di fate)

 
Lento cammino su quell’Julia strada,
passo fontane e ulivi e ponti e tombe
e scintillar dall’alto vedo il mare,
col galleggiar d’un’isola fatata
 .
cinta di spuma e voli di gabbiani,
narra e lusinga e dice di magie.
Color lucenti abbagliano la mente,
e danno ombra antichi ed alti faggi.
 .
Par qui d’udir d’antiche marce l’eco
e il rotolar dei carri dei Romani
che Augusto volle aprisser quella via,
per Gallia e Spagna al suo voler domare.
 .
Vetuste lastre calco nell’andare,
e ancora imprecan Liguri ribelli
che vanamente persero la vita,
quegl’invasor tentando d’arrestare.
 .
Rovi di more e splendide ginestre,
corona son a quella via olezzante
di rosmarino e salvia e di lavanda,
mentre friniscon sotto il sol cicale.
 .
Dietro una svolta all’improvviso appare
di croce priva un’inquietante chiesa.
Ebbe l’onor di primo tempio un giorno,
Sant’Anna sconsacrata e abbandonata.
 .
Vola lo sguardo di là da una grata,
là sull’altar capovolta è una croce.
Gemono al vento dei boschi le fronde,
e scure ombre danzan tra quei tronchi.
 .
Turbato vado ancor per quella strada,
lenta così Sant’Anna s’allontana.
Monti s’innalzan alla mia destra alti,
digradan selve  per la riva a manca.
 .
Solo i miei passi odo in quel silenzio,
del mar l’azzurro penetra quel verde,
e  il suo sospiro da lontan mi giunge
…di calma un senso nel mio cuore scende.
 .
Poi è un arco antico che incornicia un sogno,
chiesetta appar, romanico l’aspetto.
E’ Santa Croce e contro il ciel si staglia
…la Gallinara pulsa nello fondo.
 .
Intimo e spoglio è l’ interno sacrale,
pace regala e riflessione esige,
filtra una luce cangianti colori,
da feritoie e da finestre pinte.
 .
Byron passò sotto quell’arco un giorno,
e lo ammaliò veder tanta bellezza.
Pianse su quel piazzal sotto la chiesa,
commosso dai colori e da fragranze.
 .
Per rimirar quel mare quindi scendo,
m’abbaglia il suo brillare in mezzo ai rami
che odorano di resina e nel golfo
Alassio già trionfa nella luce.
 .
D’antica storia vien d’Alassio il nome:
d’Ottone di Sassonia fu Adelasia
m’amando il suo scudier, che fu Aleramo,
nacque una figlia e fu chiamata Alaxia.
 .
Cacciati dai castelli, in ‘ste contrade
si rifuggiaron dopo aspro cammino.
M’alfine col perdon del gran sovrano,
marchesi furon di ferrea corona.
 .
Volgo lo sguardo alla turrita Albenga,
stordisce quel turchese, strega il mare,
e volano i  gabbiani dentro un sogno.
Il sole già tramonta nella baia
 .
e lentamente Ingaunia s’addormenta.
Di  Capo Mele il faro già s’infiamma,
la strada del ritorno a barche segna.
Di luci Arasce brilla… ed è un incanto.
 .
Di quel fatato luogo e i suoi  colori,
nel cuore rimarran con nostalgia,
ricordi tristi e dolci che non scordi,
di terra pien d’amore e gran malia.

Piero Colonna Romano

Published in: on marzo 25, 2013 at 07:44  Comments (16)  

Per una carezza

 
Smisurata voglia di carezze
che illanguidisce lo sguardo
in una trasparente dolcezza.                         
Sublimazione di amaro dolore
e sofferenza d’un cuore
che sa donare ciò che brama
in una sintesi di quell’amore
che gli è deserto e arsura.

Elide Colombo

Published in: on marzo 25, 2013 at 07:42  Comments (4)  

L’aroma del caffè

 
Ora i tuoi occhi approdano
verso un nuovo colore,
perso sfumato.
Lontano,
nascondono sorrisi,
afferrano miraggi
che sfiorano,
appena-appena,
l’altra faccia dell’amore.
 .
E…intanto…
il tempo assedia il fatato fuoco del desiderio,
lo spazio da oltrepassare,
guado dopo guado,
nell’aria che trema.
 .
Attento,
il caffè diventa freddo,
perde il suo aroma.

Maria Rosaria Rozera

Published in: on marzo 25, 2013 at 07:39  Comments (3)  

Cela l’affanno

 
Mi dicevano
quando rimestavo ricordi
di guerra e morte
leccavo foto ingiallite
per trovar radici.
.
Ora non rimesto nè lecco
ma l’affanno resta
grigio in grovigli
senza scopo.
 .
Manca il fiato
e l’aria di Primavera
sol mi sfiora.
 .
Dove cercare
il senso
dinnanzi a muri
di gesso rorido
e pietra mal levigata?
 .
Quel ragazzo
laggiù
lava vetri e sorride
piccolo e gracile:
sarà lui
a darmi una lezione.

Tinti Baldini

Published in: on marzo 25, 2013 at 07:29  Comments (12)