Bagno dell’anima

Bagno dell'anima
 
Sui tasti di un pianoforte
agili mani si rincorrono
e animate dita aggraziate
come ballerine danzano
fra spumar di note –
onda bianca del mare
il loro continuo fluire
e in ‘sì cangiante risacca
nel voltolar di suoni
si tergono l’anime.

Alberto Baroni

Published in: on maggio 15, 2013 at 07:38  Comments (5)  

Porträt des Thomas Morus – Ritratto di Tommaso Moro

HANS HOLBEIN DER JÜNGERE  –  1527

Published in: on maggio 15, 2013 at 07:28  Comments (1)  

Maggio

MAY

I cannot tell you how it was;

But this I know: it came to pass
Upon a bright and breezy day
When May was young; ah, pleasant May
As yet the poppies were not born
Between the blades of tender corn;
The last eggs had not hatched as yet,
Nor any bird foregone its mate.
I cannot tell you what it was;
But this I know: it did but pass.
It passed away with sunny May,
With all sweet things it passed away,
And left me old, and cold, and grey.
.
§
.
Io non ti posso dire come è stato:
questo soltanto so, che è già passato.
In un giorno di pura luce e brezza,
un maggio dolce, in piena giovinezza.
Non erano i papaveri ancor nati
tra lievi steli del granturco incerto,
l’ultimo uovo ancor non s’era aperto
e gli uccelli volavano accoppiati.
Io non ti posso dire come è stato:
questo soltanto so, tutto è passato.
Con quel sole di maggio è andata via
ogni dolce ed amata compagnia
e sola, vecchia e grigia m’ha lasciato.
.
CHRISTINA ROSSETTI
Published in: on maggio 15, 2013 at 07:26  Comments (2)  

Padri e figli

I tuoi piedi si aggrappano
Al bordo del nido
E ancora devo dirti parole sensate

Carlo Baldi

Published in: on maggio 15, 2013 at 07:16  Comments (5)  

Il vento dell’amore

Donna papaveri

Ho sognato campi
biondi di spighe leggere.
Ho sognato una donna
dagli occhi ridenti
con un papavero in mano
correre felice
verso la pallida ombra
d’ un argenteo ulivo.
Ma un colpo di vento furioso
l’ha fatta volare in alto,
svanire fra le nuvole.

Eri tu,
donna che tanto amai.
Ora non più.

Dove sei? Dove
ti ha trasportato il vento?
Quel vento che ti piaceva,
che ti muoveva i capelli,
che ti accarezzava la pelle.
Quel vento, amore sconfitto,
vittorioso amore, che ti ha portato via,
via da me tra le braccia d’un altro.

Dove vivi?
Sono quattro anni sperduti nella solitudine,
spazzati dall’indifferenza.
Nella nuova città sibila il vento?
Quel vento che ci faceva sbandare
e ci buttava negli occhi la polvere.

Ti ricordo nel sogno,
ma più non sei
nell’anima mia,
fuggita via senza un perché.
– Non t’amo più –
ripete il vento battendo sulle spighe
– non più, non più, non più –

Però è stato bello
sentire il calore
delle tue parole,
il profumo della tua pelle.
Sei sparita,
trascinata dal vento della passione.
Non ci sei più.

Ho sognato un campo pieno di stoppie,
una donna triste battuta
dall’arido vento con in mano
un papavero bruciato.

Nino Silenzi

Published in: on maggio 15, 2013 at 07:07  Comments (2)  

Quel ramo del lago di Como

“Quel ramo del lago di Como”
quante volte letto e bistrattato
e quello strano bisogno
di scrutare quei luoghi:
scenario di accurati arbitrii
e fatali addii.
Era quello altro tempo:
tempo di sogni che arrancavano
lungo le scale del Margherita di Savoia”.
E poi,
vedere dal ponte “lucie” legate ai pali,
guardare quel punto
“dove viene a prendere corso e figura di fiume”,
contare le nuove berlinghe,
calcare la piazzetta del convento, la sua chiesa,
per racimolare coraggio
e poter capire il disegno del sole e della terra
e quella “Provvida Sventura”.
Il calendario, meticoloso più che mai,
segnava i nostri giorni:
ora una stella azzurra,
più in là un albero sradicato dal vento,
in fondo il tuo ….il mio addio ai monti
dove “ l’aria par gravosa e morta”.
Ho attraversato con cautela lo stivale
per riporre il libro sul banco di legno,
all’ultimo piano della vecchia scuola.
Sul fondo di ogni pagina presagi e illusioni,
domande senza risposta.
Ritorno alle prese con le idee contemplate nella mente,
alle cose imperfette,
alle forme geometriche.
Te ne invio una copia,
troverai sillabe modellate,
frastuoni e silenzi,
approdi di paure e rimorsi all’ultimo capitolo.
Renzo e Lucia si sono smarriti tra la “Corsia de’ servi”
per carpire pane dalla gerla dei garzoni.
Senza lanciare sassi, né scendere a patti
vanno dalla “Piazza dei Mercanti al Cordusio
e non fanno confusioni
tra l’oppresso e l’oppressore,
ne conoscono gesti e voci dell’uno e dell’altro,
bensì ora velati da nebbie che non lasciano intravedere
“quella cresta frastagliata di montagne”

Maria Rosaria Rozera

Published in: on maggio 15, 2013 at 06:58  Comments (1)