Vola, o gabbiano

Vola, o gabbiano, sopra le mie
prigioni di vento,
trova Eolo e
fammi soffiare lontano,
su una qualche spiaggia,
così che possa uscire dal coma
e riprendermi la barca e le vele.

Simone Magli

Published in: on luglio 8, 2013 at 07:34  Comments (3)  

Partenza

 
Sei partito un giorno
strappato dal calendario del cuore
per mano una valigia di cartone
legata ad uno spago di sogno.
Ti hanno visto vagare per lustri interi
ancora non ti hanno accolto
come un uomo vero
ancora non ti hanno tolto
quel mezzo sorriso amaro
che spenge i tuoi occhi scuri
ancora non ti hanno saziato,
hanno paura di te
non sanno cosa vuol dire
amare col cuore di dolce colomba.
Un giorno nella bruma
di calda memoria
trafitto di sole infinito
tornerai a casa
sarai uomo libero
sarà solo ricordo
quel cartone lacero
di spago di sogno.

Roberta Bagnoli

Published in: on luglio 8, 2013 at 07:30  Comments (6)  

Ritornando al cimitero di Asso

Oltre il vecchio cancello, il muto sipario
rivestito dal candore della neve.
Nell’aria silenzio alato
che sfiora vene di marmo, immagini sbiadite.
Volti distanti, ombre vaghe,
orme e preda della mia memoria,
qualcosa dei miei anni trascorsi in questa valle,
qualcosa dove c’era sempre l’illusione della vittoria
e sempre l’amara realtà della sconfitta.
Tra gli stretti viali non c’è traccia di cammino,
bensì una rassegnata solitudine
che intacca il muro delle paure.
Qui, dove tutto parla di morte,
è viva una terribile armonia
per quell’alibi accecante
di nuova vita oltre la ragione.
Prossima l’uscita,
tutto si allontana, tutto si smarrisce
nel freddo teso di questo giorno.
Lascio alle spalle il vecchio cancello;
tra il profumo della neve
e la parola del silenzio
tutto si dissolve in dolcezza.

Maria Rosaria Rozera

Published in: on luglio 8, 2013 at 07:29  Comments (1)  

Tenerezza

TERNURA

Eu te peço perdão por te amar de repente
Embora o meu amor
seja uma velha canção nos teus ouvidos
Das horas que passei à sombra dos teus gestos
Bebendo em tua boca o perfume dos sorrisos
Das noites que vivi acalentando
Pela graça indizível
dos teus passos eternamente fugindo
Trago a doçura
dos que aceitam melancolicamente.
E posso te dizer
que o grande afeto que te deixo
Não traz o exaspero das lágrimas
nem a fascinação das promessas
Nem as misteriosas palavras
dos véus da alma…
É um sossego, uma unção,
um transbordamento de carícias
E só te pede que te repouses quieta,
muito quieta
E deixes que as mãos cálidas da noite
encontrem sem fatalidade
o olhar estático da aurora.

§

Io ti chiedo perdono di amarti all’improvviso
Benché il mio amore sia una vecchia canzone alle tue orecchie,
Delle ore passate all’ombra dei tuoi gesti
Bevendo nella tua bocca il profumo dei sorrisi
Delle notti che vissi ninnato
Dalla grazia ineffabile dei tuoi passi eternamente in fuga
Porto la dolcezza di coloro che accettano malinconicamente.
E posso dirti che il grande affetto che ti lascio
Non porta l’esasperazione delle lacrime nè il fascino delle promesse
Nè le misteriose parole dei veli dell’anima…
È una calma, una dolcezza, un traboccare di carezze
E richiede solo che tu riposi quieta, molto quieta
E lasci che le mani ardenti della notte incontrino senza fatalità lo sguardo estatico dell’aurora.

MARCUS VINICIUS DE MORAES

Published in: on luglio 8, 2013 at 07:23  Comments (1)  

Femminicidio

 
Sono tante, troppe le donne offese,
violate, uccise in domestici lari,
barbara mentalità senza pari
che esalta del possesso le pretese.
 .
Sono le vittime senza difese
d’una violenza che nasce da chiari
rivi culturali sfocianti in mari
di assurde, folli pulsioni estese.
 .
E poi i media, TV e giornali,
mica per cronaca, ma per profitto,
fanno da risonanza a questi mali.
 .
A fondo scavano in ogni delitto
vellicando curiosità da squali
ed emulazioni certe. Sta scritto.

Umberto Marinello

Published in: on luglio 8, 2013 at 06:55  Comments (1)