Le mie lettere

My letters! all dead paper, mute and white!
And yet they seem alive and quivering
Against my tremulous hands which loose the string
And let them drop down on my knee to-night.
This said,–he wished to have me in his sight
Once, as a friend:  this fixed a day in spring
To come and touch my hand . . . a simple thing,
Yet I wept for it!–this . . . the paper’s light . . .
Said, Dear I love thee; and I sank and quailed
As if God’s future thundered on my past.
This said, I am thine–and so its ink has paled
With lying at my heart that beat too fast.
And this . . . O Love, thy words have ill availed
If, what this said, I dared repeat at last!

§

Le mie lettere! Carta morta, bianca, muta!

Ma vive e vibranti tra le mani che
Trepide stanotte il nastro sciolgono
Lasciandole cadere giù, sulle ginocchia.
Questa dice:- un tempo lui desiderò
Avermi per amica; qui fissava un giorno
In primavera, per venire a toccarmi la mano.
Un nulla, ma io piansi.
Qui – il foglio splende –
Diceva: Cara, ti amo; ed io tremai e caddi come
Se il futuro di Dio tuonasse sul mio passato.
Qui: sono tuo!
E restando sul mio cuore
Affannato, l’inchiostro è scolorito.
Questa…Oh, amore, le tue parole non avrei
Capito, se adesso rivelassi quanto dice.
.
ELIZABETH BARRETT BROWNING
.
(Sonnet XXVIII)
Published in: on agosto 31, 2013 at 07:47  Comments (4)  

Nello scrivere i fatti si dissolve ogni azione

il concetto residua come traccia
e se qualcuno ne confonde il suono
quale suo limite e prigione
ad altri è dato chiedersi ragione
dell’immanenza e della trascendenza
trarre dal mondo il senso dell’ignoto

ho rispetto per tutte quelle menti
che sanno scandagliare oltre ogni dato
che osservano curiosi il mondo e il sé
amo allo stesso modo
chi fa fiorire il suo giardino e chi
tenta la spiegazione delle cose
per me si tratta sempre di poesia
che fiorisca in cucina, in mezzo al grano
o dallo studio dell’astronomia

stimo gli esseri umani
quali eroi
di questa misteriosa realtà
hanno il coraggio d’affrontare il tempo
di vivere e morire
e _nonostante tutto_
amare.

Cristina Bove

Published in: on agosto 31, 2013 at 07:31  Comments (5)  

Il libro caro

Accorpato a barbagli
rigettati
dagli stralci di foresti lumi
snudava l’amanuense
il libro caro,
copiava righe del passato
deambulando nella sfera chiusa
come un pensiero apodo,
e senz’ali
con aspersa la fronte di bisbigli
della volta ottativa
ornava l’onde
disegnando la pagina del cuore
con la connivenza
dello specchio conserto
che cuciva
i bordi di limbelli adulterati,
e novellava al vento…
negli scaffali vuoti
sentiva ancora
il canto dei vestiti.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on agosto 31, 2013 at 07:31  Comments (5)  

Pietruzze colorate

Negli ardenti pomeriggi che il sole lo bruciava, il mare,
e le sabbie incandescenti vestivano di beige i sassi,
io non guardavo l’onda, come accadeva all’alba,
non sbirciavo, tra i riflessi, pesci in vena di specchiarsi.

Non tastavo con i piedi l’alta roccia del fondale.
Non m’immaginavo Ulisse, come accadeva all’alba.
Me n’andavo a testa china, sugli alti zoccoli di legno,
coi pensieri dei miei anni a seguire curve d’acqua.

Poi, al primo luccichio, circoscritto era il mio il regno.
Genuflesso e speranzoso, io cercavo le pietruzze colorate.
Senza alzar granelli a iosa, sotto l’afa degli agosti bruzi,
esigevo quelle più capaci d’arricchire lontanissimi sultani.

Pretendevo le brillanti per poi accettare anche le strane
o, almeno, quelle meno opache quando l’onda le lasciava.
Messe in tasca ad una ad una, costruivo arcobaleni
da vuotare poi, a sera, sopra il marmo della mia cucina.

Quanto male mi facevo, sui ginocchi ore ed ore,
nella presa dei colori, di qualcosa che segreto più non era.
Che silenzio, colmo d’incalzanti fantasie novelle,
in quel metro quadro del sogno, dell’unico allora possibile!

Aurelio Zucchi

Poesia finalista al Premio Firenze 2007 – Pubblicata dal Mensile di cultura Il Saggio (11/2011)

Published in: on agosto 31, 2013 at 07:19  Comments (4)  

Le cicale

Si sono spente le voci di cicale
sono scese dagli alberi
con le prime piogge
a cercar rifugio
in più calde tane.

Muore l’estate e passa
il loro canto.
Passa ma resta dentro noi
il ricordo
di luci intense e asciutto caldo amato.

Ritornerà
e noi stiamo in attesa
di nuovo sole
di canti e di calore.
E’ dentro noi l’attesa.

Sandra Greggio

Published in: on agosto 31, 2013 at 07:17  Comments (14)  

San Lucas – San Luca

FRANCISCO DE ZURBARÁN  –  1640

Published in: on agosto 31, 2013 at 07:02  Comments (1)  

La valle

LE VALLON

Mon coeur, lassé de tout, même de l’espérance,
N’ira plus de ses voeux importuner le sort ;
Prêtez-moi seulement, vallon de mon enfance,
Un asile d’un jour pour attendre la mort.

Voici l’étroit sentier de l’obscure vallée :
Du flanc de ces coteaux pendent des bois épais,
Qui, courbant sur mon front leur ombre entremêlée,
Me couvrent tout entier de silence et de paix.

Là, deux ruisseaux cachés sous des ponts de verdure
Tracent en serpentant les contours du vallon ;
Ils mêlent un moment leur onde et leur murmure,
Et non loin de leur source ils se perdent sans nom.

La source de mes jours comme eux s’est écoulée ;
Elle a passé sans bruit, sans nom et sans retour :
Mais leur onde est limpide, et mon âme troublée
N’aura pas réfléchi les clartés d’un beau jour.

La fraîcheur de leurs lits, l’ombre qui les couronne,
M’enchaînent tout le jour sur les bords des ruisseaux,
Comme un enfant bercé par un chant monotone,
Mon âme s’assoupit au murmure des eaux.

Ah ! c’est là qu’entouré d’un rempart de verdure,
D’un horizon borné qui suffit à mes yeux,
J’aime à fixer mes pas, et, seul dans la nature,
A n’entendre que l’onde, à ne voir que les cieux.

J’ai trop vu, trop senti, trop aimé dans ma vie ;
Je viens chercher vivant le calme du Léthé.
Beaux lieux, soyez pour moi ces bords où l’on oublie :
L’oubli seul désormais est ma félicité.

Mon coeur est en repos, mon âme est en silence ;
Le bruit lointain du monde expire en arrivant,
Comme un son éloigné qu’affaiblit la distance,
A l’oreille incertaine apporté par le vent.

D’ici je vois la vie, à travers un nuage,
S’évanouir pour moi dans l’ombre du passé ;
L’amour seul est resté, comme une grande image
Survit seule au réveil dans un songe effacé.

Repose-toi, mon âme, en ce dernier asile,
Ainsi qu’un voyageur qui, le coeur plein d’espoir,
S’assied, avant d’entrer, aux portes de la ville,
Et respire un moment l’air embaumé du soir.

Comme lui, de nos pieds secouons la poussière ;
L’homme par ce chemin ne repasse jamais ;
Comme lui, respirons au bout de la carrière
Ce calme avant-coureur de l’éternelle paix.

Tes jours, sombres et courts comme les jours d’automne,
Déclinent comme l’ombre au penchant des coteaux ;
L’amitié te trahit, la pitié t’abandonne,
Et seule, tu descends le sentier des tombeaux.

Mais la nature est là qui t’invite et qui t’aime ;
Plonge-toi dans son sein qu’elle t’ouvre toujours
Quand tout change pour toi, la nature est la même,
Et le même soleil se lève sur tes jours.

De lumière et d’ombrage elle t’entoure encore :
Détache ton amour des faux biens que tu perds ;
Adore ici l’écho qu’adorait Pythagore,
Prête avec lui l’oreille aux célestes concerts.

Suis le jour dans le ciel, suis l’ombre sur la terre ;
Dans les plaines de l’air vole avec l’aquilon ;
Avec le doux rayon de l’astre du mystère
Glisse à travers les bois dans l’ombre du vallon.

Dieu, pour le concevoir, a fait l’intelligence :
Sous la nature enfin découvre son auteur !
Une voix à l’esprit parle dans son silence :
Qui n’a pas entendu cette voix dans son coeur ?

§

Il mio cuore stanco di tutto anche della speranza

Non andrà più con i suoi desideri a importunare la sorte;

Dammi solamente, valle della mia infanzia,

Asilo di un giorno per attendere la morte.

Ecco lo stretto sentiero dell’oscura valle:

Dal fianco di queste collinette pendono fitti boschi

Che chinando sulla mia fronte le ombre

Frammiste di silenzio e di pace mi coprono tutto.

Là due ruscelli nascosti sotto un intreccio di foglie

Tracciano serpeggiando i contorni della valle

Essi per un momento mescolano le loro acque e la loro voce

E non lontano dalla sorgente si perdono nel nulla

La sorgente di quei giorni s’è asciugata

E’ finita senza rumore, nel nulla, senza ritorno

E la limpida acqua che turbava la mia anima

Non rifletterà più la luce del giorno.

La frescura dei loro alvei l’ombra che li copre

Mi trattengono tutto il giorno sul greto dei ruscelli

E la mia anima s’assopisce al mormorio delle acque

Come un bimbetto cullato da un canto monotono.

Ah! E’ là che circondato da un folto fogliame

Con una vista limitata ma sufficiente per i miei occhi

Mi piace contare i miei passi e, solo nella natura,

Di non sentire che acqua, di non vedere che cielo.

Ho troppo visto, troppo sentito troppo amato la vita

E ora vengo a cercare ancor vivo la quiete del Lete;

Cari luoghi, sappiate che queste rive dove si dimentica,

Solo ormai nell’oblio è la mia felicità.

Il mio cuore riposa e la mia anima vive nel silenzio!

Lontano dal mondo spira un rumore che giunge

Come un suono remoto spento dalla distanza

Ad un orecchio distratto portato via dal vento.

Da qui vedo la vita attraverso una nuvola

Svanire per me nell’ombra del passato;

L’amore solo è rimasto come una grande immagine

Sopravvive solitaria al risveglio di un sogno cancellato.

Anima mia riposati in quest’ultimo asilo

Come un viandante che col cuore colmo di speranza

Si siede prima di varcare le porte della città

Respirando un momento l’aria profumata della sera.

Come lui i nostri piedi scuotono la polvere;

Per questa strada l’uomo non ripassa più

Come lui respiriamo alla fine dell’arena

Questa calma prima di giungere all’eterna pace.

I tuoi giorni, scuri e corti, come giorni d’autunno

Tramontano come la luce nel pendio delle collinette,

l’amicizia si ritrae, la pietà t’abbandona

E tu solitario discendi per il sentiero delle tombe

Ma la natura è la che t’invita e ti ama

Tuffati nel seno che ella sempre ti offre

Ché quando per te tutto cambia la natura è la stessa

Lo stesso sole si leva sui tuoi giorni

Di luce e di ombra essa ancora ti circonda

Stacca il tuo amore dai tuoi effimeri beni

E venera ora l’eco che venerò Pitagora

Tendi come lui l’orecchio ai celesti concerti

Segui la luce nel cielo e l’ombra nella terra

Vola nella distesa dell’aria con l’aquilone

Tra i teneri raggi dell’astro del mistero

Scivola attraverso i boschi tra le ombre della valle

Dio perché lo conosciamo ci ha dato l’intelligenza

Nella natura scopri quindi il suo autore!

La voce dello spirito parla nel suo silenzio

Chi non ha sentito questa voce nel suo cuore ?

ALPHONSE DE LAMARTINE

Published in: on agosto 30, 2013 at 07:39  Comments (2)  

MAZZE

Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato via anche con mazze e pietre.

SANDRO PERTINI

Published in: on agosto 30, 2013 at 07:29  Comments (7)  

Vattene!

Te ne puoi anche andare.
Per te sono uno zerbino?
In questa casa che ci fai?

Non m’hai messo il collare.
Eri il fiore del mio giardino,
nessuna donna tanto amai.

Tu mi vuoi lasciare
per un certo Pinco Pallino.
Sta’ attenta a dove vai.

Tu non mi vuoi più amare.
Eri la luce del mio mattino
e nel cuore ti portai.

Tu con me non vuoi più stare.
Segui pure il tuo destino.
Ma quel che fai tu non sai.

Era bello riposare
sullo stesso cuscino.
E’ troppo tardi ormai.

Vattene!

Hai distrutto tutto,
più non t’amo.

Sei sicura del suo amore?
Che non si trasformi in dolore.
Che cosa mai t’ho fatto?
Eterno amore, sì, eterno
promettesti una sera
con le stelle di primavera.
E’ finito in una notte buia
sulle labbra di un brutto gnomo.

Sei uscita dalla mia vita.
Non t’amo più.
Vattene!

Nino Silenzi

Published in: on agosto 30, 2013 at 07:12  Comments (4)  

Un haiku

I tuoi occhi
disvelano sentimenti.
Teatro senza sipario.

Carlo Baldi

Published in: on agosto 30, 2013 at 07:09  Comments (6)