Risvegli

 
Orma su orma,
è un mare immane
immenso di menti
questo vivermi fuori;
queste suddite rotte
sotto posti rocciosi
d’arcobaleni ingialliti 
 .
Orma su orma,
inanello il cammino
sul confine dell’essere
che sfuma confuso
tra l’indaco e il viola,
sempre più incerto 
tra dire e tacere, 
tra ghetti fumanti
e lagune smeraldo,
tra guardi perduti
e portamenti. 
 .
Allarga brevi le braccia, 
la vita arlecchina, mi cinge
bisbiglia al mio ventre
la filastrocca fanciulla
di tènere tinte lontane:
l’occhio dal tonico vedere,
le lallanti aurore neonate
da amare, svezzare. 
 .
E riattizza, lassù il mio sole
a tale afflato carminio,
che vispo si tinge il tempo.
Il buio sveste gli abiti in pece,
e sfida tutti i colori.
Orma su orma, 
danza sereno l’azzurro.
Cinguetta l’aurora. 
 .
Il miracolo della luce
risorge.
 

Flavio Zago

Published in: on ottobre 14, 2013 at 07:48  Comments (3)  

Libero

 
Sei un angelo
Allora prestami le ali
Sei diavolo
Dammi fiamme
E fuoco che cancelli
Cosa puoi capire
Credendo di sapere tutto
Che cosa puoi sapere
Avendo mani troppo grandi
E sporche non di lavoro
Io sono libero
Perché amo le mie catene
Posso spezzarle
Quando voglio
Almeno provarci
Anche coi denti
Buon lavoro
Torno a dormire-

Maria Attanasio

(ricordando che il lavoro nobilita l’uomo, almeno l’uomo che ha un lavoro, e colui che lo cerca come non fosse già un suo diritto costituzionale)

Published in: on ottobre 14, 2013 at 07:20  Comments (3)  

Poesia dell’amore inevitabile

Ordine

POEMA DE AMOR INEVITABLE

Tù llegaste a mi alma cuando estaba olvidada:
las puertas desprendidas, las sillas en reguero,
las cortinas caìdas, la cama descuajada,
la tristeza cuidada lo mismo que un florero.
Con tus manos pequeñas de mujer trabajosa
fuiste ponendo todas las cosas en hilera:
la mirada en su sitio, en su sitio la rosa
en su sitio la vida, en su sitio la estera.
Lavaste las paredes con un trapo mojado
en tu clara alegrìa, en tu fresca ternura,
colocaste la radio en el sitio apropriado
y limpiaste la alcoba de sangre y basura.
Acomodaste todos los libros dispersados
y tendiste la cama en tu enorme mirada
encendiste los pobres bombillos apagados
y enceraste sus pisos de madera gastadas.
Fuiste de pronto enorme, ancha, potente, fuerte:
sudaste altas fatigas lavando trastos viejos.
Supiste que en mi alma de sobra era la muerte
y la tiraste al huerto con pedazos de espejos.

§

Tu arrivasti alla mia anima quando era dimenticata:

le porte divelte, le sedie nel canale,

le tende cadute, il letto sradicato,

la tristezza curata come un vaso di fiori.

Con le tue piccole mani di donna laboriosa

ponesti tutte le cose in fila:

lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa,

al suo posto la vita, al suo posto la stuoia.

Lavasti le pareti con uno straccio bagnato

nella tua chiara allegria, nella tua fresca dolcezza,

collocasti la radio nel luogo appropriato

e pulisti la stanza di sangue e spazzatura.

Ordinasti tutti i libri dispersi

e stendesti il letto nel tuo enorme sguardo,

accendesti le povere lampade spente

e lucidasti i pavimenti di legno consumato.

Fosti d’un tratto enorme, ampia, potente, forte:

sudasti grandi fatiche lavando arnesi vecchi.

Apprendesti che nella mia anima d’avanzo era la morte

e la tirasti all’orto con pezzi di specchio.

JORGE DEBRAVO

Published in: on ottobre 14, 2013 at 07:18  Comments (2)  

Passeggiata autunnale

Aria
tra i capelli spettinati

cammino nel bosco
ciclamini occhieggiano
declamano versi
intonati da un usignolo

quiete della natura
un’anatra s’invola
dal piccolo lago
dall’acqua tremula

chiome autunnali
tinteggiano il paesaggio
arancio e marrone
rosso che spicca

zolle dissodate
di fertile terra
attendono
la primavera

Maristella Angeli

Published in: on ottobre 14, 2013 at 07:15  Comments (10)  

Addio alla mamma

Così, s’è spenta…in tal modo leggero!
sulle lenzuola dov’era distesa
da tempo, oramai…Così tanto, tempo!
Dove le piaghe non l’hanno corrotta
ché l’ha impedito con forza la figlia,
con le rinunce, che furon di lei
quando la sua creatura cresceva,
quando per lei tutta sé prodigava.
Pur se di ciò nulla più le giungeva,
lì, in quel suo limbo dov’era finita,
poi che condanna sì ingiusta, la colse.
E, per la figlia, ora, era, la figlia,
la povera madre assente, lontana,
in chi lo sa qual rifugio, chissà…
Senza contatti…senza un segnale
da avere…da dare…
neppure un nome…da dire fra sé…
Or l’abbandono è totale…infinito…
Così, se n’è andata…senza un saluto,
da avere, da dare…
E quella pace che già l’avvolgeva,
ora l’avvolge, senza essere male,
ma pace vera, sia in terra che in cielo.
Ora la vede, la figlia adorata,
quel che ha passato, con lei, a curarla,
ora lo sa, e è contenta, lo vede:
per quel che ha amato, si sente riamata.
E da quel mondo suo, nuovo, alla figlia,
ora ch’è un angelo,
teneramente sorride, e saluta,
ed a sua volta, l’assiste, l’aiuta,
per quest’assenza che, or, l’ha svuotata.

Armando Bettozzi

Published in: on ottobre 14, 2013 at 07:13  Comments (4)