Bologna

Bologna
 
Cara la mia Bologna
ti conosco meno dei tuoi veri abitanti
che tanto ti amano come io il mio paesino
ma ora dopo tanti anni l’affetto per te  è pari ai tuoi cari.
 .
Tu che sei la grande che accogli le pelli di tutti i colori
che sfavilli al petto i tui Asinelli e altri tuoi gioielli
e nelle notti scintilli sotto filari di portici
come una bella signora vestita di rosso
così vieni citata dal mondo
che ti esclama su piedistalli di facoltà.
 .
E tu ti tieni in vista, e colta ti destreggi nobile
la sempre giovane e alla moda
l’artista del passato, del presente
quella contemporanea
Bouquet di pensieri di idee
la poesia tutta.
 .
e io che ti guardavo dal sud al nord
mi hai ingoiata nel tuo ventre come tanti
come le mie giovani radici assimilando in te il loro futuro
il loro destino,  e parte del mio
sì… quella parte d’autunno
dove il tempo si esprime in poesie
e forse chissà
anche il crepuscolo.

Rosy Giglio

Published in: on ottobre 23, 2013 at 07:35  Comments (14)  

Se ve ne andate

Si os partiéredes al alba

quedito, pasito, amor,

no espantéis al ruiseñor.

Si os levantáis de mañana

de los brazos que os desean,

porque en los brazos no os vean

de alguna envidia liviana,

pisad con planta de lana,

quedito, pasito, amor,

no espantéis al ruiseñor.

§

Se ve ne andate all’albore,

zittino, adagino, amore,
non spaurite l’usignolo.
Se vi sciogliete al mattino
dal mio abbraccio appassionato,
per non restare impigliato
in braccio a un astio meschino,
sia il vostro passo felpato,
zittino, adagino, amore,
non spaurite l’usignolo.

LOPE FÉLIX DE VEGA Y CARPIO      (da “El ruiseñor de Sevilla”)

Published in: on ottobre 23, 2013 at 07:10  Comments (3)  

Un momento di te

Momento

Ora che ti ascolto
credo di averti sempre sentita
ora che leggo le tue parole
penso di averle sempre ricercate

è strano trovarti nuova immagine nella mia
non ti conoscevo non ti sentivo
e poi ti ho ritrovato
nelle cose che amo nelle parole
in tutte quelle frasi che ci accomunano

e un senso ritorna al mio
per parlarti ora
in questo tempo che ci avvicina
cercando il momento di un intenso
che mi parli ancora di te

Il Passero

Published in: on ottobre 23, 2013 at 07:05  Comments (12)  

I fantastici viaggi di un Amante

 
Quando decise di partire, naso al vento, ali in paglia, 
avrebbe spogliato il tramonto, annientandone i confini. 
I tarocchi sapevano, e le carte non mentono mai. 
Giù, in strada, all’angolo vivo della sua vita ardente, 
l’indovina guercia, masticando tabacco e parole arcane
sputò sentenze, in boli di cuoio e rime, e lui
lui s’ innamorò. Così si fece creta, e si donò al suo tatto.
“ecco, plasmami a piacere.” 
 .
La veggente aprì l’occhio, quello buono,
lui scorse l’infinito mare e si tuffò, 
come bimbo tra braccia di padre, si lasciò fidare.
Forse giorni, mesi, anni. Forse attimi, il suo vagare
senza sapere perché partire
senza sapere per chi tornare. 
 .
Quando riemerse dall’oblio,
contò tutte le stille quante le stelle
e i boschi suoi incantati;
vide un mondo mutato e il proprio volto fluttuante, 
nello specchio d’acqua scorsa, all’angolo morto della via.
E non capì se la pallina da pagliaccio l’aveva al naso, 
o scolpita nelle pupille. 
Scoprì così l’ennesimo se stesso.
“Eccomi,
io,
ero il mio futuro!”
L’indovina, dal sorriso in ceramica e metallo
attendeva danaro e una presa di tabacco
per offrirgli un cartoncino, con l’avvenire inciso 
e un cosmo nuovo da scoprire.
Lui le alzò la benda, pensoso, l’occhio in vetro rifletteva.
Poi, come fonte in grembo al monte, si lasciò sgorgare. 
Forte d’una sfera in cristallo offrì l’ultimo suo soldo e, 
povero piccolo, perduto poeta
si lasciò inghiottire al sole, di quell’immortale mare. 
 .
Ora, non so se sono giorni,
mesi, anni, o pochi attimi che,
masticando tabacco e sputando versi,
attendo un ritorno amante, e una sfera vera 
da leggere veggente, alla luce dileguata del tramonto,
mentre levo con cura,
la benda scura all’occhio buono,
quello in vetro, dall’iride di sogno,
quello ostinato, che sa vedere ancora
poesie di ieri ed amori venturi.
 

Flavio Zago

Published in: on ottobre 23, 2013 at 06:59  Comments (5)  

Del vento amo il soffio

Scogliera


Del vento amo il soffio

che audace porta lontano
sulla riva frastagliata,
dal mare erosa,
vaga incertezza
e incontenibile rabbia,
come pungente sabbia rosa.
Domani al primo raggio
di  vivida aurora, da sola,
tornerò sulla spiaggia
a raccogliere quel che resta
della passata sfuriata.
Finalmente vedrò quanti granchi
trasportati dall’incredibile mareggiata,
teneramente stretti e stanchi,
avvinti al duro scoglio della vita,
sono rimasti perfetti e franchi.

Roberta Bagnoli

Published in: on ottobre 23, 2013 at 06:58  Comments (6)