La tela

Di lunghe attese vivo
Di sogni in divenire
D’incerti sentimenti
Di tracce inconcluse

Calcinato pallore
Di nobili fili di lino
O di ordinario cotone
In trama e ordito
Teso fra legni
Come pelle d’asino
Che attenda il rullare
D’un assolo definitivo

Impongo confini
A spazi siderali
A scoppi d’ira oppure
A fragorose risate
Confini si, come partenze
Per slanci nell’immaginario
Irrisolto mondo
Dell’amore e del dolore

Provoca e minaccia 
La mia presenza
Eppur discreta nell’angolo
Della luminosa stanza
Finchè nel giorno 
Delle decisioni estreme ed immutabili
Con lo slancio della follia e del colore
Mi muterai di nome

Sarò la “Tua Opera d’Arte”

Carlo Baldi

Published in: on ottobre 29, 2013 at 07:40  Comments (11)  

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on ottobre 29, 2013 at 07:35  Comments (4)  

Dov’ero

Pietre
 
giorni di cenere
in questo spazio nudo
-ferito dalle ali della pena-
ascoltano palpiti di ore impossibili
bruciate dalle carezze della passione
e dai giochi della vita
 .
le mie mani sono vuote
per l’alba silenziosa
che aspetta alla porta
 .
il mio cuore vola
in cerca del suo nido
ma se vuoi
tapperò le sue ali
zittirò il suo canto
e ti porterò nuvole gonfie di lacrime
e
ritornerò dov’ero
 .
dov’ero?!
tra muri di parole
riposa il silenzio
irreale
spoglio di battiti di tempo
 .
dov’ero?!
nei miei occhi
cielo e terra si congiungono
e nascono innumerevoli forme
che l’ombra dissolve
 .
dov’ero?
ero nel campo dell’attesa
a raccogliere pietre di speranza
che gettavo via
senza guardarle
quando sei arrivata tu
 .
ecco dov’ero                  

Giovanni De Simone

Published in: on ottobre 29, 2013 at 07:24  Comments (20)  

Autunno

 
La volta distesa
é percorsa
di grigi fluttuanti frammenti
che coprono scoprono
chiazze d’azzurro,
s’addensano
a bordi più spesse catene
di nubi forate dal sole
che filtra calando,
e cingono un lago
di cielo
che s’apre sprofonda
nel senso sperduto
del cuore.
La terra di verde ingiallito
gorgheggia, l’abete
rimira la sorte
degli alberi buoni
piegati dai frutti maturi
col vento che tinge le foglie
e lascia disegni sospesi
del tempo
votato al declino
che affetta dolcezze
e cela pensieri.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on ottobre 29, 2013 at 07:21  Comments (8)  

Una casa in fondo al mare

L’angelo arrivò
e a pelo dell’acqua si librò
richiuse le sue ali
e con un dito il mare segnò

povere anime stipate
uomini donne e bambini sul barcone
nafta, paura e speranza
miseria, sete, dolore ed illusione

linea sottile nel mare
come una spada quel dito tracciò
di qua la vita come desiderio
di là la morte che nell’acqua sprofondò

nera era la notte
nera la pelle, nera la sfortuna
il mare prende fuoco
un velo scuro ricopre la luna

Ora che tutto è perduto
ora che il freddo vince anche il dolore
l’abbraccio di fratello mare
il viso dei bambini cambia colore

resta qualche foto
di quando speranza viveva lontano
e l’orizzonte tanto ammirato
sembrava sicuramente a portata di mano

Niente più paura
né sofferenza né fame o sventura
solo silenzio e pace
in quella casa d’acqua che almeno è sicura

Da sotto quella barca
capovolta in fondo al mare
sorriderete felici senza più bisogni
e riuscirete perfino a perdonare.

Sandro Orlandi

Published in: on ottobre 29, 2013 at 07:09  Comments (8)