Autunno 2013

 
Con le bimbe al parco ce ne andiamo
sommersi da platani, ipocastani, pini e foglie intorno
che scorazzano come i miei bimbi allegri
 .
saltellando con i piedi in coro cantano per noi le foglie
e nelle pozzanghere navigano come velieri
tra sorrisi e colori in quest’aria vivace
 .
altre screziati , sospesi si confondono
tra bacche, rosse, arancio, che a grappoli
spillano le siepe e l’attenzione dei piccoli.
 .
Il gioco e la serenità si tasta su di me
sui bimbi, negli altri intorno a noi, e
in quelli che incontriamo verso il ritorno
 .
tra la brezza che con grazia scuote le fronde
nevicano pensieri dolci insieme al mio stupore
di questo autunno cosi diverso.

Rosy Giglio

Published in: on novembre 30, 2013 at 18:56  Comments (6)  

Ofelia

OPHÉLIE

I

Sur l’onde calme et noire où dorment les étoiles
La blanche Ophélia flotte comme un grand lys,
Flotte très lentement, couchée en ses longs voiles…
– On entend dans les bois lointains des hallalis.

Voici plus de mille ans que la triste Ophélie
Passe, fantôme blanc, sur le long fleuve noir.
Voici plus de mille ans que sa douce folie
Murmure sa romance à la brise du soir.

Le vent baise ses seins et déploie en corolle
Ses grands voiles bercés mollement par les eaux ;
Les saules frissonnants pleurent sur son épaule,
Sur son grand front rêveur s’inclinent les roseaux.

Les nénuphars froissés soupirent autour d’elle ;
Elle éveille parfois, dans un aune qui dort,
Quelque nid, d’où s’échappe un petit frisson d’aile :
– Un chant mystérieux tombe des astres d’or.

II

Ô pâle Ophélia ! belle comme la neige !
Oui tu mourus, enfant, par un fleuve emporté !
– C’est que les vents tombant des grands monts de Norwège
T’avaient parlé tout bas de l’âpre liberté ;

C’est qu’un souffle, tordant ta grande chevelure,
A ton esprit rêveur portait d’étranges bruits ;
Que ton coeur écoutait le chant de la Nature
Dans les plaintes de l’arbre et les soupirs des nuits ;

C’est que la voix des mers folles, immense râle,
Brisait ton sein d’enfant, trop humain et trop doux ;
C’est qu’un matin d’avril, un beau cavalier pâle,
Un pauvre fou, s’assit muet à tes genoux !

Ciel ! Amour ! Liberté ! Quel rêve, ô pauvre Folle !
Tu te fondais à lui comme une neige au feu :
Tes grandes visions étranglaient ta parole
– Et l’Infini terrible effara ton oeil bleu !

III

– Et le Poète dit qu’aux rayons des étoiles
Tu viens chercher, la nuit, les fleurs que tu cueillis ;
Et qu’il a vu sur l’eau, couchée en ses longs voiles,
La blanche Ophélia flotter, comme un grand lys.

§

I

Sull’onda calma e nera dove le stelle dormono
Fluttua la bianca Ofelia come un gran giglio, fluttua
Lentissima, distesa sopra i suoi lunghi veli…
– S’odono da lontano, nei boschi, hallalì.

Da mille anni e più la dolorosa Ofelia
Passa, fantasma bianco, sul lungo fiume nero;
Da mille anni e più la sua dolce follia
Mormora una romanza al vento della sera.

La brezza le bacia il seno e distende a corolla
Gli ampi veli, dolcemente cullati dalle acque;
Le piange sull’omero il brivido dei salici,
S’inclinano sulla fronte sognante le giuncaie.

Sgualcite, le ninfee le sospirano intorno;
Ella ridesta a volte, nell’ontano che dorme,
Un nido, da cui sfrùscia un batter d’ali:
– Un canto misterioso scende dagli astri d’oro.

II

Pallida Ofelia! Come neve bella!
In verde età moristi, trascinata da un fiume!
– Calati dai grandi monti di Norvegia, i venti
Ti avevano parlato di un’aspra libertà;

Poi che un soffio, attorcendoti la chioma folta,
All’animo sognante recava strane voci;
E il tuo cuore ascoltava la Natura cantare
Nei sospiri della notte, nei lamenti dell’albero;

Poi che il grido dei mari dementi, immenso rantolo,
Frantumava il tuo seno, fanciulla, umano troppo, e dolce;
Poi che un mattino d’aprile, un bel cavaliere pallido
Sedette, taciturno e folle, ai tuoi ginocchi!

Cielo! Libertà! Amore! Sogno, povera Folle!
Là ti scioglievi come neve al fuoco:
Le tue grandi visioni ti facevano muta
– E il tremendo Infinito atterrì il tuo sguardo azzurro!

III

– E il Poeta racconta che al raggio delle stelle
Vieni, la notte, a prendere i fiori che cogliesti,
E che ha visto sull’acqua, stesa nei lunghi veli,
Fluttuare bianca come un gran giglio Ofelia.

ARTHUR RIMBAUD

Published in: on novembre 30, 2013 at 07:19  Comments (5)  

Barattoli

 
Ora che apri barattoli di fumo
convinta di trovar colori dentro,
io sono accanto a te, disorientato.
 .
Anche tu vieni dalla giovinezza,
cavalli bianchi tra cui scegliere il più bianco,
sorrisi dentro scrigni, finalmente aperti.
 .
Ma non é detta ancora l’ultima parola,
mare e cielo non cambiano nuance
ed io accanto a te sarò, affascinato.

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 30, 2013 at 07:01  Comments (3)  

Stelle

.
Stelle di luce
vaganti e sconosciute
nel cobalto dei cieli
s’inseguono
quasi giocose e invitanti
pronte a celarsi
o dissolversi
al cospetto di una nuvola grigia
greve di pioggia
e di oscurità imminente
 .
Non si lamentano
nell’universo dell’infinito
.
Gavino Puggioni
Published in: on novembre 30, 2013 at 06:54  Comments (5)  

Vorrei

Vorrei che bastasse ancora
una cascata di note
per tuffarmi nell’oblio.
Che un profumo ridestasse
il lento fruscio di te
che t’avvicini
stringendomi al petto.

Vorrei che un volto
visto di sfuggita
mi ricordasse i tuoi lineamenti
fuggevoli come onde
che palpitando si rincorrono.

Con brama di vita.
Con brama d’amore.

Sandra Greggio

Published in: on novembre 30, 2013 at 06:51  Comments (11)  

Mi sono innamorata di una notte

E il giorno dopo già mi mancavi
Non eri più tu – già mi dimenticavi
Già tutto non era altro che un ricordo

Mi sono innamorata di una Notte
Che avrei voluto non finisse mai
Ma mi sono innamorata solo di una Notte
Che mi nutre ancora di paura di un’alba già finita

Nicole Marchesin

Published in: on novembre 29, 2013 at 07:42  Lascia un commento  

Quando contemplo il tuo corpo

CUANDO CONTEMPLO TU CUERPO

Cuando contemplo tu cuerpo extendido
como un río que nunca acaba de pasar,
como un claro espejo donde cantan las aves,
donde es un gozo sentir el día cómo amanece.

Cuando miro a tus ojos, profunda muerte o vida que me llama,
canción de un fondo que sólo sospecho;
cuando veo tu forma, tu frente serena,
piedra luciente en que mis besos destellan,
como esas rocas que reflejan un sol que nunca se hunde.

Cuando acerco mis labios a esa música incierta,
a ese rumor de los siempre juvenil,
del ardor de la tierra que canta entre lo verde,
cuerpo que húmedo siempre resbalaría
como un amor feliz que escapa y vuelve…

Siento el mundo rodar bajo mis pies,
rodar ligero con siempre capacidad de estrella,
con esa alegre generosidad del lucero
que ni siquiera pide un mar en que doblarse.

Todo es sorpresa. El mundo destellando
siente que un mar de pronto está desnudo, trémulo,
que es ese pecho enfebrecido y ávido
que sólo pide el brillo de Id luz.

La creación riela. La dicha sosegada
transcurre como un placer que nunca llega al colmo,
como esa rápida ascensión del amor
donde el viento se ciñe a las frentes más ciegas.

Mirar tu cuerpo sin más luz que la tuya,
que esa cercana música que concierta a las aves,
a las aguas, al bosque, a ese ligado latido
de este mundo absoluto que siento ahora en los labios.

§

Quando contemplo il tuo corpo disteso
come un fiume che non cessa mai di passare,
come un limpido specchio dove cantano uccelli,
e dà gioia sentire il giorno come albeggia.

Quando guardo i tuoi occhi, profonda morte o vita che mi chiama,
canzone da un profondo che sospetto;
o vedo la tua forma, la tua fronte serena,
pietra lucente ove i miei baci brillano,
come rocce che specchiano un sole che non cala.

Quando accosto il mio labbro a quell’incerta musica,
al rumore di quanto è sempre giovane,
dell’ardore terrestre che canta in mezzo al verde,
umido corpo in perpetuo trascorrere
come amore felice che va e torna…

Sotto di me sento il mondo girare,
girare lieve con virtù eterna di stella,
con generosità lieta di astro
che non chiede neppure un mare ove riflettersi.

Tutto è sorpresa. Il mondo scintillante
sente che un mare a un tratto è la tremulo, nudo,
che è quel petto avido, febbrile,
che chiede solo il brillio della luce.

La creazione fulge. Resa quieta la gioia
passa come un piacere che non tocca il suo colmo,
come fulminea ascensione d’amore
dove il vento circonda le fronti più cieche.

Contemplare il tuo corpo alla tua sola luce,
con la vicina musica che concerta gli uccelli,
le acque, il bosco, il palpito in catene
di questo mondo pieno che sento sulle labbra.

VICENTE ALEIXANDRE

Published in: on novembre 29, 2013 at 07:12  Comments (4)  

Ti ritrovo mamma

Mammina
così ti chiamo ancora
nei sogni in cui ti cerco
nelle stanze in cui più
non ti vedo
nei tanti momenti
in cui ti sento
e la carezza giunge al cuore
batte il tempo
impercettibile ai sensi
in dimensioni divine
oltrepassa cortine e barriere
in sospensione
nell’etere
là ti ritrovo mamma

Maristella Angeli

Published in: on novembre 29, 2013 at 07:09  Comments (19)  

Aurora

Le braccia
sembravano pilastri
livide di sole e colpi
sempre spremuta
da figli  parenti
padroni e non
eri un grappolo d’uva
caduto sulle foglie
sprizzavi vita
ma la contenevi nei
chicchi
poi un giorno
dicesti e sembravi
reginetta bambina
“signò
io me ne vado
per li colli
e non torno”
e risero le bocche
quelle aride
incuranti
di segreti
non avvezze al dolore
di fatica.
Tu, Aurora
non scendesti più.
 
Tutti hanno rimpianto
poi
la tua voce
di usignolo in gabbia
e sospiro irrequieto
contrabbandato per
sudore
mentre sollevavi
la gonnella
e l’avvolgevi ai fianchi
quasi in malizia.
 
Si sente ancora
là sulla collina
nei giorni d’uggia
umida  e beffarda
l’odor di mosto
che t’impregnava tutta.
 
Forse l’avrai consegnato
ad altri colli
donna di ieri, dell’oggi
e del domani

Tinti Baldini

Published in: on novembre 29, 2013 at 06:56  Comments (13)  

Ora la vita

Tiptap
 
Sono tutti pensieri senza coda
a ballare il tip-tap nel magma denso
del mio cervello
si affannano a varcare quel cancello
per rivestire un senso;
la frazione di un attimo – più penso
e più le belle immagini svaniscono
foglie d’autunno seccate dal vento.
 .
Eppure ci fu un tempo in cui bastava
fantasticare appesa ad una stella
era come se l’anima del mondo
potessi io plasmarla tra le dita
duttile e bella
come se da un bicchiere senza fondo
avidamente bevessi la vita.
 .
Ora ch’è sera se guardo la luna
tutt’al più immagino un uovo in padella.

Viviana Santandrea

Published in: on novembre 29, 2013 at 06:51  Comments (7)