Il desiderio più recondito

Stelle cuori

Sole che regali
il calore del giorno
illumina gli sguardi
che abbassandosi
non scorgono l’orizzonte.

Luna che riempi
i sogni degli uomini
regala fantasia
a chi restio
ha relegato l’anima
sbarrando la strada.

Stelle che costellate
il cielo illuminandolo
pulsate nei cuori
di chi vi osserva incredulo.

Maristella Angeli

Published in: on novembre 14, 2013 at 07:48  Comments (13)  

I cocci sono i nostri

Il cielo s’è schiarito all’improvviso
lasciando cocci sulla strada
e lunghe file di perdenti
che agitano fazzoletti.

Bastoncini sulla sabbia
coperti da lenzuola
abrasati dal vento
e polmoni tra i denti.

Cimiteri senza lapidi
s’alternano a fosse comuni
piene d’elefanti senza zanne
e rose scolpite dal vento del deserto.

Mi spendo in viuzze senza gerani
e persiane serrate in coro di vedove
tanto per ascoltare passi risuonanti
su selciati silenziosi.

Lorenzo Poggi

Published in: on novembre 14, 2013 at 07:23  Comments (5)  

Giuseppe

Cartoline
.
Sei la mia poesia
incompiuta
rimasta
nel taschino
della tua giacca
nel ventre della terra.
 
Eri l’albero spoglio
dove mi arrampicavo
e dai rami
coglievo caramelle.
 
Niente rimase di te
se non
il tuo odore
nelle stanze vuote
e le scarpe buone
chiuse nel comodino.
 
Imparai la vita
da sola
con il cuore stretto
in un guscio.
 
Sempre
ad ogni inverno
quando la tramontana
striscia sui vetri
e ulula nei campi
ritorno nella nostra casa.
 
Apro la scatola dei ricordi
e leggo le tue cartoline
con su scritto…
“un saluto dal tuo babbo.”
.
Graziella Cappelli
Published in: on novembre 14, 2013 at 07:10  Comments (25)  

Sfascio

 
Carceri traboccanti d’indiziati
magari di reati di routine
in attesa dei tempi senza fine
d’un processo per esser giudicati.
 .
Sì, sono i poveri diseredati.
Ma i grandi ladri fuggono le spine
della prigione immersi tra le trine
in sontuose ville domiciliati.
 .
Se non basta nemmeno il terzo grado
di condanna per esser carcerato,
come non pensare allo stato brado
 .
della giustizia? Non è insensato
dire che succede molto di rado
che il senso del diritto sia salvato.

Umberto Marinello

Published in: on novembre 14, 2013 at 07:03  Comments (5)  

Que reste-t-il de nos amours?

Ce soir le vent qui frappe á  ma porte
Me parle des amours mortes
Devant le feu qui s’ éteint
Ce soir c’est une chanson d’ automne
Dans la maison qui frissonne
Et je pense aux jours lointains

Que reste-t-il de nos amours
Que reste-t-il de ces beaux jours
Une photo, vieille photo
De ma jeunesse
Que reste-t-il des billets doux
Des mois d’ avril, des rendez-vous
Un souvenir qui me poursuit
Sans cesse

Bonheur fané, cheveux au vent
Baisers volés, rêves mouvants
Que reste-t-il de tout cela
Dites-le-moi

Un petit village, un vieux clocher
Un paysage si bien caché
Et dans un nuage le cher visage
De mon passé

Les mots les mots tendres qu’on murmure
Les caresses les plus pures
Les serments au fond des bois
Les fleurs qu’on retrouve dans un livre
Dont le parfum vous enivre
Se sont envolés pourquoi?

§

CHE COSA RESTA DEI NOSTRI AMORI?

Stasera il vento che bussa alla mia porta mi parla degli amori morti davanti al fuoco che si spegne. Stasera è una canzone d’autunno nella casa che rabbrividisce, e io penso ai giorni lontani. Che cosa resta dei nostri amori? Che cosa resta di quei bei giorni? Una foto, una vecchia foto della mia giovinezza. Che cosa resta dei dolci messaggi, dei mesi di Aprile, degli appuntamenti? Un ricordo che mi tormenta senza sosta. Felicità leggera, capelli al vento, baci rubati, sogni in crescendo: che cosa resta di tutto questo, ditemelo. Un piccolo villaggio, un vecchio campanile, un paesaggio nascosto; e in una nuvola un viso caro del mio passato. Le parole, le parole dolci che si sussurrano, le carezze più pure, i rami al fondo dei boschi, i fiori che si ritrovano in un libro, il cui profumo ancora inebria, se ne sono andati, perché?

CHARLES TRENET

Published in: on novembre 14, 2013 at 06:58  Comments (3)  

CASA MIA

I miei occhi accarezzano amorevolmente la sua pelle dalle sconfinate e magnifiche tonalità. Quante volte con lo sguardo ne ho esplorato i confini, di un azzurro indescrivibile, mentre l’alba ne immortalava le curve, delineate perfettamente dalla luminescenza delle nubi mesosferiche, splendide, cangianti: il colore di una pazienza senza tempo e infinita.
Osservo nel silenzio della mia postazione: so che il suo cuore pulsa invisibile, e scorgo la linfa vitale scorrere nelle infinite vene che attraversano le sue terre, alimentate e protette dalle nubi, che la ricoprono come il manto di una vergine vestale. Il suo respiro ha il ritmo calmo ed eterno delle maree, la grandezza delle onde oceaniche, la potenza dei venti che spazzano in un soffio le sabbie di cento deserti, le cime di mille montagne. Fra poche ore, tutto questo sara’ un ricordo. La mia astronave mi attende, per adesso quieta e buia, ma presto teatro dinamico e drammatico del mio rientro a terra. Tutto quel che ha un inizio, deve necessariamente finire: una meravigliosa fragilità che rende ogni esperienza unica, e per questo ancora più preziosa. Adesso, però, cerco ancora di riempirmi gli occhi, la mente e il cuore di colori, di sfumature, sensazioni. Perché restino con me, che ne possa testimoniare. Le terre emerse si confondono l’una nell’altra, i confini, arbitrari e immaginari, del tutto inesistenti da qui, mentre le osservo dalla Cupola. Osservo le terre degli uomini. Dalla Terra, guardando verso il cielo e le stelle, ne ho sempre sentito l’attrazione irresistibile, ho incoraggiato la mente a perdersi verso l’infinito e l’ignoto. E’ la nostra natura – il gene di Ulisse. Ma anche Ulisse, dopo tanto viaggiare, torna a Itaca: e a lungo sogna la sua isola. Se fossi nato tra gli spazi dell’impenetrabile nero interstellare, se avessi passato tutta la mia vita viaggiando lontano dal nostro mondo, osserverei con lo stesso sguardo ammirato che ho adesso le sue acque azzurre, i suoi continenti così variegati. Ogni alba e ogni tramonto mi regalerebbero lo stesso stupore atavico. E sognerei di sprofondare i piedi nelle sue sabbie calde, di sentire il gelido abbraccio delle sue nevi, e la carezza salmastra delle brezze che dal mare si spingono verso la terra. Mi chiederei cosa si prova a immergersi nelle sue acque, a scaldarsi al calore del suo sole. Ma sono fortunato: io sono nato lì. Quello è il mio pianeta. Quella è casa mia.

LUCA PARMITANO

Published in: on novembre 14, 2013 at 06:38  Comments (5)