Mi sono innamorata di una notte

E il giorno dopo già mi mancavi
Non eri più tu – già mi dimenticavi
Già tutto non era altro che un ricordo

Mi sono innamorata di una Notte
Che avrei voluto non finisse mai
Ma mi sono innamorata solo di una Notte
Che mi nutre ancora di paura di un’alba già finita

Nicole Marchesin

Published in: on novembre 29, 2013 at 07:42  Lascia un commento  

Quando contemplo il tuo corpo

CUANDO CONTEMPLO TU CUERPO

Cuando contemplo tu cuerpo extendido
como un río que nunca acaba de pasar,
como un claro espejo donde cantan las aves,
donde es un gozo sentir el día cómo amanece.

Cuando miro a tus ojos, profunda muerte o vida que me llama,
canción de un fondo que sólo sospecho;
cuando veo tu forma, tu frente serena,
piedra luciente en que mis besos destellan,
como esas rocas que reflejan un sol que nunca se hunde.

Cuando acerco mis labios a esa música incierta,
a ese rumor de los siempre juvenil,
del ardor de la tierra que canta entre lo verde,
cuerpo que húmedo siempre resbalaría
como un amor feliz que escapa y vuelve…

Siento el mundo rodar bajo mis pies,
rodar ligero con siempre capacidad de estrella,
con esa alegre generosidad del lucero
que ni siquiera pide un mar en que doblarse.

Todo es sorpresa. El mundo destellando
siente que un mar de pronto está desnudo, trémulo,
que es ese pecho enfebrecido y ávido
que sólo pide el brillo de Id luz.

La creación riela. La dicha sosegada
transcurre como un placer que nunca llega al colmo,
como esa rápida ascensión del amor
donde el viento se ciñe a las frentes más ciegas.

Mirar tu cuerpo sin más luz que la tuya,
que esa cercana música que concierta a las aves,
a las aguas, al bosque, a ese ligado latido
de este mundo absoluto que siento ahora en los labios.

§

Quando contemplo il tuo corpo disteso
come un fiume che non cessa mai di passare,
come un limpido specchio dove cantano uccelli,
e dà gioia sentire il giorno come albeggia.

Quando guardo i tuoi occhi, profonda morte o vita che mi chiama,
canzone da un profondo che sospetto;
o vedo la tua forma, la tua fronte serena,
pietra lucente ove i miei baci brillano,
come rocce che specchiano un sole che non cala.

Quando accosto il mio labbro a quell’incerta musica,
al rumore di quanto è sempre giovane,
dell’ardore terrestre che canta in mezzo al verde,
umido corpo in perpetuo trascorrere
come amore felice che va e torna…

Sotto di me sento il mondo girare,
girare lieve con virtù eterna di stella,
con generosità lieta di astro
che non chiede neppure un mare ove riflettersi.

Tutto è sorpresa. Il mondo scintillante
sente che un mare a un tratto è la tremulo, nudo,
che è quel petto avido, febbrile,
che chiede solo il brillio della luce.

La creazione fulge. Resa quieta la gioia
passa come un piacere che non tocca il suo colmo,
come fulminea ascensione d’amore
dove il vento circonda le fronti più cieche.

Contemplare il tuo corpo alla tua sola luce,
con la vicina musica che concerta gli uccelli,
le acque, il bosco, il palpito in catene
di questo mondo pieno che sento sulle labbra.

VICENTE ALEIXANDRE

Published in: on novembre 29, 2013 at 07:12  Comments (4)  

Ti ritrovo mamma

Mammina
così ti chiamo ancora
nei sogni in cui ti cerco
nelle stanze in cui più
non ti vedo
nei tanti momenti
in cui ti sento
e la carezza giunge al cuore
batte il tempo
impercettibile ai sensi
in dimensioni divine
oltrepassa cortine e barriere
in sospensione
nell’etere
là ti ritrovo mamma

Maristella Angeli

Published in: on novembre 29, 2013 at 07:09  Comments (19)  

Aurora

Le braccia
sembravano pilastri
livide di sole e colpi
sempre spremuta
da figli  parenti
padroni e non
eri un grappolo d’uva
caduto sulle foglie
sprizzavi vita
ma la contenevi nei
chicchi
poi un giorno
dicesti e sembravi
reginetta bambina
“signò
io me ne vado
per li colli
e non torno”
e risero le bocche
quelle aride
incuranti
di segreti
non avvezze al dolore
di fatica.
Tu, Aurora
non scendesti più.
 
Tutti hanno rimpianto
poi
la tua voce
di usignolo in gabbia
e sospiro irrequieto
contrabbandato per
sudore
mentre sollevavi
la gonnella
e l’avvolgevi ai fianchi
quasi in malizia.
 
Si sente ancora
là sulla collina
nei giorni d’uggia
umida  e beffarda
l’odor di mosto
che t’impregnava tutta.
 
Forse l’avrai consegnato
ad altri colli
donna di ieri, dell’oggi
e del domani

Tinti Baldini

Published in: on novembre 29, 2013 at 06:56  Comments (13)  

Ora la vita

Tiptap
 
Sono tutti pensieri senza coda
a ballare il tip-tap nel magma denso
del mio cervello
si affannano a varcare quel cancello
per rivestire un senso;
la frazione di un attimo – più penso
e più le belle immagini svaniscono
foglie d’autunno seccate dal vento.
 .
Eppure ci fu un tempo in cui bastava
fantasticare appesa ad una stella
era come se l’anima del mondo
potessi io plasmarla tra le dita
duttile e bella
come se da un bicchiere senza fondo
avidamente bevessi la vita.
 .
Ora ch’è sera se guardo la luna
tutt’al più immagino un uovo in padella.

Viviana Santandrea

Published in: on novembre 29, 2013 at 06:51  Comments (7)