Qualche parola sull’anima

L’anima la si ha ogni tanto, nessuno la ha di continuo, per sempre.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno, possono passare senza di lei.
A volte nidifica un pò più a lungo, sole in estasi e paura dell’infanzia,
a volte solo nello stupore dell’essere vecchi.
Di rado ci da’ una mano in occupazioni faticose,
come spostare mobili, portare valigie
o percorrere le strade con scarpe strette,
quando si compilano moduli, si trita la carne,
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni partecipa ad una,
ed anche a questo non necessariamente,
poichè preferisce il silenzio,
quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno, alla chetichella,
è schifiltosa,
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari, la disgusta,
gioia e tristezza non sono per lei due sentimenti diversi,
è  presente accanto a noi solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente e curiosi di tutto,
tra gli oggetti materiali le piacciono gli orologi a pendolo e gli specchi,
che lavorano con zelo anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che così come lei a noi,
anche noi siamo necessari a lei, per qualcosa.

WISŁAWA SZYMBORSKA

Published in: on dicembre 1, 2013 at 07:29  Comments (6)  

La condanna del consumismo

Quei gigli mi strangolano a guardarli.
Quel criceto gira e rigira nel vuoto
come l’uomo dall’anima cementificata.
Abbiamo fatto di tutto per tagliarci
le ali a morsi.
Non saprei come volare via
da questa condanna del consumismo.
Cercherò dentro me uno spazio da coltivare
per seminare qualcosa che possa crescere
lontano da quest’incubo.

Simone Magli

Published in: on dicembre 1, 2013 at 07:28  Comments (4)  

Rientro nella notte

 
Rientro nella notte
L’ orologio indica
Ventitrè e dieci
Né presto né tardi
L’ asfalto nero è deserto
Lungo le curve che seguo
I fari illuminano il verde
Di alberi a bordo strada
Alzo il volume
La voce giovane di Elisa
Mi prenda l’ anima
Cancelli l’ età e la stanchezza
L’ impotenza e la finitezza
Questo sentire i sogni già andati
Faccia silenzio
Alla voce dentro
Che dice che tutto è finito
Che non c’è scopo
Che nulla ha più senso
Nemmeno questo andare
Si faccia silenzio
Sul brusio dentro
Sul borbottio sconfitto
Che taccia che taccia
Make heaven make heaven
Heaven out of hell now
I dream dream dream

azzurrabianca

Published in: on dicembre 1, 2013 at 07:16  Comments (4)  

Palmi al cielo

 
 
Palmi al cielo.
Mi offro stamane agli stupri del vento.
Non ho che una bocca esausta
di sputare le stelle e gambe che seguono
la strada senza imboccare una via.
L’aria mi taglia la faccia.
Dimentico la metafora. Scaccio la semantica.
Piango una culla
che ospiti e mi dondoli
in lenzuola di tenerezza.
Metto il rossetto più rosso
per uccidere il bianco che mi sovrasta.
Ma potrò mai toccare la luna?
Sfiorare il midollo del mare?

Lady Rose

Published in: on dicembre 1, 2013 at 07:15  Comments (9)  

Lo STOP dei “Mille” AMEN

 
E’ una storia curiosa questa;
Il fumo domina da vette
encomiabili, inattaccabili:
tutto è senza tregua,
nero, tossico, corroborante
è carcinoma (non solo) alla vista:
ogni orizzonte brama
ad una appropriazione indebita
in assenza di verità popolare
… … …
tanto
sono in migliaia ad essere persi
nella disperazione
(STOP alla desolante pubblicità).
 
E’ storia di osservazione,
di un paese che nel dopoguerra
collezionava mattoni per un domani;
erano tutti dignitosamente poveri,
negli occhi avevano tragedie
da vivere e raccontare negli incubi
di ogni stagione:
sarebbe diventata essenza (e vigore)
quella bomba che non li punì
sotto una città che pioveva morte
(STOP alle lezioni di storia).
 
Oggi si racconta d’un giardino addormentato:
le notizie di chi  si affanna
è censura decorosa
ammuffita nell’indifferenza.
L’unica salvezza è la globalizzazione,
l’ apparato tecnico bancario:
manda in vacanza i nostri risparmi
in famosi villaggi turistici sbiaditi
che salterebbero in cenere al minimo
capriccio d’una natura infuriata.
 
E’ una storia d’Italia
di parole promesse
in non-eterne
cassaforte di salvifiche corruzioni:
senza spine e linfe architettoniche.
Nella storia dei millenni a venire
c’è solo il tanfo
di una Costituzione manomessa
anche nell’interpretazione
della sua estrema bellezza:
c’ha pensato la politica ciarlatana (italiana)
a rimare con la nostra profonda ignoranza
(e non esiste uno STOP
alla memoria collaborativa
-quale?-
Tutto procede nella normalità
APPLAUSI!) .
 
E’ una storia disperata questa,
dove impazza solo lo sbuffo
d’una candela stanca e inanimata.
Siamo lega(lizza)ti
ad un battente fumo nero
al fine di non produrre
esistenziali desideri
come una “banale” salute,
un “banale” lavoro retribuito,
una “banale” dignità a cui aggrapparci
in momenti di complessa emarginazione.
Esiste, oggi,
la parabola della allarmante
“ignoranza culturale”:
non sa sbranare con ampie bracciate
tutto questo demonio accartocciato
nella sua avida protezione.
Ma da una croce
arriverà il boato
d’un AMEN liberatorio
di persone cha sanno dare
lo STOP a questi APPLAUSI
globalizzati?
 
Riscrivere la storia
non è cambiare gli eventi.
Capire la storia
è viversi, raccontarsi
nelle esperienze senza alcun timore.
Cambiare la Storia
è lo STOP
d’un futuro già arrivato.

Glò

Published in: on dicembre 1, 2013 at 07:05  Comments (6)