CIAO MADIBA

Hai masticato scarafaggi dicendoti che non eri certo il primo, hai sopportato calci, pugni ed insulti, convincendoti che non facevano male, hai illuminato la notte della cella con i sogni di un mondo più giusto, hai modellato una palla di sterco chiamandola uomo, hai stretto nel pugno l’odio trasformandolo in amore. E’ col sorriso e a testa alta che si combatte la stupida violenza, è con la perseveranza che si coltiva la speranza. Ora dicono che fossi un eroe, invincibile e ribelle, la tua gente t’invoca e ti adora come un Dio, come quel Gesù che seppe perdonare i suoi aguzzini e che con quel perdono salvò l’umanità. Ma io so che eri soltanto un uomo, un uomo vero, che pretendeva di vivere libero insieme agli altri, un amico coraggioso e fidato, ed è così che ti porterò dentro di me.

Sandro Orlandi

Published in: on dicembre 7, 2013 at 15:51  Comments (14)  

Omaggio a Jiří Orten

Oh, occhi che guardano, perché non vedete oltre?
Con dolore da tempo avverto un pericolo.
Con timore vero, esprimo il mio patire.
Con veemenza esclamo, verità difendete.
Con forza grido non lasciatevi ingannare.
Con rabbia, scopro diritti umiliare Giustizia
e, arroganti invocare libertà.
Con amore con trepidazione vi parlo
non sentite quanti confondono Animi nobili?

Oh, occhi che guardano, perché non vedete oltre?
Vana ogni speranza al popolo, che nomina chi
emana Leggi per confondere la Ragione.
Vano il tutto se il Legislatore chiama il popolo
in piazza per giudicare i Giudici.

Oh, occhi che guardano, perché non vedete oltre?

Nulla sei, popolo sfinito che protesti assente
e ne vai fiero, così che agli altri non sembra vero.
Vano ogni ricordo se dimentichi, il Patto vergato
col sangue dei tuoi Padri.
Cosa resterà se straccerai anche questo sul volto
dei tuoi figli?
Hanno preparato giardini dorati per fuggire
al momento, quando i tuoi figli sul loro sangue
scriveranno un nuovo Patto
Mentre tu, popolo anch’io, ti rivolterai all’inferno
in eterno a domandarti coglione: Peercheee???

Oh, occhi che guardano, perché non vedete oltre?

Giampietro Calotti C.

Published in: on dicembre 7, 2013 at 07:45  Comments (8)  

E’ d’obbligo l’attenzione

 
giugno… -la data si ripete sempre-
ora vi racconto quanto vidi :
un cavolo grigio alla finestra
oscurava il cielo
l’aria profumava di cemento
cavalli barbuti
sparavano su chiome assopite
dai piedi sgorgava sangue
ma nulla era rosso
fra i prati correva
un lungo serpente bianco
era l’unico ed era loro
implacabili salivano
il passo divorava il verde a grandi morsi
dal ventre gonfio smisurato
mani d’acciaio s’allungavano
scavavano rompevano pietre
battevano le acque dei ruscelli
che bianche di paura
lasciavano i propri letti
i fiori piangevano profumi
e suonavano la chitarra
a bottiglie vuote
specchiandosi in carta stagnola.
il grande era lì ammirato
sommava il tetto con la bara e
recitava bene
così bravo così a posto così tutto fare
nascondeva il coltello
dietro la carta della politica locale
l’immagine è cruda:
parassitismo della razza padrona
ora lo sapete ma non basta

Giovanni De Simone

Published in: on dicembre 7, 2013 at 07:32  Comments (17)  

Che mondo!

 
Quand’ebbi emergiuto
da un mare di guano
avessi voluto
guardare lontano.
 .
Ma quel che vedetti
lasciommi basito
il senno perdetti
…e là tengo un dito.
 .
E torlo il vorrei
dalla posizzione
m’infiamma dei nei,
ma che situazzione!
 .
‘Sto mondo è malato,
vi dò ‘na lezzione,
son proprio incazzato,
rompiam la prigione!

Piero Colonna Romano

Published in: on dicembre 7, 2013 at 07:21  Comments (10)  

Se potessi nella tua testa viaggiare

 
Se potessi nella tua testa viaggiare
Mari in burrasca attraverserei senza paura
Per approdare in quello che davvero vuoi
E magari farmi felice.
Se potessi lavorare con le tue mani
Ponti che uniscono anime costruirei
Perché così lontani dall’infinito
Non si vive bene e tu lo sai.
Se potessi usare le tue parole
Non mentirei sul passato
Per credere al futuro
E nascondere le bugie del presente
Che non è come vuoi né come voglio.
Se potessi camminare sulle tue gambe
Ti convincerei a tenere il mio passo
E andare via da qui
Dove ogni giorno è all’anima un morso
Ed un bacio al nemico
A chi ci vuole così
Infelici per sempre.

Maria Attanasio

Published in: on dicembre 7, 2013 at 07:08  Comments (5)  

Di chi sono?

coniglietto1

Io sono dei piovaschi e delle siepi

e delle erbe chinate dalla pioggia

e della chiara canzone che non gorgheggia,

del desiderio che sta chiuso in lei.

Di chi sono?

Io sono di ogni piccola cosa smussata

che mai spigoli ha conosciuto,

dei piccoli animali che reclinano la testa,

sono della nuvola quando è straziata.

Di chi sono?

Io sono del timore che mi ha tenuto

con le sue trasparenti dita,

del coniglietto che in un giardino in penombra

esercita il suo fiuto.

Di chi sono?

Io sono dell’inverno ostile ai frutti

e della morte, se il tempo lo chieda,

io sono dell’amore, di cui sbaglio la porta,

al posto di una mela ai vermi lasciato in preda.

JIŘÍ ORTEN

Published in: on dicembre 7, 2013 at 06:59  Comments (3)