Un dì si venne a me Malinconia

Malinconia
 
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Un dì si venne a me Malinconia
e disse: “Io voglio un poco stare teco”;
e parve a me ch’ella menasse seco
Dolore e Ira per sua compagnia.
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E io le dissi: “Pàrtiti, va via”;
ed ella mi rispose come un greco:
e ragionando a grande agio meco,
guardai e vidi Amore, che venia
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vestito di novo d’un drappo nero,
e nel suo capo portava un cappello;
e certo lacrimava pur di vero.
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Ed eo li dissi: “Che hai, cattivello?”.
Ed el rispose: “Eo ho guai e pensero,
ché nostra donna mor, dolce fratello”.
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DANTE ALIGHIERI
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Published in: on dicembre 27, 2013 at 07:50  Comments (4)  

Vedo un cuore spezzato

vedo un sogno infranto
nessuna mano tesa
una voragine ingoia
una distesa di deserto
il piede vi affonda
cielo solcato da nubi
il mare turbolento
attraversa un gabbiano
un bianco casuale
nella nera tempesta…

Antonietta Ursitti

Published in: on dicembre 27, 2013 at 07:41  Comments (6)  

Viaggio notturno

Lo sferragliare del treno
m’accompagna questa notte
nel ricordo d’altri viaggi.
Viaggi per amore, viaggi per lavoro,
viaggi tra montagne e mari,
viaggi tra colline e pianure.
Ho sonno, ma non dormo.
Quest’è un viaggio speciale.
È il treno della mia vita
che corre sempre più forte
nel buio sempre più fitto
con destinazione ignota.
Il macchinista è il Caso.
Non si sa quando il treno
cesserà la sua oscura folle corsa
con stridio e scintille
davanti all’ultima stazione,
o forse, deragliando,
in un precipizio senza fondo.
È l’estremo viaggio,
popolato di ricordi;
barlumi e bagliori alle spalle,
ansie e inquietudini davanti
nella notte cieca senza fine.
C’è una Signora che m’attende
più nera della notte senza stelle,
vestita d’atro mantello,
nascosta dietro ogni istante
della mia vita,
invisibile padrona delle tenebre
e della fine dell’uomo.

Nino Silenzi

Published in: on dicembre 27, 2013 at 07:09  Comments (6)  

Sulle tracce d’un nudo di donna

Sulle tracce
 
Del disegno i tratti indifferenti
non saranno per i pensieri che
coltivo carezzando il tempo che rimane
infino a quando lo sguardo incontri
la tua nudità oltre il diaframma
di questa porta che ancora
per poco a me ti celerà
 .
So già che il viso tuo sarà solo
un perimetro colmo d’assenza
di umani  sentimenti
Spoglierò d’ogni traccia il volto tuo
che racconti sia pudore o
indifferenza noia  fatica o esaltazione
poichè il corpo che traccerò tra
poco su questo foglio narrerà
la Mia storia solamente
 .
Giovani spalle saranno genesi
per braccia esili poggiata l’una
mollemente sul fianco e l’altra
a reggere il capo reclinato
e assente d’espressione
 .
D’un seno traccio un profilo netto
dalla tenera nicchia dell’ascella
di sottile pelle trasparente
fino al centro del petto
come un gancio a cui appendere
la vita nascente e il desiderio maturo
L’altro graviterà un poco di lato
per rompere una simmetria che
oggi sento come disvalore
E poi le ellissi delle aureole che
da me saranno un poco accresciute
che pensare ambisco a donna
feconda e matura d’amore
 .
Armonici fianchi con vago ricordo
d’anfora e gambe tornite
discretamente dischiuse sicure
di loro straordinaria vitalità
 .
Il ventre morbido appena segnato
da ombre e velature con profonda
e sfumata  incisione del nodo vitale
che legato ci ha alla vita materna
 .
E poi il pube che oltre il sogno va
oltre l’immaginazione
la finzione la chimera
il pensiero recondito perché
è concretezza
realtà
verità
esplicita bellezza.

Carlo Baldi

Published in: on dicembre 27, 2013 at 06:52  Comments (7)  

Danubio blu

 
Sorgi e scendi sulle ali dell’acqua
come una rondine
dalla Foresta Nera al Mar Nero,
vivi e simile al mio sangue
corri, mentre s’accosta
nei tuoi rami la draga
la sento scorrere sotto…
 .
la duna fluviale
emerge tra gli specchi verdi
e il cormorano a te si raccomanda,
assorbono il salice e l’ olmo
il tratto profondo…
 .
sei tu, gran Danubio blu
nelle anse un dio, di castelli e città,
Vienna adagiata sul tuo corpo
si allarga per te, nel corridoio del suo valzer…
 .
Ora cavalchi paratìe furioso
ora in magra spaventosa
resti silenzioso nella gola di terra
e il sonno giunge dondolando
attende l’avventura
tra sponde e dighe di pietra
 .
o mio Danubio blu
che dalle arcate appari
ricco e selvaggio,
a braccia aperte t’allontani sempre più
nel percorso del tuo viaggio
ti contorci per unire i confini
poi raggiungi il grande faro
per essere libero nel sale.

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 27, 2013 at 06:50  Comments (5)