Er teatrino

Ma quante vòrte che me cià portato
mi’ padre ar Pincio a véde quer teatrino
de crete, pèzze, fili e fantasia…!

Restavo a bbocca operta ‘ntusiasmato
a stà a guardà e sentì ‘gni burattino;
ridevo e nun volevo annà più via.

Stàveno sempre a pìasse a bastonate
li burattini, e a queli malandrini
je dàveno ggiù…Càcchio! che sonate!…
E je piaceva a granni e regazzini.

Calava er siparietto, e in quer momento
te ce sentivi proprio assai contento
che er pupazzetto bbòno aveva vinto:
mo’ ce lo so perché: perché era finto!

E invece, mo’, er teatrino ce lo fanno
pupazzi tutti griggi, in carne e ossa….
che de continuo sbajeno ogni mòssa
e ad ogni sbajo noi pagamo er danno,
ed è tarmente pieno de magagne,
che si uno ride, è…solo pe nun piagne.

Armando Bettozzi

Published in: on febbraio 13, 2014 at 07:48  Comments (3)  

Inno a Nisyros (I)

I- LAGGIU’ NELLA BOCCA DEL VULCANO

Giù verso il fondo del cratere
pronto senza fatica e lestamente
alla fin del  tondo vaso giunto
così al cuor alla vista e mente
quali emozioni e sentimenti:
una bocca muta semispenta,
sacra vision  un tempo quando
di  fiamme vive fuoco ardente
di boati e gemiti nutrivasi sì che
alle ingenue antiche genti temuto
 richiam era  a divine mitologiche
 figure: ecco di Efesto il dio la fucina
 fumante ardente negra poi quello
 i Ciclopi  operosi chini  a lavorar
 metalli, così cantavano  ancor
cantano i versi  di cantor  sì noti e cari.
Nel silenzio della distesa ampia
di fine terra fatta cristallina bianco
bianco-cinereo il suo aspetto aspro
il sapor fumigante anco bruciante
per il nascente zolfo e suoi composti
ultima lenta a respirar fatica
rantolo agonizzante di quello
un tempo vivo e tonante fuoco
ecco tutto di colpo lì m’accolse:
storditi mi furon magicamente i sensi.
Così  estasiato  ilare degli affanni
dimentico del presente del tempo
quotidiano il pensier  ad altri tempi
corse, al ribollir del magma ardente
al crepitar di  fiamme rumor funesti
al timor della gente di allora alle ansie
loro al presagio forse di una cattiva sorte,
questo poi un tempo avvenne: spenta
sotto la cenere e sepolta  di Nisyros la vita,
caducità del tempo delle cose…

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on febbraio 13, 2014 at 07:38  Comments (8)  

C’è tempo

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C’è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C’è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d’estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l’ora muta delle fate.

C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz’ora sono qui arruffato
dentro una sala d’aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C’è un tempo d’aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.

IVANO FOSSATI

Published in: on febbraio 13, 2014 at 07:02  Comments (2)  

Liaison

Lascia che sia la neve oggi
a legare i minuti del pensiero.
Bisbigliano gioia nel silenzio
d’ovattata notte senza stelle
danzanti stille condensate
in vorticose emozioni
che empiono il nulla del vuoto
in un turbinio di fragile bellezza.

Elide Colombo

Published in: on febbraio 13, 2014 at 06:55  Comments (7)  

Cerco ancora

Cerco ancora il tuo profumo per strada
Chissà potrebbe capitare
E teste bianche come la tua
E schiene dritte e fiere
Passo veloce come chi
Ha sempre poco tempo
E tanto da fare.
Cerco il colore dei tuoi occhi
Nelle castagne in autunno
E nella voce della gente
Qualche tua parola
Ed in me la capacità che avevi tu
Di scegliere la frutta migliore.
Cerco te seduta al balcone che sfrutti la luce del giorno
Finché non muore per non consumare energia
Continuavi a lavorare su sciarpe e maglioni
Per il freddo e guarirci dai geloni.
Ancora incontro qualcuno di quel quartiere
Che mi chiede come sto sicuri che stia bene
Perché gli anni son passati per me volati
Tanto che li ho tutti dietro uno per uno
Sulle spalle, mi alitano sul collo
Mi sodano il corpo di notte.
Ma come dire come far capire
Che il tempo è un impostore sempre
Sia per amore che per dolore,
e non passa il dolore.
Fidatevi, non passa.

Maria Attanasio

Published in: on febbraio 13, 2014 at 06:51  Comments (5)