Per i miei silenzi

I miei silenzi
 
Hanno cent’anni

E… guardo indietro

Ci saranno altri occhi
per giocare a rincorrere
i pensieri nella nebbia

ma ho nascosto
il mio stupore ancora

per fare rumore con il fiato

Pierluigi Ciolini

Published in: on febbraio 14, 2014 at 07:48  Comments (6)  

Mi telefoni

 
Mi telefoni
e mi chiedi
          che fai, scrivi
          scrivi ancora
          scrivi sempre?
Avrei voluto
          Viverti accanto
           Sentire un abbraccio nel sonno
           Discutere di comprare oggi
           Forse i formaggi al caseificio
           O parlare dell’orto
           Degli alberi di noce
           Venire insieme a te
           Chinarmi sulla terra
           Farmi insegnare
           I segreti delle stagioni
           E delle piante
           Di come tutto è legato
           Di come tutto
           Scorre assieme
           Della grande unione
E invece tu
mi telefoni
e mi chiedi
           Che fai
           scrivi, dipingi?
           Interessante, interessante

azzurrabianca

Published in: on febbraio 14, 2014 at 07:44  Comments (8)  

Cocotte

I.

Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto…

II.

«Piccolino, che fai solo soletto?»
«Sto giocando al Diluvio Universale.»

Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d’un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò di tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.

Sempre ch’io viva rivedrò l’incanto
di quel suo volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!

«Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?»
«Sì… vedi la mia mamma e il mio Papà?»
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità…

«Una cocotte!…»
«Che vuol dire, mammina?»
«Vuol dire una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!»
Co-co-tte… La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d’ovo e di gallina…

Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l’Isole Felici…
Co-co-tte… le fate intese a malefici
con cibi e con bevande affatturate…
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!

III.

Un giorno – giorni dopo – mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
«O piccolino, non mi vuoi più bene!…»
«È vero che tu sei una cocotte?»
Perdutamente rise… E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.

IV.

Tra le gioie defunte e i disinganni,
dopo vent’anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso… Dove sei, cattiva
Signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?

Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l’ultimo amante disertò l’alcova…
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d’un bacio e d’un confetto,
dopo vent’anni, oggi ti ritrova

in sogno, e t’ama, in sogno, e dice: T’amo!
Da quel mattino dell’infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t’aspetta, o creatura!

Vieni! Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t’agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
come Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!

Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia…
Vieni! T’accoglierà l’anima sazia.
Fa ch’io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò; rifiorirà, nell’atto,
sulla tua bocca l’ultima tua grazia.

Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d’allora.
Il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.

GUIDO GOZZZANO

Published in: on febbraio 14, 2014 at 07:32  Comments (5)  

Ero lì, per caso

(omaggio a Franco Buffoni)

 
Sui colli di Bologna la mattina
quando il cielo è predisposto e
guardi verso oriente, verso il sole
appare l‘immenso di un sipario.
– Come un polittico che si apre,-
si schiude piano piano in attesa
di palpiti sorpresi e mai uguali.
 .
L’Artista porge il suo creato,
lieve avanza un dono di respiro,
inonda lo stupore nel presente
fino ad avvolgerti, smarrito.
Sei Lode al Suo cospetto grande
e si perde lo sguardo, alle fonti
del Bello che sorge da ogni Bene:
 .
 “Eppure, ci sono anch’io”.

Giampietro Calotti C.

Published in: on febbraio 14, 2014 at 07:17  Comments (5)  

Un giardino senza rose

Rose2

(a mio marito Renzo)

 
Un giardino senza rose
mi dicesti un giorno d’inverno
non può chiamarsi giardino
da allora ho cercato
semi color rubino
ad ogni angolo di mercato
li ho piantati, annaffiati, vezzeggiati
poi la primavera è venuta
mano di fata e piede di vento
ha sparso profumo antico
ha fatto posto ai petali
ha lisciato roseti in fiore
li ha visti seccare
oggi resiste una sola rosa…la nostra
stupenda rosa vermiglia
brucia ogni giorno
di sole acceso
vive nell’incanto della siepe
non ha tempo di morire
mano d’attento giardiniere
la cura in silenzio
senza posa.

Roberta Bagnoli

Published in: on febbraio 14, 2014 at 07:08  Comments (7)