Città

Perugia

Limpida mi appari nell’alba
sotto un’etrusca falce di luna,
aggrappata al colle
con unghie di rapace
e radici di muto cipresso.
Le tue pietre sono color di rimpianto,
un grigio e rosa saliscendi
che il sole sorgendo bacia d’invidia.
Si rincorrono le tua mura tra varchi e porte,
e salgono amare le antiche scale,
mèmori di corse, risa e sudati mattini.
Ad ogni svolta, ad ogni angolo
stupisci il pittore e il regista,
infinite tele mostri, e siparii,
sotto pergole e androni
furtivi abbracci regali agli amanti.
Nel più buio dei vicoli
fai trovare la luce accecante,
in tutti gli anfratti un giardino,
una speranza al prossimo bivio,
per ogni ascesa un traguardo.
Discrete si aprono con i loro silenzi
le tue cento superstiti chiese,
sentinelle di un passato perduto;
pare che veglino pigre
sul tuo inarrestato declino.
Mentre ascolto il vociare di esotici accenti
scorgo opachi fantasmi,
ombre silenti e frettolose
che calpestano il tuo selciato:
chissà se il tuo volto conoscono…
Io straniero ti vidi un giorno,
ed ora, pur carico di anni
come vuoti pacchetti scartati,
straniero non parto.
Aspetto ancora il tuo manto d’aprile,
verde promessa della dormiente stagione;
come la fortezza di Paolo tenace
sfido da solo il tuo inverno,
quando il tempo si accorcia
e simile a un martellante destino
indifferente soffia il feroce grecale.

Massimo Reggiani

Published in: on febbraio 19, 2014 at 07:14  Comments (13)  

Nasce un orizzonte

Tutta la vita
camminò al futuro,
per toccare quel sottile filo
dove il cielo diluisce con la terra.
“Ancora un passo:
è appena dopo il poggio…
stammi vicino.
Non t’ abbandonare”.
Mille volte vide
il punto di partenza,
e come inezia,
ripartì per mille volte.
E mille mani accolse,
e voci intese; mille i sorrisi
e l’anime sanate.
E quando al vespro,
groviglio di concetti era
la barba e la sua fronte
monte di sentieri,
il fiato decise di chiamarlo,
per ultimare quel suo vagabondare.
Alzò così lo sguardo e scorse
cielo e terra fusi; si volse indietro,
il tempo per scoprire, che
ora, era lui quel filo strano.
Donò i suoi passi
a chi stava per partire e allargò
le braccia, facendosi orizzonte.
Gridò il dolore all’uomo, da
in cima al colle, e si lasciò
inchiodare dall’amore.

Flavio Zago

Published in: on febbraio 19, 2014 at 07:05  Comments (4)  

Il gatto e la luna

THE CAT AND THE MOON

The cat went here and there
And the moon spun round like a top,
And the nearest kin of the moon,
The creeping cat, looked up.
Black Minnaloushe stared at the moon,
For, wander and wail as he would,
The pure cold light in the sky
Troubled his animal blood.
Minnaloushe runs in the grass
Lifting his delicate feet.
Do you dance, Minnaloushe, do you dance?
When two close kindred meet.
What better than call a dance?
Maybe the moon may learn,
Tired of that courtly fashion,
A new dance turn.
Minnaloushe creeps through the grass
From moonlit place to place,
The sacred moon overhead
Has taken a new phase.
Does Minnaloushe know that his pupils
Will pass from change to change,
And that from round to crescent,
From crescent to round they range?
Minnaloushe creeps through the grass
Alone, important and wise,
And lifts to the changing moon
His changing eyes.

§

Il gatto andava qua e là e la luna
girava in tondo come una trottola
e il più prossimo parente della luna,
il gatto strisciante, guardò su.

Il nero Minnaloushe fissava la luna,
ché, nel suo gemere e vagare,
la pura luce fredda su nel cielo
agitava il suo sangue d’animale.

Minnaloushe corre nell’erba
levando le zampe delicate.
Danzi, Minnaloushe, danzi?
Quando due parenti stretti s’incontrano,
cosa c’è di meglio che ballare?
Forse la luna può imparare,
stanca di quelle maniere regali,
un nuovo giro di danza.

Minnaloushe striscia nell’erba
da un luogo all’altro al chiaro di luna,
il sacro astro lassù
è entrato in una nuova fase.
Lo sa Minnaloushe che le sue pupille
andranno di mutamento in mutamento,
passando dal plenilunio alla falce,
dalla falce al plenilunio?

Minnaloushe striscia nell’erba
solo, compreso e guardingo,
e alza alla mutevole luna
i suoi occhi mutevoli.

WILLIAM BUTLER YEATS

Published in: on febbraio 19, 2014 at 07:02  Comments (2)  

Averti accanto

averti accanto non voglio. nè lo stesso cammino percorrere.
che tu m’insegua no di certo, che t’insegua io, tanto meno.
l’orizzonte dell’un l’altro vorrei che fossimo e non importa
se sia tu a volgere le spalle al passato, guardandomi e
al futuro, io.
se di fronte mi sta quel che per me più conta e voglio;
racchiuso in un abbraccio, intero, il mondo.

Anileda Xeka

Published in: on febbraio 19, 2014 at 07:01  Comments (3)  

Ed anche questo è amore

Ed anche questo è amore,
ma tu non lo capisci,
non hai mai colto i palpiti del cuore,
ma il mio sentiero incroci e ti soffermi,
le mie orme ricalchi,
mi segui, insegui e mi dileggi
ma nel mio cuore leggi,
sai che del male io non te ne ho fatto,
ho provato ad amar come sapevo,
forse quel troppo amore ti ha disfatto,
tutta solo per me io ti volevo,
nella lotta per la tua conquista
ho perso la ragione,
s’era spento il lume della vista.
Ora lasciami andare,
il recinto del cuore ormai s’è chiuso,
anzi tutto il cuore è ormai in disuso
e il corpo si avvia al disfacimento,
la mente è come un lago spento,
emana odore d’acqua putrefatta,
il nuovo amore più non gli interessa
e al vecchio ormai più non s’adatta.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 19, 2014 at 06:55  Comments (5)