Maestro Sandro

Trombone

Fior de trombone
Nun ce pensa’ amico mio
quello c’ha solo la presunzione
la panza c’ha piena d’arroganza
de fantasia è vuota la credenza.
Lascialo lì a mollo nella saccenza
ogni tanto come ‘na pera
spara ‘na sentenza
er tempo nun je difetta
così come disse er massimo poeta
del cul fece trombetta.
La poesia come tu la canti
ha momenti divertenti
c’è il gioco e la fantasia
si quello nun l’ha capita
la colpa non è nè tua nè mia.

Claudio Pompi

Questa poesia Claudio la dedicò una volta a Sandro Sermenghi su Poetare per consolarlo di una critica malevola da parte di un “vecchio trombone”. Chissà ora che spettacolo staranno facendo lassù quei due…!

Published in: on febbraio 21, 2014 at 07:46  Comments (3)  

San Valentino

 
Hai posato tre rose
rosse, sapientemente avvolte
da una nuvola bianca
un presagio nuziale.
 .
Ora abbracciami
non temere di chiedere amore,
nel profumo dei fiori
era implicita la tua domanda
col colore sanguigno
si suggella la nostra promessa
di una vita che pure sfumando
si rinnova.
 .
Queste ore d’insonnia
popolate dapprima di ombre
fan fiorire stagioni invitanti
quasi adolescenziali frenesie
e un “Carpe diem” tutto da inventare.

Viviana Santandrea

Published in: on febbraio 21, 2014 at 07:38  Comments (5)  

Strilli ariosi in sonettino

Mentre qui facciamo rima
Venticinque o poco meno
Rincorriamo quella cima
Che s’avanza con il treno:

Mentre il fabbro con la lima
Sgrossa il ferro in modo ameno
Ecco appar bella ed opima
Donna secca tutto seno:

“Vado su o vado là?”
“Poi per vivere tranquilli
lascierò la mia città?”

“Od in mano aguzzi spilli
Sgonfïerò disonestà?”
E alla fine… ariosi strilli!

Sandro Sermenghi

Published in: on febbraio 21, 2014 at 07:27  Comments (2)  

Io

Sono tutti gli alfa privativi
le parole che formano la negazione
con il prefisso “in”.
Sono un fiore che ha perso il suo profumo
una candela spenta
un discorso senza parole
una frase lasciata a metà.

Però sono,
esisto.

In attesa
di una magia improvvisa.

Sandra Greggio

Published in: on febbraio 21, 2014 at 07:21  Comments (11)  

Resta soprattutto

RESTA ACIMA DE TUDO

Resta, acima de tudo, essa capacidade de ternura
Essa intimidade perfeita como silêncio
Resta essa voz íntima pedindo perdão por tudo
– Perdoai-os! porque eles não têm culpa de ter nascido…

Resta esse antigo respeito pela noite, esse falar baixo
Essa mão que tateia antes de ter, esse medo
De ferir tocando, essa forte mão de homem
Cheia de mansidão para com tudo quanto existe.

Resta essa imobilidade, essa economia de gestos
Essa inércia cada vez maior diante do Infinito
Essa gagueira infantil de quem quer exprimir o inexprimível
Essa irredutível recusa à poesia não vivida.

Resta essa comunhão com os sons, esse sentimento
Da matéria em repouso, essa angústia da simultaneidade
Do tempo, essa lenta decomposição poética
Em busca de uma só vida, uma só morte, um só Vinicius.

Resta esse coração queimando como um círio
Numa catedral em ruínas, essa tristeza
Diante do cotidiano; ou essa súbita alegria
Ao ouvir passos na noite que se perdem sem história.

Resta essa vontade de chorar diante da beleza
Essa cólera em face da injustiça e o mal-entendido
Essa imensa piedade de si mesmo, essa imensa
Piedade de si mesmo e de sua força inútil.

Resta esse sentimento de infância subitamente desentranhado
De pequenos absurdos, essa capacidade
De rir à toa, esse ridículo desejo de ser útil
E essa coragem para comprometerse sem necessidade.

Resta essa distração, essa disponibilidade, essa vagueza
De quem sabe que tudo já foi como será no vir-a-ser
E ao mesmo tempo essa vontade de servir, essa
Contemporaneidade com o amanhã dos que não tiveram ontem nem hoje.

Resta essa faculdade incoercível de sonhar
De transfigurar a realidade, dentro dessa incapacidade
De aceitá-la tal como é, e essa visão
Ampla dos acontecimentos, e essa impressionante

E desnecessária presciência, e essa memória anterior
De mundos inexistentes, e esse heroísmo
Estático, e essa pequenina luz indecifrável
A que às vezes os poetas dão o nome de esperança.

Resta esse desejo de sentir-se igual a todos
De refletir-se em olhares sem curiosidade e sem memória
Resta essa pobreza intrínseca, essa vaidade
De não querer ser príncipe senão do seu reino.

Resta esse diálogo cotidiano com a morte, essa curiosidade
Pelo momento a vir, quando, apressada
Ela virá me entreabrir a porta como uma velha amante
Mas recuará em véus ao ver-me junto à bem-amada…

Resta esse constante esforço para caminhar dentro do labirinto
Esse eterno levantar-se depois de cada queda
Essa busca de equilíbrio no fio da navalha
Essa terrível coragem diante do grande medo, e esse medo
Infantil de ter pequenas coragens.

§

Resta, al sommo di tutto, questa capacità di tenerezza
Questa perfetta intimità con il silenzio
Resta questa voce intima che chiede perdono di tutto:
– Pietà! perché essi non hanno colpa d’esser nati…

Resta quest’antico rispetto per la notte, questo parlar fioco
Questa mano che tasta prima di stringere, questo timore
Di ferire toccando, questa forte mano d’uomo
Piena di dolcezza verso tutto ciò che esiste.

Resta quest’immobilità, questa economia di gesti
Quest’inerzia ogni volta maggiore di fronte all’infinito
Questa balbuzie infantile di chi vuol esprimere l’inesprimibile
Questa irriducibile ricusa della poesia non vissuta.

Resta questa comunione con i suoni, questo sentimento
Di materia in riposo, questa angustia della simultaneità
Del tempo, questa lenta decomposizione poetica
In cerca d’una sola vita, una sola morte, un solo Vinícius.

Resta questo cuore che brucia come un cero
In una cattedrale in rovina, questa tristezza
Davanti al quotidiano; o quest’improvvisa allegria
Di sentir passi nella notte che si perdono senza memoria…

Resta questa voglia di piangere davanti alla bellezza
Questa collera di fronte all’ingiustizia e all’equivoco
Questa immensa pena di se stesso, questa immensa
Pena di se stesso e della sua forza inutile.

Resta questo sentimento dell’infanzia sventrato
Di piccole assurdità, questa sciocca capacità
Di rider per niente, questo ridicolo desiderio d’esser utile
E questo coraggio di compromettersi senza necessità.

Resta questa distrazione, questa disponibilità, questa vaghezza
Di chi sa che tutto è già stato come è nel tornar ad essere
E allo stesso tempo questa volontà di servire, questa contemporaneità
Con il domani di quelli che non ebbero ieri né oggi.

Resta questa incoercibile facoltà di sognare
Di trasformare la realtà, dentro questa incapacità
Di non accettarla se non come è, e quest’ampia visione
Degli avvenimenti, e questa impressionante

E non necessaria prescienza, e questa memoria anteriore
Di mondi inesistenti, e questo eroismo
Statico, e questa piccolissima luce indecifrabile
Cui i poeti a volte danno il nome di speranza.

Resta questo desiderio di sentirsi uguale a tutti
Di riflettersi in sguardi senza curiosità e senza storia
Resta questa povertà intrinseca, questa vanità
Di non voler essere principe se non del proprio regno

Resta questo dialogo quotidiano con la morte, questa curiosità
Di fronte al momento a venire, quando, di fretta
Ella verrà a socchiudermi la porta come una vecchia amante
Senza sapere che è la mia ultima innamorata…

Resta questo sforzo costante di camminare dentro il labirinto
Questo eterno alzarsi dopo ogni caduta
Questa ricerca di equilibrio sul filo del rasoio
Questo terribile coraggio prima del grande timore e questo timore
Infantile di avere un piccolo coraggio.

MARCUS VINICIUS DE MORAES

Published in: on febbraio 21, 2014 at 06:55  Comments (2)