Non essere

 
 
Ho rinnegato
la parola
e giusta appare
ora la tua punizione
non darmi risposta
e nessun segno
e tanti domani
passeranno nel ricordo
a te più leggero
e nel rimpianto
a me più pesante
e già oggi
mi pare
di sprecare giornate
che altri
saprebbero meglio impiegare.
Forse non dovrei
semplicemente essere.

Gian Luca Sechi

Published in: on marzo 3, 2014 at 07:37  Comments (4)  

Fiore di luna

Di notte
quando la luna è un velo
che ricopre la stanza,
porto l’anima alle ginocchia
e le dono un fiore.
Così, come si fa con i valorosi
che han combattuto in trincea
e son caduti.

Lady Rose

Published in: on marzo 3, 2014 at 07:35  Comments (6)  

S’ode ancora il mare

Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.

SALVATORE QUASIMODO

Published in: on marzo 3, 2014 at 07:06  Comments (4)  

Aprir le menti

 
E seguito a nuotare in questi cieli
di poesia m’imbevo e mi sollazzo
e allietan le giornate rime lievi
e sprizzan, spruzzan, fanno dar di pazzo.
 .
Ma quando inciampo in metrica soltanto
che non profuma proprio del sentire
allora sì che m’intristisco tanto
e mando quelli a farsi benedire.
 .
Sicuramente un prete troveranno    
ch’assolverà peccati oltre ogni cosa,   
tappandosi gli orecchi per il danno.   
 .
Darà una penitenza dolorosa:  
far versi sciolti e rime, ma dovranno  
riempirli di profumo, come rosa.  
 .
Sì, troveranno grave questa cosa,
ma la speranza è ultima a morire,
e il meglio fors’è tutto da scoprire.
 .
Chissà che ispirazion dal cielo scenda
ed apra menti ed alme a questi tosti,
come a teatro s’apra quella tenda,
 .
mostrandoci i lor cuor fin’or nascosti.
Quel giorno allora sì che noi  godremo,
e in piedi tutti assiem li applaudiremo.

Piero Colonna Romano

Published in: on marzo 3, 2014 at 06:57  Comments (13)  

Inno a Nisyros (III)

III – UN GATTO GRIGIO E UNA LUCERTOLINA

Nella brezza marina della sera l’onda
calma fendeva la barca, svelta da Nisyros
scivolando via una allegra boema compagnia
Skoda làsky cantava il verso di un gabbiano
lì giunto sopra in volo il canto accompagnar
parea altri i pensieri miei le riflessioni mie.
Lontano portavan le carrube acerbe nella mano
da poco colte là vicino dal carrubo stanco amico
della casa bianca da tempo ormai abbandonata.
Occhi spenti di quella le finestre marcescenti
dal tarlo tormentato della porta il legno suo
non metallo la serratura  ma ruggine ferrigna
qual rintocco funereo che timore al cuore dava
sbatteva lì pendolo dando colpo sopra colpo
al consunto palo di chiusura un cancelletto,
qual sentinella disarmata ad un orto un tempo
fitta qui sterpaglia disseccate erbe qualche cardo
raro, dentato: lignei frammenti, parte dei suoi
denti, a terra sparsi non più ritti storti al tocco
tremolanti i pochi tre o quattro sol i rimanenti.
Un grigio gatto  furtivo solitario che tra  l’erbe
arse qual segno di non spenta vita passò veloce
e fuggì via e quel danzar poi leggiadro sui muri
tormentati dal giallo-verde color d’una lucertolina
che pur essa ratta ratta poi sparì entrando tra le crepe.
Nel luogo nel momento non segni di mera morte
lor solo e quel carrubo fisso senza movimenti
se non le foglie smunte da tempo per le latenti
spente cure a fatica mosse a toccar  più alto
il sovrastante cielo, solo secche carrube ai piedi
d’anima svuotate semimorti semi, non morte
ancor di vita vive davano segnale  quelle carrube
dal color acerbo poche che meste dai rami suoi
la residua linfa suggendo al tronco negavano
sostanza. Nisyros già lontana di Kos la spiaggia
più vicina cessato il boemo armonioso canto
quelle vite viventi la mente ancor portaron
a quel tentar voler filosofare sognante mio.
Di quel vecchio gatto grigio quali i suoi pensier?
Dove finita quella  lucertolina variopinta serpegiante?
Quali i legami e le  memorie loro forse un tempo
con chi  lì vi abitava lontano  poi  migrato penso
in cerca di  fortuna?  Si sarebbero un giorno
ignoto ritrovati  quale poi  la sorte qual il lor
futur destino? Pensieri in libertà pura sciolta
che allor vagava tanto fantasia e solo mia.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on marzo 3, 2014 at 06:51  Comments (7)