Dove le mimose si rinnovano

 
Sotto questo cielo
dove le mimose si rinnovano nell’infinito
sempre più luminosi, caldo sole
che a grappoli come uva accattivante gronda
anch’io ho bisogno di cieli diversi
di albe che m’invitano tenere
a sfogliare equilibri sani
di rivoltarmi, salire la corrente
scolpire quella roccia in me e incoronarla
di qualche rara stella alpina
non voglio avere paura di sognare
di aprire lo scrigno
dove è  nascosta l’ultima primavera
quella luce che mi riempie le rughe
che tinge le guance ancora
come tutte le donne che guerriere
affrontano  goccia dopo goccia
come ambra sul ciliegio sposo.

Rosy Giglio

Published in: on marzo 7, 2014 at 07:49  Comments (13)  

Fuori alla Certosa di Bologna

Oh caro a quelli che escon da le bianche e tacite case
de i morti il sole! Giunge come il bacio d’un dio:

bacio di luce che inonda la terra, mentre alto ed immenso
cantano le cicale l’inno di messidoro.

Il piano somiglia un mare superbo di fremiti e d’onde:
ville, città, castelli emergono com’isole.

Slanciansi lunghe tra ‘l verde polveroso e i pioppi le strade:
varcano i ponti snelli con fughe d’archi il fiume.

E tutto è fiamma ed azzurro. Da l’alpe là giù di Verona
guardano solitarie due nuvolette bianche.

Delia, a voi zefiro spira da’l colle pio de la Guardia
che incoronato scende da l’Apennino al piano,

v’agita il candido velo, e i ricci commuove scorrenti
giù con le nere anella per la superba fronte.

Mentre domate i ribelli, gentil, con la mano, chinando
gli occhi onde tante gioie promette in vano Amore,

udite (a voi de le Muse lo spirito in cuore favella),
udite giù sotterra ciò che dicono i morti.

Dormono a’ piè qui del colle gli avi umbri che ruppero primi
a suon di scuri i sacri tuoi silenzi, Apennino:

dormon gli etruschi discesi co ‘l lituo con l’ asta con fermi
gli occhi ne l’alto a’ verdi misterïosi clivi,

e i grandi celti rossastri correnti a lavarsi la strage
ne le fredde acque alpestri ch’ei salutavan Reno,

e l’alta stirpe di Roma, e il lungo–chiomato lombardo
ch’ultimo accampò sovra le rimboschite cime.

Dormon con gli ultimi nostri. Fiammeggia il meriggio su ‘l colle:
udite, o Delia, udite ciò che dicono i morti.

Dicono i morti — Beati, o voi passeggeri del colle
circonfusi da’ caldi raggi de l’aureo sole.

Fresche a voi mormoran l’acque pe ‘l florido clivo scendenti,
cantan gli uccelli al verde, cantan le foglie al vento.

A voi sorridono i fiori sempre nuovi sopra la terra:
a voi ridon le stelle, fiori eterni del cielo. —

Dicono i morti — Cogliete i fiori che passano anch’essi,
adorate le stelle che non passano mai.

Putridi squagliansi i serti d’intorno i nostri umidi teschi:
ponete rose a torno le chiome bionde e nere.

Freddo è qua giù: siamo soli. Oh amatevi al sole! Risplenda
su la vita che passa l’eternità d’amore.

GIOSUE’ CARDUCCI

Published in: on marzo 7, 2014 at 07:20  Comments (3)  

Nella sedia vuota

Sedia vuota2

Nel buio vedo la luce
nel grigio vedo il colore
nel nero vedo il bianco
nel bianco lo spettro solare
così il travaglio dell’uomo
che ricerca se stesso
nei meandri della vita
nei drammi quotidiani
nelle assenze e presenze
nella sedia vuota
di questo Natale

Maristella Angeli

Published in: on marzo 7, 2014 at 07:17  Comments (21)  

Indifferenza

Guitar
 
in un angolo polveroso
una mano silenziosa
stacca il gemito più passionale
da una chitarra dimenticata
tu non l’ascolti
 .
sull’ombra della sera
con un raggio di luna
scrivo
una poesia struggente d’amore
tu non la leggi
 .
allo zefiro del mattino
affido il dolce canto
di un usignolo innamorato
tu chiudi la finestra
 .
ho comprato uno zaffiro
uno zaffiro limpido e freddo
come una sera d’inverno
ma
non te lo dono
perché è simile al tuo cuore

Giovanni De Simone

Published in: on marzo 7, 2014 at 07:06  Comments (16)  

La tua mano

 
Un pensiero
nascosto dietro il tempo
ha aperto una voragine
che incombe
sulle rive della contingenza,
ma c’é un silenzio
accende una candela
quando l’onda che sbatte
ammutolisce,
la sua fiamma dilania il velo
Sei come il mare,
l’onda che accarezza
nella solitudine il silenzio
della sabbia affollata
di ombrelloni
dove il tempo
come un filtro ha cancellato
le interferenze,
ha lasciato solo la tua voce
il sorriso
la tua mano…
col brivido che sento
salire fino al cuore.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on marzo 7, 2014 at 06:54  Comments (6)