L’amore perduto

Legno tarlato

Di quell’amor cercai nel tempo
prima che tutto si cancellò
quell’ infinito che persi allora
mai più trovai nella mia ora

scioglie il mio cuor nel lievitare
di quel ricordo che vive ancora
di quei momenti così vicini
in cui eravamo sola persona

ma delle cose che son felici
il tempo piega le sue radici
e di quel tarlo che dentro rode
quel legno secca e si corrode

Il Passero

Published in: on marzo 12, 2014 at 07:48  Comments (14)  

Ricordando Guido Gozzano

 
Che ne è di voi un tempo antico in giorni ormai
lontani graziose care fanciulle mantovane allor
dal profumo avvolte da una oggi perduta giovinezza?
Mezzo secolo forse o forse molto più fuggito credo,
fuggito sì ‘l tempo m’ancor presente alla memoria.
Quel giorno, ricordo, sotto l’ombrellon azzurro-chiaro
d’una calda afosa amena spiaggia romagnola mi diceste
con allegro civettuolo far con te vorrem doman il sorgere
del sol nel primo mattin silente noi noi soli contemplare.
Venne ‘l mattin e ‘l sole là in fondo in mezz’al calmo mar
dava già segno del salir suo con raggi sfumati luminosi:
fresca l’aria era e la salmastra brezza dal profum dolce
amaro già alitava e tutto c’avvolgeva. Qual Atalanta nova
rapida ecco una, una corsa veloce all’istante spiccò qual volo
ancor ved’oggi quelle care dorate chiome sollevate al vento,
triste invece dell’altra parvemi sol uno spento tenero sorriso.
Qual’il perché di tale corsa allor non fu da me capito, la sorella
e me soli forse poi lasciar penso? Null’accadde noi rimasti soli,
silenzio vi fu silenzio solo, sguardi lontan e pur noi così vicini,
sguardi che ‘l sole nascente disturbava, sol silenzio nel muto
silenzio del mattin silente. Vinse sì una forte timidezza allora!
Quali dunque oggi domando allor nel momento i pensier nostri
gl’inespressi sentimenti o i desideri qual fosser e a noi ignoti?
Rosa sì non colsi, non capii l’amore? Finì così ‘l ricordo è questo:
tre ombre sole e lontan da un principiante sol dettate, sole
su la spiaggia e ferma ciascuna con i suoi fermi pensieri
che d’un gabbian ‘l verso …invan…invan… molesto disturbava.

Giuseppe Giancarlo Casarini

Published in: on marzo 12, 2014 at 07:40  Comments (7)  

Miracoli per vedenti e non credenti

arrivare ad un punto di svolta
sentirsi risucchiato
sempre più giù, in fondo
fino al basso ventre
ripartire da quel punto
trovare tua madre
che ti aspetta.
rivivere tutto questo sulla terra
e aggrapparsi
a quel legame indissolubile
immortale..
le madri non hanno uno
bensì due cuori:
(nel mio caso)
con il cuore destro venivo cullata
con l’altro ero ascoltata.
due cuori, un amore esagerato
assorbono sofferenza
stati d’animo contrastanti
gioia, dolore
felicità nell’infelicità.
per questo sono nata
per perdonare mari e fiumi
le acque che hanno separato la partenza
l’origine e il contatto.
oggi cara mamma, ribalto questo strappo
nella carezza che ti porgo
in ogni sguardo.

Michela Turchi

Published in: on marzo 12, 2014 at 07:36  Comments (7)  

Rigattieri

Rigattiere

Orologi di sfere in dicerie di ruggine
numeri color feltro
in calce voci di chicchere spaiate
giare cucite a fil di ferro
di verghiana memoria

ci si sposta nel tanfo delle cose
la spilla in filigrana del pavone
ha perso gli occhi
la teiera cinese chiccoriso
sul fornellino a spirito riposa

mi sento antica in versi, sarà mica
che il tempo ha patinato la mia voce?
È vero è sera
crepuscolo direi (se non fosse parola
assai usurata)
però mi dico, accade la giornata
e non si può chiamarla in altro modo
perciò se a notte mi ritrovo è notte
word suggerisce: tarda serata, buio
tenebre oscurità, perfino cecità
ma cosa importa
mi sveglio e scrivo la chincaglieria
delle mie insonnie.

Cristina Bove

Published in: on marzo 12, 2014 at 07:26  Comments (6)  

Sera di febbraio

FEBRUARABEND

Bläulich dämmert am Hügel hinab zum See
Matten Schimmers im Schmelzen der weiche Schnee,
In den Nebeln gestaltlos wie bleiche Träume
Schwimmen vielästige Kronen erstorbener Bäume.
Aber durchs Dorf, durch alle schlummernden Gassen
Wandelt der Nachtwind, schlendert lau und gelassen,
Rastet am Zaun und lässt in den dunklen Gärten
Und in den Träumen der Jugend Frühling werden.

§

Bluastro sul pendio del colle al lago di un bagliore
opaco è il crepuscolo di soffice neve che si scioglie,
nella nebbia labili come pallidi sogni
nuotano corone ramose di alberi morti.
Ma per il villaggio, per i vicoli immersi nel sonno
passa il vento notturno, tiepido, calmo e ozioso,
posa alla siepe e negli oscuri giardini risveglia
e nei sogni dei giovani la primavera.

HERMANN HESSE

Published in: on marzo 12, 2014 at 07:23  Comments (2)