I conti non tornano

Si è soli nella propria stanzetta,
questo è certo,
si è soli in una maglia sudata, nel dolore
nel fatto che ingoiare è un’impresa eccezionale.
Si è soli nel comprendere il capitolo morire.

È stato l’altro, ieri mi pare, è uscito il sole
dopo una settimana di pioggia
ed hai sorriso.
Sembravi Galileo e il telescopio
o Isaac Newton;
sembravi penetrare le leggi di natura
come un bambino un cesto di dolci.

E hai ringraziato
col tuo silenzio estetico e asciutto.
Hai ringraziato
ma dopo pochi istanti maledicevi il corpo
le ossa in carta pesta, la carne decaduta.
Maledicevi l’acqua ai polmoni
il sangue denso
fermato ai capillari dei piedi, alle caviglie.

Maledicevi il pane perché non sa di niente.

Massimo Botturi

Published in: on marzo 14, 2014 at 07:48  Comments (8)  

…e il fiume va…

… si muovono le cime
ondeggianti dei pioppi
con danza riflessa
d’ottusa inquietudine…
… scorre il fiume
gorgogliante di pene
verso il mare
mormorante
canti d’illusa
malinconia…
… più tristi si fanno le sere
i giorni più brevi
le notti di sogni premonitori
vestite m’invitano
all’ eterno banchetto…
… e il fiume va…

Nino Silenzi

Published in: on marzo 14, 2014 at 07:32  Comments (6)  

Corto

 
Mi sento
un gessetto
stretto
da dita immense
ed avverto il fastidio
che suscita
in esse
la mia polvere
e non posso
scegliere
il tema che scrivo
senza soste,
consumandomi
ad ogni parola
e con la certezza
d’essere gettato
prima d’iniziare
a capire.

Gian Luca Sechi

Published in: on marzo 14, 2014 at 07:30  Comments (8)  

Fratelli

 
Non farò caso
al colore della pelle
nè tu mi chiederai
chi sono
non indagherò sul
tuo passato
nè tu vorrai sapere
di me 
 
Saremo nati ora e
saremo
fratelli.
.
Eugenia
Published in: on marzo 14, 2014 at 07:14  Comments (7)  

Marzo

Marzo ventoso
mese adolescente,
marzo luminoso,
marzo impertinente,

marzo che fai tuoi giochi
con le nuvole in alto
e con l’ombre e le luci
dài mutevol risalto
alla terra stupita,

alla terra intorpidita,
mentre dal seno le strappi
e le primole e le rose,
e fresch’acque rigogliose
lieto fai rigorgogliare.

Ed il passero riscuoti
con la tua folle ventata
nella sua grondaia secca,
nella siepe denudata.

Spazzi i portici e le calli
e la nebbia nelle valli,
e la polvere degli avi
e i propositi dei savi

rompi e l’ombra delle chiese.
Ed il pavido borghese
che nell’ossa porta il gelo
dell’inverno trapassato
e col corpo imbarazzato
geme il reuma ed il torpore
che nel volto porta il velo
della noia ed il pallore
della diuturna morte,
si rinchiude frettoloso
si rinvoltola accidioso
e rincardina le porte.

Se lo scuoti e lo palesi,
marzo, giovine pazzia,
la sua trista nostalgia
sogna il sonno di sei mesi.

Ei ti teme, dolce frate
marzo, terrore giocoso,
ma tu passi vittorioso,
sbatti gli usci e le impannate
con le tue folli ventate,

e la densa polve sveli
nel tuo raggio popolato,
e sul legno affumicato
i vetusti ragnateli.

Poichè il termine al riposo
canti, marzo adolescente,
t’odia questa buona gente,
marzo luminoso.

Ma se t’odiano addormiti
nelle coltri riscaldate,
ed i passeri impauriti
nelle siepi denudate,

t’ama il falco su nell’aria
che più agile si libra
nella tua ventata varia,
e la sente in ogni fibra
lieta della tua procella,
chè per lei si fa più bella,
che per lei si fa più pura
ai suoi occhi la natura.

Marzo luminoso
mese adolescente,
marzo irriverente,
marzo ventoso.

CARLO RAIMONDO MICHELSTAEDTER

Published in: on marzo 14, 2014 at 06:52  Comments (3)