L’ultima parola

Come vapore è promessa di pioggia,
nebbiosi i pensieri
scrosceranno domani;

e saranno alluvioni,
dirompenti parole su gole bruciate,
tuoni squarcianti silenzi di seta.
Saranno tumide nubi,
salate d’oceani incombenti,
abissi nascosti rigonfi di verbi.

Non Arca, non biblica cima,
potranno salvare le menti stravolte
da fiumi ululanti.
E parole saranno la clava,
parole il sasso, la lancia,
il fucile. La bomba.

Conquisteranno le terre
d’uditi disposti,
subisseranno sordi nemici
e insegneranno l’immensa potenza,
sganciando sui tetti ignoranti,
la terminale Parola Atomica.   

Flavio Zago

Published in: on marzo 20, 2014 at 07:37  Comments (4)  

Cocci di bottiglia

I tuoi silenzi son cocci di bottiglia
il tuo parlare colpi di mitraglia
il cuor ferisce, l’udito mi spariglia
ma sei gramigna in mezzo alla sterpaglia.

Ti cerco, per te percorro tante miglia
mi manchi come all’asino la paglia
che vaga senza una meta e senza briglia
che a volte sta in silenzio ed altre raglia.

Ma il mio cercare è solo d’occasione
amore non ne provo dentro il petto
e s’è afflosciata anche la passione

che alimentava un dì tutto il mio affetto.
Oggi per te io provo compassione
per la tua vita ormai senza rispetto.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 20, 2014 at 07:35  Comments (5)  

Senza suono

Non cerco comprensione
né sillabari efficaci o
ampolle cariche di parole
traboccanti i moti dell’errore.
Come poter spiegare
quanto fuoco alita in una ferita?
Chiederesti tu al mare
quanto sale nell’acqua possiede?
Il silenzio è un campanile che suona
rintocchi inesprimibili.
Non ha voce la disperazione.
E’ appena un gorgoglio bianco
seduto ai margini degli occhi.

Lady Rose

Published in: on marzo 20, 2014 at 07:29  Comments (7)  

Claustrofobia

 
La Tua stanza mi isola nel mondo.
< clack >
gira la chiave l’incolpevole mano
ed io son fuori…
 .
Al repentino scatto
il mio cuore si scombina
perde il ritmo suo
e mordo l’aria a cercare
aereo psicofarmaco
che spenga la paura.
Sia l’angoscia di perderti
oppure
un tuo improbabile bisogno d’aiuto
che m’impedisca di soccorrerti
drammaticamente ti sento
come in un puzzle inconcluso
essere la tessera mancante
all’armonia negata per questa
eterna
frazione di secondo.
 .
< tiscongiurobabboliberamilemaninonresisto!>
<ancora un po’… ce la farai!>
 
< Ti perdono padre…
erano le tue paure da vincere
non le mie>

Carlo Baldi

Published in: on marzo 20, 2014 at 07:22  Comments (13)  

Il testamento di Tito


“Non avrai altro Dio all’infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall’est
dicevan che in fondo era uguale.

Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:

ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:

quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni

senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice non devi rubare
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:

ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede:

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:

guardate la fine di quel nazareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazareno
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:

ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:

nei letti degli altri già caldi d’amore
non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:

io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore”.

FABRIZIO DE ANDRÉ

Published in: on marzo 20, 2014 at 06:58  Comments (4)